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Come va l’economia della Cina?

Cina Zambia

L’economia della Cina è cresciuta del 4,9% nel terzo trimestre del 2021, meno di quanto previsto. Pesano la crisi energetica e il caso Evergrande. Tutti i numeri e le previsioni

 

Nel terzo trimestre del 2021 l’economia della Cina – la seconda più grande al mondo, dopo quella americana – è cresciuta del 4,9 per cento, più lentamente di quanto previsto.

COSA DICONO I DATI UFFICIALI

I dati ufficiali diffusi oggi dall’Istituto nazionale di statistica dicono che il prodotto interno lordo cinese è cresciuto del 4,9 per cento nello scorso trimestre luglio-settembre rispetto a un anno fa.

Gli esperti si aspettavano un dato più alto: del 5,2 per cento, stando agli economisti sentiti da Reuters; del 5 per cento, secondo un sondaggio del Nikkei.

I CONFRONTI

La crescita registrata nel periodo luglio-settembre 2021 è la più fiacca dal terzo trimestre dell’anno scorso, quando il PIL era cresciuto esattamente del 4,9 per cento.

Nel trimestre aprile-giugno di quest’anno il PIL cinese è cresciuto del 7,9 per cento. Nel primo trimestre il tasso di espansione era stato record: 18,3 per cento.

Su base trimestrale, nel periodo luglio-settembre il PIL cinese è cresciuto dello 0,2 per cento rispetto ad aprile-giugno (si stimava un +0,5 per cento). Nel secondo trimestre l’aumento, rispetto al precedente, era stato dell’1,3 per cento.

Il tasso di crescita dello 0,2 per cento dal secondo al terzo trimestre del 2021 è – come nota la società di consulenza britannica Capital Economics – il secondo più basso da quando la Cina ha iniziato a fornire questi dati, nel 2010.

I PROBLEMI

Reuters scrive che la ripresa economica cinese dalla crisi pandemica è stata “impressionante”, ma questo processo sta “perdendo il ritmo”. C’entrano i problemi all’attività industriale (per la carenza energetica e i prezzi alti delle materie prime) e il rallentamento del settore immobiliare (il caso più noto è quello del colosso indebitato Evergrande). Ma anche i volumi di acquisto non esaltanti da parte della popolazione: le vendite al dettaglio di beni di consumo sono cresciute del 4,4 per cento a settembre contro il 2,5 per cento ad agosto, ma restano comunque al di sotto dei livelli a due cifre visti fino allo scorso giugno.

Per tutti questi motivi, gli analisti ritengono probabile l’annuncio, nei prossimi mesi, di nuove misure di stimolo all’economia.

MENO PRODUZIONE, PIÙ INFLAZIONE?

L’aumento dei prezzi del carbone – il combustibile più utilizzato per la generazione di energia elettrica – sta danneggiando i profitti delle società elettriche. Le autorità, poi, stanno dando priorità all’alimentazione delle abitazioni e dei settori essenziali, riducendo così le forniture energetiche destinate alle industrie pesanti come quelle dell’acciaio e del cemento. Il risultato, scrive il Nikkei Asia, è stato meno produzione e più inflazione.

A settembre la produzione industriale è stata del 3,1 per cento, contro il 5,3 di agosto. L’indice Purchasing Managers sull’attività manifatturiera è calato al 49,6, scendo sotto il punteggio 50 per la prima volta dal febbraio 2020: può significare che l’economia è vicina alla recessione.

COME ANDRÀ L’ECONOMIA DELLA CINA?

Secondo le previsioni governative, nel 2021 l’economia cinese crescerà del 6 per cento. Il Fondo monetario internazionale parla di un 8 per cento; la Banca asiatica di sviluppo di un 8,1.

Nei primi nove mesi dell’anno l’economia cinese è cresciuta del 9,8 per cento, su trazione del commercio: sia le esportazioni che le importazioni sono aumentate di quasi il 23 per cento. Il settore dei servizi, grazie all’espansione dei servizi di tecnologie dell’informazione, è cresciuto del 19,3 per cento.

Il portavoce dell’Istituto nazionale di statistica ha dichiarato che la situazione di carenza energetica (dovuta principalmente alle forniture insufficienti di carbone) è temporanea e che il suo impatto sull’economia è “controllabile”. Dalla Banca centrale sono arrivate rassicurazioni sulla gestibilità di un eventuale effetto-contagio sul settore finanziario del fallimento di Evergrande perché l’esposizione delle banche e delle istituzioni simili nei confronti della società “non è grande”.

Ma il rallentamento del settore immobiliare (meno cantieri edili, ad esempio) non farà bene alle industrie del cemento e dell’acciaio, già alle prese con la crisi energetica.

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