Economia

Eni, Saipem, Leonardo-Finmeccanica. Tutte le scintille M5s-Tesoro su Cdp

di

cassa depositi e prestiti

C’è tensione fra Movimento 5 Stelle e Tesoro pure su Cdp? E’ quanto si mormora in ambienti della maggioranza di governo da giorni.

E su che cosa le impostazioni di Pentastellati e ministero dell’Economia divergono sul futuro della Cassa depositi e prestiti?

La risposta, a questa domanda, non è ancora chiara.

Certo, i piani dei 5 Stelle da un lato e alcune banche d’affari che dall’altro lato propongono operazioni e scenari su Cdp non mancano.

Così come qualche idea circola anche al Tesoro, più o meno suggerita dai banchieri d’affari.

Oggi il Corriere della Sera parla di un’ipotesi allo studio del governo: trasferire la partecipazione del Mef in Eni ed Enav a Cdp per raccogliere circa 3,6 miliardi di euro a beneficio delle casse dello Stato.

Una mossa che rientrerebbe in quel piano (differente rispetto a quello ribattezzato Capricorn che Matteo Renzi aveva delineato con l’apporto di Goldman Sachs per la Cdp all’epoca presieduta da Claudio Costamagna e guidata dall’ex ad, Fabio Gallia, come approfondito da Start Magazine) caldeggiato dai Pentastellati, come ribadito oggi da Stefano Buffagni, esponente di spicco del Movimento 5 Stelle vicinissimo a Luigi Di Maio e sottosegretario agli Affari regionali: “È necessaria una razionalizzazione delle partecipazioni – ha detto Buffagni al Sole 24 Ore – Ma sono i vertici di Cdp che seguono i dossier e decidono”.

Oltre a Eni e a Enav, a finire nel portafoglio della Cdp potrebbero essere Leonardo-Finmeccanica, di cui il ministero dell’Economia possiede il 30,2%, e Saipem (30,4% Eni e 13,5% Cdp Equity). Una controllata della Cassa, Cdp Equity, che nel tempo è diventata un contenitore eterogeneo di partecipazioni che abbracciano anche aziende farmaceutiche, hotel e strutture turistiche.

Un’espansione, realizzata in prima persona da Costamagna, che è stata stimmatizzata in maniera virulenta di recente dal Movimento 5 Stelle e approfondita giornalisticamente da Business Insider Italia con aspetti da potenziale conflitto di interessi per l’ex presidente di Cdp. Mentre i 5 Stelle hanno notizie di inghippi su conti e portafoglio della controllata Cdp Immobiliare. Si vedrà se e che cosa emergerà.

Nel riassetto allo studio del nuovo amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti, Fabrizio Palermo, da oggi anche direttore generale di Cdp, ci sarà di sicuro una sorta di cabina di regia sull’export basata su Sace e Simest con una maggiore diffusione sul territorio, come anticipato da Start Magazine.

Mentre si vocifera di prossime nomine sulla prima linea del top management. Oggi il cda ha nominato cfo Paolo Calcagnini, da anni in Cassa, finora alla pianificazione e al controllo. Calcagnini è considerato uno dei fedelissimi di Palermo, come scrisse in estate il Corriere Economia, oltre a Fabio Massoli (finanza), Luca Caviglia (amministrazione e bilancio) e Filippo Annibaldi (fisco).

Resta da vedere se gli impulsi politici, in particolare dei Pentastellati, e il nuovo corso di Cdp troveranno corrispondenza al ministero dell’Economia. Si mormora già, infatti, che l’interlocuzione politica con la struttura retta da Antonino Turicchi, direttore Finanza e privatizzazioni del Tesoro, e primaria interfaccia del Mef su Cdp e dintorni, non sia stata troppo fluida. Per usare un eufemismo.

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