Economia

Fca-Renault, ecco sfide, rischi e dubbi (e che cosa si dice in Francia della Fiat)

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IMMATRICOLAZIONI auto

Dalle critiche di Autonews-Bloomberg alle domande del professor Berta, passando per i rilievi dei quotidiani francesi. Commenti e reazioni all’annunciata fusione tra Fca e Renault

Da quando Fca ha annunciato la possibile fusione paritaria con il gruppo Renault si sono scatenate ridde di ipotesi e dubbi sull’operazione, tra chi è contrario e chi la vede come un colpo da maestro, seppure analisti e banchieri d’affari plaudono all’operazione.

Fatto sta che se l’alleanza si concretizzerà il panorama del mercato automobilistico così come lo conosciamo oggi è destinato a cambiare radicalmente, anche se rimangono parecchi interrogativi come ha ben chiarito il professor Giuseppe Berta, storico dell’industria ed esperto di Fiat e Confindustria, in un commento per il quotidiano Il Messaggero.

BERTA: OCCHI PUNTATI SU ALLEATI GIAPPONESI, TRUMP E INVESTIMENTI FIAT

“Anzitutto, come reagiranno gli alleati giapponesi, Nissan e la controllata Mitsubishi, alla mossa di Parigi, che come sempre ha natura politico-istituzionale visto il peso dello Stato francese in Renault (15% del capitale)? E poi – ha scritto Berta – l’ingresso di Fca in squadra quale impatto sull’alleanza franco-nipponica? Infine, come la prenderà l’amministrazione Trump, sempre attenta ai destini dell’industria dell’auto Usa?”.

Non solo. Secondo Berta che conosce molto bene la storia della Fiat, si tratta di una “svolta cruciale” per l’Italia nella prospettiva di produzione auto: “Nell’ultimo anno si è molto parlato di una investimento di Fca nelle sue attività italiane di 5 miliardi: che ne sarà? E la Cinquecento elettrica che si dovrebbe realizzare a Torino resterà nei programmi aziendali? Quale diverrà la funzione dello stabilimento di Pomigliano d’Arco?”.

Domande che, come conclude l’ex editorialista del Sole 24 Ore, troveranno risposta solo se s concretizzerà l’operazione, tendendo comunque a mente “che dietro la Renault c’è lo Stato francese”.

LE DIMENSIONI CONTANO?

Anche all’estero ci si interroga sui motivi della proposta di Fca. Autonews ricorda il precedente di General Motors e Ford, entrambe in cattive acque, che nel 2008 furono vicine a un accordo, paragonandolo con quanto sta accadendo ora in Europa e chiedendosi: “Perché il presidente della Fiat John Elkann si assume un rischio così grande? A differenza delle loro controparti americane nel 2008, né Fiat né Renault stanno perdendo soldi o affrontando un collasso imminente. Ma entrambi si trovano di fronte a dolorosi sconvolgimenti industriali: le vendite di auto stanno rallentando, così come stanno aumentando i costi di sviluppo dei veicoli elettrici e il rispetto di obiettivi di emissione sempre più severi. La Fiat ritiene che la risposta sia quella di raggiungere dimensioni enormi e quindi di condividere l’onere finanziario per affrontare queste sfide. Ma sarà vero?”.

ILPOSIZIONAMENTO DEI DUE MARCHI FAVORISCE L’ALLEANZA

La risposta è presto data, secondo Autonews: “A causa delle sue limitate risorse finanziarie, Fiat è in ritardo nel settore dei veicoli elettrici, mentre Renault è un leader riconosciuto. Ma grazie ai marchi Jeep e Ram, Fiat ha un’attività molto redditizia nel settore dei camion e SUV negli Stati Uniti. Al contrario, le attività europee non sono molto redditizie, il che potrebbe spiegare perché ha scelto Renault come potenziale partner di fusione rispetto a Peugeot SA, le cui vendite sono più fortemente orientate verso l’Europa”.

Non solo: “Ci sono i risparmi sui costi e sugli investimenti, che secondo le stime di Fiat potrebbero ammontare a 5 miliardi di euro all’anno” anche se, chiarisce il magazine, “ci sono ragioni per essere scettici su questa cifra. Non sono previste chiusure di fabbriche, tipicamente uno dei modi più rapidi e dolorosi per ridurre le spese. I risparmi dovrebbero invece provenire da acquisti comuni, piattaforme di veicoli condivise e ricerca e sviluppo. Tenendo conto dei lunghi tempi di realizzazione delle sinergie, più i costi di integrazione, la cifra potrebbe valere solo circa 3,5 miliardi di euro per ciascuna parte”.

