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Ecco le banche che gioiscono per i paletti Agcm a Nexi-Sia

Nexi Sia

Quali sono le condizioni poste dall’Antitrust alla fusione Nexi-Sia che sono gradite agli istituti di credito. Tutte le banche che erano insidiate dal nuovo colosso in alcuni settori. L’articolo di Emanuela Rossi

 

Un via libera condizionato per evitare problemi concorrenziali nel mercato dei pagamenti digitali. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha dunque detto sì alla fusione per incorporazione di Sia in Nexi che diventa dunque il principale player del settore a livello nazionale. Un’operazione che riguarderà anche alcune banche italiane, competitor attuali e future delle due società.

Non a caso durante l’istruttoria, avviata il 3 settembre scorso, sono state richieste informazioni a diversi istituti di credito ossia Che Banca! S.p.A., Banca Sella S.p.A., BPER Banca S.p.A., ICCREA S.p.A., Crédite Agricole Italia S.p.A., Unicredit S.p.A., Intesa Sanpaolo S.p.A., BNL S.p.A., Banca Monte dei Paschi S.p.A. e Banco BPM S.p.A. oltre ovviamente alla Banca d’Italia. Inoltre, sono stati sentiti in audizione Bancomat S.p.A.18 e CBI S.c.p.a., altri operatori del settore dei pagamenti elettronici.

COS’HA DECISO L’ANTITRUST

Il disco verde arrivato venerdì pomeriggio – a mercati chiusi – da Piazza Verdi prevede, dicevamo, alcune condizioni dato che l’operazione di integrazione, come si legge in una nota diffusa dall’Antitrust, riguarda numerose attività nell’ambito dei pagamenti digitali, come i servizi di merchant acquiring, processing, emissione di carte di pagamento, compensazione al dettaglio dei pagamenti, trasmissione dei dati interbancari, nonché servizi per fornitura e manutenzione degli atm.

Un mercato, peraltro, “contraddistinto da una rapida evoluzione che ha favorito”; comunque – si rileva – la fusione Nexi-Sia “è idonea a produrre la costituzione o il rafforzamento della posizione dominante dell’entità post-merger nei mercati nazionali del processing delle carte del circuito Bancomat e dei servizi di clearing dei prodotti non-Sepa, sebbene l’evoluzione prevista per tali mercati indichi che questa situazione sia solo temporanea”.

Per questo l’Autorità presieduta da Roberto Rustichelli ha imposto alcune condizioni a tutela del mercato, tra cui la rinuncia all’esclusiva nei contratti con equensWorldline nel processing domestico e di clearing non-Sepa, un’offerta trasparente nell’attività di acquiring e issuing delle carte domestiche fin quando non sarà operativa la nuova piattaforma di Bancomat e alcuni vincoli alle attività di clearing non-Sepa.

La chiusura del procedimento non ha creato problemi a Nexi che ha preso “positivamente atto” della decisione e che ha fatto sapere di voler perfezionare il closing nel più breve tempo possibile.

I RISVOLTI DELL’OPERAZIONE SULLE BANCHE COMPETITOR

Leggendo il provvedimento è interessante notare quali siano gli istituti di credito che sono in qualche modo coinvolti nell’operazione e quali siano le valutazioni dell’Antitrust a riguardo che hanno portato al via libera.

Per quanto riguarda il mercato del wholesale merchant acquiring e della fornitura di POS e dei servizi correlati l’operazione porterà l’entità post-merger a detenere una quota a livello di Spazio Economico Europeo (SEE) pari, nel 2020, a una percentuale compresa fra 1 e 5% “a fronte  – si legge nel testo – della presenza di numerosi e qualificati concorrenti, attivi a livello sovranazionale, quali ad esempio Credit Mutuel ([20-25%]), BPCE ([5-10%]), Global Payments/TSYS ([5-10%]) ed Elavon ([1-5%])”. Pertanto, dicono da Piazza Verdi, “l’operazione non ridurrà gli operatori da 3 a 2 (ossia da SIA, Nexi e Worldline a entità post-merger e Worldline), essendo presenti numerosi e validi concorrenti”.

Stesso discorso per quanto riguarda il mercato del retail merchant acquiring e della fornitura di POS e dei servizi correlati, dove la quota congiunta di Nexi e Sia in Italia è pari a circa il 35-40%, prevalentemente nelle mani della prima società. “Anche considerando la quota di mercato di Nets (in via di integrazione in Nexi)”, nel mercato italiano inferiore all’1%, “il posizionamento post-merger resterebbe sostanzialmente inalterato”. L’Autorità segnala poi che a livello retail nel Paese sono presenti “numerosi e qualificati concorrenti, fra i quali, in particolare, Unicredit ([5-10%]), ICCREA ([5- 10%]), JP Morgan Chase ([1-5%]), Banca Sella ([1-5%]), Global Payments/TSYS ([1-5%]) e FIS/Worldpay([1-5%])”.

L’AGCM ricorda pure che – nell’ambito unico dei servizi di emissione delle carte di pagamento – lo scorso anno le quote di mercato sono state inferiori all’1% tanto per Nexi quanto per Sia considerando lo Spazio Economico Europeo; rimanendo invece nei confini nazionali le quote sono state pari, rispettivamente, all’1-5% per Nexi e sotto all’1% per Sia.

Anche dopo il merger, entrambe “continueranno a fronteggiare una significativa concorrenza sia in Italia sia nello Spazio Economico Europeo; tra i concorrenti si segnalano le banche” che in base ai dati forniti dalle parti in Italia “emettono circa il 90% di tutte le carte di pagamento, come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Iccrea, ING, Deutsche Bank, BNP Paribas, Banca Sella, nonché Poste Italiane, i Circuiti di pagamento, tra cui American Express e Diners Club, nonché gli Alternative Player tra cui Revolut e N26”.

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