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Ecco i dividendi che staccheranno Intesa Sanpaolo, Unicredit e non solo

Bce

I primi report di banche d’affari ed analisti sui dividendi che distribuiranno le banche dopo il via libera che arriverà dalla Bce. L’articolo di Emanuela Rossi

 

Mese decisivo per lo stacco delle cedole a favore degli azionisti delle banche europee. Martedì 13 è atteso l’annuncio da parte della Bank of England mentre venerdì 23 sarà la Banca Centrale Europea a far sapere se potrà essere tolto il blocco sulla distribuzione dei dividendi, nato all’indomani dello scoppio dell’emergenza sanitaria per tenere più alti i coefficienti patrimoniali, che a quel punto dovrebbe avvenire nel terzo e nel quarto trimestre del 2021.

COS’ERA ACCADUTO SUL FRONTE DEI DIVIDENDI

Nell’ultimo anno Francoforte è intervenuta varie volte sulla questione. A luglio 2020 la Banca Centrale Europea aveva raccomandato agli istituti di credito dell’Ue di non staccare le cedole e di non effettuare acquisti di azioni proprie fino a gennaio 2021 a causa della crisi economica causata dalla pandemia. A dicembre, poi, è arrivata un’altra sospensione o comunque una limitazione entro certe soglie fino al 30 settembre 2021 anche per quanto riguarda i piani di buy-back. A marzo Andrea Enria, presidente del Consiglio di sorveglianza dell’Eurotower ed ex numero uno dell’Eba, ha fatto capire che – in assenza di sviluppi particolarmente negativi della situazione – si sarebbe potuto riprendere il pagamento dei dividendi. Proprio Enria il mese scorso, durante una conversazione virtuale Afme-Omfif sull’integrazione finanziaria, ha annunciato che il prossimo 23 luglio la Bce deciderà se rimuovere o meno il ban sui dividendi dopo il 30 settembre 2021.

COSA DICONO GLI ANALISTI

Milanofinanza.it riferisce che gli esperti di Citi si aspettano un total yield da cedola e riacquisto azionario per le banche europee nel 2021-2022 del 6% e dell’8% annuo con ritorni più alti in casa Nordea, Bbva e Intesa Sanpaolo. Inoltre il payout ratio degli istituti di credito del Vecchio Continente dovrebbe raggiungere il 55-60% che porterebbe a una distribuzione di 64 miliardi di dividendi nel 2021 e di 52 miliardi nel 2022.

CHE COSA FARANNO INTESA SANPAOLO E UNICREDIT SUI DIVIDENDI

Sullo sfondo, i risultati dello stress test dell’Eba su un campione di 50 banche che devono essere presentati il 30 luglio prossimo. Secondo gli analisti di Citi “le ipotesi macro sembrano più pessimistiche rispetto allo stress test precedente, ma forse appaiono più miti rispetto alle aspettative” e si attende il maggior calo del coefficiente di solidità patrimoniale – come emerso dall’ultimo scenario avverso dello stress test – per Deutsche Bank e Danske Bank. Se venisse applicato lo stress test del 2018 al coefficiente di solidità patrimoniale si avrebbero i risultati più alti in Europa da parte di Intesa Sanpaolo, Unicredit e Abn.

LE PREVISIONI SUI PROSSIMI DIVIDENDI DELLE BANCHE

Sempre gli americani di Citi ritengono che si potrebbe adoperare l’M&A in alternativa alla remunerazione degli azionisti grazie al capitale in eccesso delle banche visto che questa è la strada preferita dalle autorità di controllo. Di sicuro, dopo il 30 luglio se ne sarà di più in merito alla qualità degli asset ed è dunque possibile che si tornerà a parlare con maggiore insistenza di fusioni e acquisizioni, magari soprattutto dalle parti di Montepaschi Hsbc France, Ing France, Bbva Usa e Hsbc Us.

IL REPORT DI EQUITA SUI DIVIDENDI DELLE BANCHE

Secondo gli analisti di Equita Sim dalla rimozione del ban sui dividendi dovrebbe derivare un dividend yeld di tutto rispetto: di oltre il 6% per Intesa Sanpaolo, del 6,2% per Unicredit, dell’11,3% per Banca Farmafactoring, del 9,1% per Banca Mediolanum, del 7,5% per Banca Generali. Per altri analisti, invece, Mediobanca a novembre dovrebbe pagare il 6% di dividend yield, Banca Ifis 1,10 euro (per un ritorno dell’8%) e Banca Sistema 0,173 euro per azione, ai prezzi attuali equivalente all’8%.

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