I RISCHI DELLA FUSIONE E DELLA POLITICA

Infine ci sono da calcolare i rischi legati agli aspetti più propriamente manageriali: “La fusione delle due società creerebbe un’enorme complessità e rischi di governance che l’ampia lista promessa di membri indipendenti del consiglio di amministrazione potrebbe faticare ad alleviare”. Inoltre “le fusioni tra eguali raramente funzionano, mentre in generale le fusioni e acquisizioni nel settore automobilistico, in particolare, hanno un track record negativo. L’acquisizione di Chrysler da parte della Fiat fu un successo, ma la precedente acquisizione di Chrysler da parte di Daimler fu un disastro”.

Infine c’è da considerare la politica che presenta anch’essa una grande sfida: “Aspettatevi che la Francia e gli interessi italiani combattano per ogni centesimo di spesa d’investimento. Se i tagli ai posti di lavoro diventano una necessità, le cose potrebbero diventare ancora più tese. Ma la politica spiega anche perché questo accordo è in discussione: demonizzando i veicoli diesel e allo stesso tempo riducendo le emissioni di carbonio, i governi hanno messo le case automobilistiche in un angolo. Come nel 2008, questo è ciò che accade quando un’industria diventa disperata”.

LE SPERANZE FRANCESI E LA POSSIBILE ENTRATA DELLO STATO ITALIANO

A chiarire speranze e dubbi transalpini contribuisce il quotidiano economico francese Le Tribune secondo cui l’alleanza tra le due case automobilistiche costituisce per Renault “un’opportunità di accrescere l’effetto dimensionale, al punto da soppiantare Nissan, che finora si è vantata di essere più grande del suo azionista principale e di chiedere un riequilibrio dell’Alleanza. Per il gruppo automobilistico francese, si tratta anche di un accesso al mercato americano, considerato estremamente chiuso, in quanto FCA è proprietaria di Chrysler, Dodge o RAM”. Mentre i dubbi sono legati innanzitutto all’aspetto politico perché prima di tutto lo Stato francese “dovrà accettare di non essere più l’azionista di maggioranza” mentre per quanto riguarda l’Italia, “il governo potrebbe avere una visione positiva di questo progetto” e non “ha escluso l’acquisizione di una partecipazione nella nuova entità”.

I DUBBI DEI TRANSALPINI: FIAT IL FIGLIO MALATO DELL’ INDUSTRIA DELL’AUTO

Le perplessità non sono da meno però secondo il quotidiano francese: “Il gruppo Fiat si trova in grandi difficoltà industriali e soffre di un’incredibile e invalidante rottura strategica. In un contesto di rallentamento dell’economia, il gruppo si trova in una posizione molto sfavorevole a causa dell’invecchiamento della sua gamma di prodotti e della cronica mancanza di investimenti in tecnologie. L’unico gioiello che Renault trova alla Fiat si chiama Jeep. Lo specialista del 4×4 è l’unico marchio con una gamma ben posizionata nei segmenti più dinamici. Tutti gli altri, da Fiat ad Alfa Romeo, Chrysler e persino Maserati, soffrono della mancanza di un piano di prodotto e della mancanza di posizionamento del marchio. Decine di miliardi di euro dovrebbero essere investiti per rilanciarli. Infine, la FCA si trova di fronte ad un grave rischio di competitività a causa del rapido sviluppo della Digital Factory o dell’industria digitale. Anche in questo caso, gli investimenti necessari sono considerevoli. In altre parole, FCA è noto per essere il figlio malato dell’industria automobilistica globale, e alcuni produttori hanno persino apprezzato l’idea di condividere i pezzi in caso di scomposizione. (…) Per Renault, la fusione con FCA può riflettere un’unica e medesima logica, quella che ha sempre prevalso nell’era Ghosn: l’effetto dimensione. La casa automobilistica francese è ossessionata dalle sinergie e, ovviamente, quelle ottenute (quasi 5 miliardi di euro all’anno) con Nissan non sono più sufficienti”.

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