Economia

Che cosa farà il governo su pensioni, lavoro e salario minimo. L’analisi di Cazzola

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salario minimo

L’analisi dell’editorialista Giuliano Cazzola

Il nuovo governo sta mandando qualche indicazione per come intende affrontare, nell’ambito di una manovra finanziaria condivisa con Bruxelles, alcuni temi importanti che in un passato più o meno recente sono stati al centro del dibattito politico. I propositi sembrano concilianti.

Il nuovo ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, che da presidente della Commissione Lavoro del Senato si stava occupando di parecchi dossier in materia, ha rilasciato delle dichiarazioni inattese per quanto riguarda il jobs act affermando che non ha una posizione faziosa e che nel blocco dei provvedimenti vi sono anche delle soluzioni adeguate. Certo, quando le viene richiesto un esempio, si limita a citare l’istituzione dell’Anpal, che, per quanto innovativa, dopo la bocciatura della riforma Boschi la si vede soltanto “dalla cintola in su”, perché le Regioni hanno conservato i loro poteri primari nel campo delle politiche attive del lavoro. Anzi, ad essere maligni viene da pensare che il giudizio lusinghiero sull’Agenzia derivi dalla circostanza che vi è preposto Mimmo Parisi, la persona che ha portato il Mississippi a scorrere lungo la penisola.

C’è quindi da ritenere che sul jobs act non vi siano ancora le idee chiare, ma siano finiti i tempi in cui gli esponenti del M5S accusavano di ogni nefandezza quel provvedimento che tanto caratterizzò la svolta innovativa in materia di lavoro. Nella stessa intervista in cui ha emesso un salvacondotto per il jobs act il nuovo ministro del Lavoro ha garantito che anche quota 100 arriverà alla scadenza, mentre vi saranno delle modifiche migliorativa per il reddito di cittadinanza e sarà portata a termine l’istituzione di un salario minimo.

Poche ore dopo, al suo esordio ad Helsinki, il ministro del Mef Roberto Gualtieri ha rilasciato sui medesimi argomenti dichiarazioni analoghe a quella della sua collega. In particolare per quanto riguarda quota 100 il ministro ha affermato che “resterà fino a scadenza”, anche se la misura legata al pensionamento anticipato non lo fa entusiasmare, perché “In un quadro di risorse scarse l’intervento sulle pensioni andava fatto in modo diverso; ma è sbagliato modificare costantemente le regole del gioco in materia previdenziale”.

Che quota 100 pensioni sia confermata nel 2020 sembra abbastanza sicuro (più che altro la discussione è su possibili nuovi paletti o restrizioni: basta vedere le numerose indiscrezioni sotto di queste ultime settimane). Ma il ministro dell’Economia Gualtieri è stato chiaro: almeno per la durata sperimentale triennale, il governo non è orientato ad modificarne l’impianto.

Appoggiano questa ipotesi anche alcune ricerche secondo le quali il pacchetto delle misure in tema di pensioni adottate dal governo giallo-verde avrebbe dato risultati bene inferiori alle attese, già nel 2019 (questa stima andrebbe meglio verificata nel caso dei dipendenti pubblici). Secondo la Fondazione Di Vittorio della Cgil ci sarà “un risparmio considerevole” rispetto alle risorse stanziate in legge di Bilancio; “nel triennio verranno risparmiati 9 miliardi e 615 milioni (2 mld 258 mln nel 2019; 3 mld 924 mln nel 2020; 3 mld e 432 mln nel 2021). Tale risparmio sarà dovuto a un coinvolgimento di solo il 35% della platea stimata dal precedente Governo, ossia 341.266 anziché 973mila.’’

Anche Itinerari previdenziali sostiene che nel 2020 potrà proseguire Quota 100 la quale, anche senza alcun intervento, prevederebbe già un risparmio nel triennio 2020-22, di circa 9 miliardi, anche perché l’80% dei potenziali richiedenti Quota 100, avendo il 60% della pensione calcolata con il sistema misto (contributivo dall’1/1/1996) con 62 anni di età, avranno un taglio permanente della pensione del 10%. Cioè, se da lavoratori guadagnavano 100, con la pensione normale otterrebbero circa il 70%, e con Quota 100 meno del 63%. Quindi, le domande – secondo Itinerari – non saranno più di 50mila nel 2020 e ancor meno nel 2021; del resto, dalle oltre 3.000 domande dei primi 3 mesi siamo oggi a meno di 350 richieste al giorno.

Come è agevole constatare le stime dei due autorevoli centri studi convergono. Il fatto è che per le pensioni erogate in regime di quota 100, la triennalità riguarda il periodo in cui può essere fatto valere il diritto, non la durata della prestazione che prosegue fino alla morte del de cuius (con la normale ricaduta sui superstiti). Secondo la RGS quota 100 e le altre misure del decreto n.4/2019 potrebbero costare 63 miliardi in totale tra il 2019 e il 2036. E lo scostamento nell’arco temporale 2019-2021 rispetto al livello di spesa precedente sarebbe pari a 0,50 punti di Pil ovvero 8,8 miliardi di euro all’anno. Una prospettiva assai diversa quella della RGS. Inoltre ci sono altri due aspetti che meritano un chiarimento.

Se è vero che quota 100 ha una durata triennale, i requisiti per il pensionamento anticipato previsti dalla riforma Fornero resteranno bloccati (42 anni e 10 mesi per gli uomini un anno in meno per le donne) rispetto all’adeguamento automatico all’attesa di vita, fino a tutto il 2026. Anche questa norma – che rappresenta un ‘importante uscita di sicurezza per i baby boomers (i quali sono in grado di accumulare un’anzianità lavorativa elevata ad un’età inferiore a quella standard – sarà riconfermata senza modifiche e fino al 2026? Non è rischioso per i conti pubblici?).

Per concludere, occorrerà tener presente che quota 100 e le altre misure somigliano ad un ponte lanciato verso il vuoto (come lo spezzone del Ponte Morandi dopo il crollo). Quando le norme derogatorie verranno a scadenza, ritorneranno in vigore quelle della Riforma Fornero. Questo per ora è tutto quanto passa il convento.

In pratica un ritorno al futuro.

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