Economia

Ecco l’assist della Bce per Deutsche Bank

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Deutsche Bank

La Bce ha ridotto il requisito sulla solidità di capitale di Deutsche Bank con effetti benefici per conti e patrimonio del gruppo creditizio tedesco. Tutti i dettagli

Deutsche Bank segna “solidi progressi” indicando per il 2019 un coefficiente Cet1 sopra il 13% e confermando l’obiettivo di mantenere sempre almeno al 12,5% per l’intero processo di trasformazione in corso. Inoltre l’istituto conferma i target di costi per il 2019, il 2020 e il 2022, rispettivamente a 21,5, 19,5 e 17 miliardi.

“Negli ultimi mesi abbiamo realizzato progressi significativi in ogni aspetto della nostra trasformazione strategica. Siamo in linea con il piano e addirittura in anticipo in alcune aree”, sottolinea il ceo, Christian Sewing.

Deutsche Bank ribadisce l’obiettivo di un Rote all’8% nel 2022 anche se il management riconosce che è diventato più ambizioso a causa di fattori esterni, in particolare per gli sviluppi sui tassi di interesse nell’area euro. La banca ha implementato una serie di misure per sostenere l’impatto della riduzione dei tassi di interesse, dicono da Berlino.

Merito anche dell’azione dell’Istituto centrale con sede a Francoforte. Infatti la Bce ha ridotto il requisito sulla solidità di capitale del gruppo di Francoforte portando il Cet 1 ratio dall’11,84% all’11,59% a partire dal primo gennaio 2020.

La decisione, spiega il gruppo tedesco che questa mattina si presenta alla comunità finanziaria nel suo primo investor day degli ultimi 4 anni, riconosce i progressi fatti dal 2016 a oggi e tiene conto dei risultati dello Srep 2019 (Supervisory Review and Evaluation Process).

Il taglio fa riferimento all’abbassamernto del Pillar 2 dal 2,75% al 2,5%. Ora, nella valutazione del secondo pilastro (Pillar II, P2G), la Bce usa come parametro di riferimento, per esempio, il risultato ottenuto dalla banca nello scenario avverso in relazione a un coefficiente patrimoniale del 5,5% oppure, per le banche di rilevanza sistemica mondiale (global systemically important banks, G-SIB, come è Deutsche Bank), in relazione a un coefficiente del 5,5% maggiorato del requisito della riserva di capitale per la banca.

Il risultato – ha sottolineato Mf/Milano Finanza – è ulteriormente corretto al rialzo o al ribasso per tenere conto di altri fattori, tra cui: il profilo di rischio specifico del singolo ente e la sua sensibilità agli scenari di stress, le variazioni intervenute nel profilo di rischio dopo la data di chiusura della prova di stress (31 dicembre 2017) e le misure adottate dalla banca per attenuare la sensibilità al rischio, quali le cessioni di attività.

La riduzione del Pillar 2 ha come conseguenza, per esempio, il calcolo del Maximum Distributable Amount (Mda), in base al quale si stabiliscono i limiti per lo stacco dei dividendi, la remunerazione variabile dei manager e l’emissione di debito subordinato di tipo AT1. Dopo l’annuncio del piano di ristrutturazione lo scorso luglio, sottoposto al via libera della Bce, il Cet 1 ratio del gruppo con sede a Francoforte era del 13,39% il 30 settembre scorso, ha aggiunto Mf.

Deutsche Bank nel frattempo continua a tagliare i costi e ha detto di essere sulla giusta strada per raggiungere gli obiettivi del piano, fra cui spese sotto la soglia di 21,5 miliardi di euro, che si ridurranno a meno di 17 miliardi nel 2022. Target che per gli analisti saranno complicati da raggiungere.

Deutsche Bank ha chiuso il terzo trimestre dell’anno con un rosso per 882 milioni di euro contro attese per 832 milioni da parte di Goldman Sachs. La voce delle perdite attribuibili agli azionisti si sono attestate invece a 942 milioni di euro, erano 130 milioni di utile nel 2018.

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