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Generali, tutti i perché della mossa furbetta di Caltagirone (esce dal cda)

Generali Caltagirone

Caltagirone esce dal cda di Generali: fatti, rumors e strategie (furbette) del costruttore ed editore romano

 

Perché Caltagirone esce dal cda di Generali?

Fa l’irritato contro i vertici del gruppo Generali (di cui è stato per anni vicepresidente vicario e votato tutti i bilanci e i piani) perché così schiva le potenziali accuse di concerto al limite della legge e prepara meglio una lista per il cda con Del Vecchio e Crt alternativa a quella allestita da Mediobanca, primo socio di Generali.

Ecco i veri fini – seppure non dichiarati ufficialmente, oltre agli obiettivi immobiliari di cui si vocifera anche per Del Vecchio – dell’ultima mossa di Francesco Gaetano Caltagirone nel gruppo assicurativo alle prese con il prossimo rinnovo del board nell’assemblea dei soci del Leone: il costruttore ed editore romano ha circa l’8% del colosso triestino ora guidato dall’amministratore delegato Philippe Donnet.

Ma che cosa è successo e perché?

Caltagirone lascia la vice presidenza e il board della Generali dopo 12 anni ai vertici della compagnia assicurativa.

È una conseguenza architettata ma implicita nella strategia dei pattisti vista la rottura consumata da mesi nell’azionariato, con Caltagirone che ha stretto un patto di consultazione con Leonardo Del Vecchio e la Fondazione Crt, che vale oltre il 16% del capitale e contrasta i piani del primo azionista del Leone, ossia Mediobanca con il 17,2% dei diritti di voto.

«Questa decisione è stata motivata dal consigliere dimissionario» – riferisce la nota della compagnia diffusa nella tarda serata di giovedì 13 gennaio – «richiamando un quadro nel quale la sua persona sarebbe “palesemente osteggiata, impedita dal dare il proprio contributo critico e ad assicurare un controllo adeguato”».

Caltagirone mette sotto accusa le «modalità di lavoro» del board, in particolare per la presentazione e l’approvazione del piano strategico (che sarebbe stato consegnato ai consiglieri poche ore prima della discussione), per la procedura per la «lista del board» da parte del consiglio uscente; le «modalità di applicazione della normativa sulle informazioni privilegiate; l’informativa sui rapporti con i media e con i soci significativi, ancorché titolari di partecipazioni inferiori alle soglie di rilevanza».

Nella stessa nota del gruppo Generali c’è la netta replica del presidente del gruppo, Gabriele Galateri di Genola: «Esprimo vivo rammarico e sorpresa per la decisione assunta dal cav. Caltagirone. Le motivazioni addotte non possono che essere categoricamente respinte avendo la società sempre condotto la sua attività secondo criteri di assoluta trasparenza e rigorosa correttezza, anche relativamente ai lavori per la presentazione di una lista per il rinnovo del consiglio, di cui ha costantemente informato le autorità di vigilanza. Ai suddetti principi ci si è attenuti nei rapporti con tutti i consiglieri, senza eccezione alcuna e in ogni occasione».

In questi mesi il patto fra Del Vecchio, Caltagirone e la fondazione torinese Crt hanno sollevato più volte la questione di un loro mancato coinvolgimento nel percorso delle decisioni del consiglio.

La scelta di Caltagirone esprimerebbe quindi la volontà — ma anche la possibile strategia legale — di prendere le distanze dal consiglio, che a settembre ha deciso a maggioranza di presentare una lista per il rinnovo del board ricandidando per un terzo mandato l’amministratore delegato Philippe Donnet.

“Una decisione che in particolare Caltagirone ha contestato in vari modi, sia votando contro, sia presentando un esposto in Consob relativamente alla procedura seguita e alla possibilità stessa che il board uscente possa presentare una lista, dato che si tratta di una facoltà non regolata dalla legge”, chiosa il Corriere della Sera.

Anche sulla base delle osservazioni della Consob, l’uscita dal consiglio consentirà a Caltagirone di presentare la propria lista senza rischiare accuse di «concerto» con la lista del board, aggiunge il Corriere della Sera.

Il piano industriale presentato a dicembre dal ceo francese non è piaciuto ai pattisti, che – sussurrando malumori e piani fumosi ai giornali – hanno evidenziato come il titolo sia rimasto di fatto invariato.

L’obiettivo dei pattisti è arrivare a far crescere in dimensioni la compagnia triestina per avvicinarla alla stazza dei giganti europei Allianz, Axa e Zurich, ma c’è qualcuno a Trieste che non persegue questo obiettivo?

Nel frattempo i pattisti hanno in animo sia un nome per la presidenza – Enrico Cucchiani ma c’è chi bisbiglia che lo stesso Caltagirone ci faccia un pensiero per sé oltre che per l’ex ministro Paola Severino – sia nomi come capo azienda (qui nomi e indiscrezioni in un recente articolo di Startmag).

CHE COSA SI DICE IN BORSA DELLE PROVE GENERALI DI CALTAGIRONE CONTRO MEDIOBANCA

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