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Cina

Leonardo e Fincantieri festeggeranno per le cineserie di Meloni e Tajani?

Il viaggio di Tajani a Pechino è tutto volto a rassicurare la Cina del fatto che l'uscita dalla Via della seta non significherà una rinuncia ai rapporti politici. Ma sul commercio la Farnesina sbuffa: troppo squilibrio negli scambi. Ecco i settori puntati dal governo Meloni per spingere l'export.

Leonardo e Fincantieri saranno alcune delle maggiori aziende italiane che festeggeranno per il nuovo corso dell’Italia con la Cina?

Stando all’inviato del Mattino (quotidiano del Gruppo Caltagirone che possiede anche Il Messaggero) in Cina, al seguito del ministro degli Esteri Antonio Tajani, dietro alla decisione del governo italiano di uscire dalla Nuova via della seta “ci sono ragioni aritmetiche, prima ancora che politiche”.

Politica, tuttavia, era la natura del memorandum d’intesa sulla Belt and Road Initiative, il nome ufficiale della cosiddetta Nuova via della seta, firmato nel 2019 dal governo Conte I che portò l’Italia – caso unico tra i paesi del G7 – all’interno del grande progetto infrastrutturale-geopolitico, prima ancora che economico-commerciale, di Pechino.

Il memorandum scadrà nel 2024 e si rinnoverà automaticamente, a meno che il governo di Giorgia Meloni non decida di abbandonarlo: abbandonarlo è esattamente quello che vorrebbe fare, benché non siano chiare le modalità.

A Pechino, Tajani ha voluto rassicurare il Partito comunista del fatto che l’uscita dalla Belt and Road Initiative non comporterà un taglio ai rapporti diplomatici e non rappresenterà un attacco alla Cina. Tanta premura si spiega con la volontà di non compromettere i rapporti politici e di conseguenza economici.

LA BILANCIA COMMERCIALE ITALIA-CINA FA SBUFFARE LA FARNESINA

L’articolo del Mattino riporta però che, “a sentire le feluche italiane”, cioè i funzionari della Farnesina, la bilancia degli scambi tra Italia e Cina “è troppo sbilanciata tra import ad export” a vantaggio di Pechino. Negli ultimi tre anni il deficit commerciale è peggiorato per l’Italia, passando da 19,4 miliardi di euro a circa 41 miliardi. Inoltre, i grandi paesi europei che non hanno aderito alla Nuova via della seta hanno volumi di esportazioni in Cina superiori a quelli italiani: nel 2022 l’export nostrano sul mercato cinese è valso 16,5 miliardi, mentre quello francese è ammontato a 23 miliardi e quello tedesco a 107 miliardi. È la riprova del fatto che il memorandum non rappresentava un accordo commerciale, ma politico.

Il governo Meloni, scrive il quotidiano, punta a una “maggiore reciprocità” nell’interscambio Roma-Pechino. Per accrescere le esportazioni, l’esecutivo andrà a stimolare alcuni settori fondamentali, come la moda (export per 80 miliardi sui 620 totali nel 2022), e in particolare il segmento del lusso.

L’AEROSPAZIO E GLI AFFARI CINESI DI LEONARDO

Poi c’è l’aerospazio: al G20 del 2022 a Bali era stato raggiunto un accordo per la vendita alla Cina di duecentocinquanta aerei di ATR, la joint venture paritaria tra l’italiana Leonardo e la francese Airbus, realizzati a Pomigliano d’Arco; si tratta di aerei modello 42-600 destinati al trasporto passeggeri (aviazione civile, dunque).

Come riportato da Start Magazine, Leonardo ha venduto oltre duecento elicotteri a diversi soggetti cinesi per funzioni di trasporto commerciale, soccorso e pubblica sicurezza. L’azienda – di cui il ministero dell’Economia possiede il 30 per cento – sta inoltre collaborando con la società aerospaziale cinese COMAC alla costruzione di aerei CR929 (un progetto originariamente sino-russo).

LA CANTIERISTICA E FINCANTIERI

Dopo l’aerospazio c’è la cantieristica. Nel 2020 Fincantieri – controllata da Cassa depositi e prestiti, dunque dal ministero dell’Economia – ha iniziato a collaborare alla costruzione della prima nave da crociera cinese per il mercato domestico. In associazione con il conglomerato China State Shipbuilding Corporation, si è occupata della fornitura in licenza della “piattaforma tecnologica e una serie di servizi tecnici, tra i quali attività di project management, gestione della catena di fornitura e vendita di sistemi e componenti fondamentali”. Inoltre Marine Interiors, controllata di Fincantieri, aveva ottenuto un contratto per la fornitura di 2800 cabine.

CHIP E FARMACEUTICA

Un altro comparto rilevante, considerata la sua centralità per l’industria, ma sensibile nel caso specifico delle tecnologie avanzate, è quello dei semiconduttori. L’azienda italo-francese STMicroelectronics – partecipata anch’essa dal ministero dell’Economia – ha annunciato a giugno un progetto con Sanan Optoelectronics per la formazione di una joint venture in Cina dedicata ai dispositivi al carburo di silicio per i veicoli elettrici, i sistemi energetici e gli impianti industriali. Il valore stimato della joint venture è di 3,2 miliardi di dollari.

La farmaceutica, infine, è stata protagonista di una forte crescita delle esportazioni in Cina – il 131 per cento in più su base annua, come segnala Il Mattino – dovuta al Paxlovid, un farmaco antivirale contro la COVID-19 prodotto allo stabilimento di Pfizer ad Ascoli Piceno.

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