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Aponte Spinelli

Genova, ecco affari e scazzi tra Aponte e Spinelli

Aldo Spinelli e Gianluigi Aponte sono stati soci, forse più per necessità, ma poi tra i due è finita malissimo (una telefonata agli atti lo dimostra) e hanno iniziato a contendersi Genova. Fatti e curiosità

 

Se la Liguria è la regione anagraficamente più anziana d’Italia (e dunque del mondo), non deve sorprendere che il suo principale motore, ovvero il porto di Genova, fosse conteso da due arzilli imprenditori di 84 e 83 anni: Aldo Spinelli (che in città s’è attirato le ire dei tifosi rossoblu dai tempi della sua presidenza del Genoa e della sfida contro l’Ajax per un litigio sui premi partita) oggi ai domiciliari per la maxi inchiesta che ha travolto anche il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, e Gianluigi Aponte, patron di Mediterranean Shipping Company (Msc), non indagato.

LA COMPETIZIONE TRA APONTE E SPINELLI SUL PORTO

Così come nella fantasia Paperopoli ha Paperon de Paperoni e Rockerduck, nella realtà Genova è contesa da Aponte e Spinelli. Finita l’era del Doge della Superba, resta comunque inalterato i poteri degli armatori. Scriveva Shipping Italy, testata specializzata sul trasporto marittimo, quando il numero 1 di Msc decise di acquistare il Secolo XIX da Gedi del Gruppo Exor Elkann: “Per dare l’idea del peso che Aponte ha in città il ridisegno del futuro Piano Regolatore Portuale del porto di Genova e Savona è stato mostrato e condiviso prima con lui che con la locale Confindustria”. Sulla vicenda del Secolo XIX si tornerà a breve.

Ma i due imprenditori non sono sempre stati rivali. Come già raccontato, Aponte e Spinelli per diverso tempo sono stati soci. Un percorso compiuto assieme, probabilmente più per necessità che per altro, e terminato nel peggiore dei modi, come dimostra una telefonata oggi agli atti nella quale Aponte urla al telefono: “Questo è ladrocinio… è veramente mafia… è uno schifo e tutta la sua organizzazione sotto di lei sono dei corrotti”. Invettive che Aponte indirizza all’ex presidente della autorità portuale Paolo Emilio Signorini essendo stato informato della volontà di estendere gli spazi nel porto in favore del rivale.

Scrive oggi MF: “La storia della rottura risale al 2021 sul rinnovo della concessione per la gestione dello scalo portuale Rinfuse, per la quale Spinelli aveva spinto l’autorità (di cui allora Signorini era a capo) a concedere una proroga trentennale. A fare gli interessi di Aponte è l’avvocato Alfonso Lavarello, che riferisce a Signorini di come l’amatore stesse iniziando a considerare Spinelli «poco credibile». Questo porta l’avvocato di Aponte a spingere con membri dell’autorità affinché la concessione venisse blindata con una clausola di destinazione, «finalizzata a consentire all’Adsp di revocare la concessione in caso di mutamenti nella destinazione d’uso del terminal»”.

“Aponte – si legge ancora – avrebbe avuto in mente di destinare l’area a stoccaggio containers. Questo portava, si legge sempre nell’ordinanza, i due «a concepire ed a portare a compimento un progetto di separazione tra i due gruppi imprenditoriali» che comprendeva anche la conseguente ripartizione delle aree portuali”.

“Meno di quattro mesi dopo la delibera, nel marzo 2022 – scrive sempre il quotidiano economico – Spinelli incontra Signorini in un bar genovese per parlare del desiderio di realizzare una «separazione consensuale». Al gruppo Msc sarebbero andati calata Giaccone e ponte Rubattino, così da consentirgli l’ampliamento del Terminal Bettolo, e all’impresa di Spinelli le aree di ponte San Giorgio e calata Concenter. La conseguenza sarebbe stata quella di portare «a morire» entro il 2026 Terminal Rinfuse per diventare Terminal Container.”

UNA LITE… SECOLARE

E poi c’è stata la questione che ha riguardato il Secolo XIX, il principale quotidiano ligure. Scrive la redazione genovese di Repubblica: “Non è un dettaglio insignificante a margine di questa vicenda giudiziaria, quanto accaduto a metà marzo. Si diffonde infatti la voce che Aldo Spinelli e Maurizio Rossi, editore di Primocanale, la televisione che è ormai considerata un house organ della Regione Liguria (il Pd l’ha definita tv coreana dopo che a metà aprile ha dedicato una lunga diretta alla cena di finanziamento di Toti con 600 invitati finanziatori), anche con l’intermediazione attiva di Toti avrebbero incontrato i vertici di Gedi (società editrice anche di questo giornale) per valutare il possibile acquisto del quotidiano Il Secolo XIX. La società editrice conferma l’incontro, gli altri protagonisti svicolano, mentre l’immancabile Cozzani, capo di gabinetto della Regione, esce con una nota della Lista Toti che non spiega ma che attacca le opposizioni che chiedono spiegazioni. Pochi giorni dopo diventa invece ufficiale l’interessamento al SecoloXIX del colosso dei trasporti e delle crociere Msc, il gruppo di Gianluigi Aponte, il socio di Spinelli”. La testata fondata da Eugenio Scalfari, oggi edita da Gedi-Exor-Elkann, chiosa: “In città c’è chi parla di un possibile patto fra i due…”.

TUTTI GLI SFOGHI DI APONTE CONTRO SPINELLI

E poi c’è la questione sull’area del Carbonile ex Enel, ben raccontata da Milano-Finanza: “Lo sfogo del patron di Msc arriva in una telefonata a Signorini e riguarda la decisione dell’autorità portuale di estendere gli spazi nel porto in favore del rivale Spinelli: “Qua vengo a sapere che praticamente la sua organizzazione ha deciso di dare ulteriori 14.000 mq a Spinelli”, si lamenta Aponte, “gliene ha già dati 30.000 e insomma se gli volete dare tutto il Porto di Genova, noi stiamo a guardare ma insomma, la cosa incomincia a diventare un po’ indecente”, continua Aponte, minacciando – scrive il gip – possibili azioni nei confronti dell’authority. “Ne ho abbastanza di queste ingiustizie e di questi intrallazzi genovesi che tendono a dare tutto a Spinelli”. E ancora: “Guai se date questo spazio a Spinelli, succede la fine del mondo”.

Per poi finire, appunto, con gli strali che Aponte indirizza all’ex presidente della autorità portuale Paolo Emilio Signorini riportati poco sopra: “Questo è un ladrocinio, è veramente mafia… è uno schifo, e tutta la sua organizzazione sotto di lei sono dei corrotti”.  Così il numero uno di uno dei più grandi gruppi navali al mondo -che pure s’era trovato a dover condividere un pezzo della propria strada imprenditoriale con Spinelli – precorreva quelle che oggi sono le medesime risultanze investigative della Procura di Genova.

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