Economia

Ecco gli investimenti miliardari con cui Tencent fa incursione in Usa e Europa

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Tencent

In Cina è nota per i giochi online e l’applicazione di messaggistica WeChat, ma il colosso di Internet, Tencent, è molto più che una social media company. Bhavtosh Vajpayee, analista di Sanford Bernstein, l’ha definita “la SoftBank cinese”, paragonandola al colosso giapponese delle Tlc che ha creato il più grande fondo di investimento privato (Vision Fund, dotazione di quasi 93 miliardi di dollari) e si prepara a crearne un secondo. La cinese Tencent non ha questi numeri, ma sta spendendo diversi miliardi di dollari per finanziare aziende in patria e all’estero, Europa compresa. Il suo nome ci diventerà molto più familiare.

Come investono (diversamente) giapponesi e cinesi

Fortemente voluto e avviato dal Ceo Masayoshi Son, il veicolo finanziario di SoftBank Vision Fund conta tra i suoi co-investitori aziende come Apple e Foxconn e i fondi sovrani di Arabia Saudita e Abu Dhabi e ha già investito 29,7 miliardi in 24 aziende, si legge nell’ultimo report finanziario del gruppo giapponese. Si va da Uber e Didi (servizi di ride hailing o “taxi privati”), a WeWork (rete globale di spazi di co-working) alle aziende dei chip Arm e Nvidia: un’espansione che supera i confini dell’attività principale nelle telecomunicazioni. Tencent, il cui ramo di attività principale è rappresentano dalle vendite digitali di contenuti e giochi, tende a finanziare business adiacenti. Non ci sono dati esatti perché Tencent partecipa a round di finanziamento in cui viene svelata solo la cifra complessiva investita, ma, secondo le società di ricerca Hurun e GlobeData, Tencent e i suoi affiliati hanno speso l’equivalente di 6 miliardi di dollari nel 2017 in investimenti all’estero. L’analista Vajpayee di Bernstein calcola che Tencent ha sborsato probabilmente 30 miliardi di dollari tra il 2015 e il 2017.

Da Spotify a Tesla, ecco dove spende Tencent

Quartz offre l’elenco delle varie operazioni: tra il 2016 e il 2017 Tencent si è comprata il 12% di Snap, il 7,5% di Spotify e il 5% di Tesla (valore stimato di 2,4 miliardi di dollari). Nel 2017 Tencent ha inoltre partecipato a una serie di round di investimento: 9,3 miliardi di dollari in Uber (cifra dell’investimento totale, includendo Tencent e altri), 1,2 miliardi di dollari in Go-Jek (ride hailing e pagamenti digitali, Indonesia), oltre 1 miliardo di dollari in Nio (costruttore cinese di auto elettriche), 820 milioni di dollari in Ubtech (robotica), 1,4 miliardi di dollari in Flipkart (colosso idiano dell’e-commerce, appena acquisito dall’americana Walmart), 5,4 miliardi di dollari in Wanda Wanda Commercial Properties (investimenti immobiliari, Cina), 51 milioni di dollari in Wattpad (società canadese, è una app per condividere storie).

Alla conquista dell’Europa

Quest’anno Tencent ha già partecipato a 43 operazioni di investimento, secondo i dati di Sanford Bernstein e Crunchbase (nel 2017 erano stati in totale 72 e nel 2016 in tutto 50); ad oggi, ha già superato SoftBank e la connazionale e arci-rivale Alibaba per numero di accordi. Da rilevare quest’anno una significativa “incursione” di Tencent in Europa: il gruppo cinese ha firmato a Londra un Memorandum of understanding con il dipartimento del Commercio internazionale del Regno Unito. Per ora Tencent collaborerà con l’industria culturale britannica, concentrandosi in particolare sui settori del cinema, dei videogame e della moda, ma l’intesa copre in generale progetti digitali, culturali e creativi con la BBC, British Fashion Council, Visit Britain (l’ente che promuove il turismo verso la Gran Bretagna) e l’editore Springer Nature che pubblica tra l’altro Nature e Scientific American. L’idea è di cercare accordi simili con altri paesi europei: il Senior executive vice president di Tencent, Seng Yee Lau, ha dichiato che l’accordo commerciale col governo britannico offre a Tencent una “rampa di lancio” verso l’Europa; si comincia con le alleanze nell’industria creativa ma si potrebbe aprire ulteriori opportunità sia commerciali che di investimento. Finora la maggiore operazione finanziaria del gruppo cinese in Europa è stata, nel 2016, l’acquisizione del controllo del sito finlandese per i mobile games Supercell per 8,6 miliardi di dollari.

Gli assegni di Pony Ma

Già a inizio anno il Financial Times notava la potenza di fuoco dei tre maxi-investitori dell’Asia Alibaba, Tencent e SoftBank, colossi talmente ben forniti di denaro da poter “investire decine di miliardi di dollari come e quando vogliono. La capacità di staccare maxi-assegni che sbaragliano ogni altro investitore significa che possono decretare vincitori e vinti nelle industrie emergenti della loro regione”, commentava il FT. “E mentre gli investitori tradizionali sono concentrati principalmente sui ritorni economici, in molti casi i tre investitori asiatici hanno fini diversi che vanno dagli obiettivi aziendali strategici alla guerra contro un rivale”.

La giapponese SoftBank resta il maggiore dei tre big, con 217 miliardi di dollari gestiti, ma le cinesi Tencent e Alibaba hanno un peso enorme sul mercato nazionale: negli Usa i grandi gruppi tecnologici rappresentano meno del 5% dell’intero flusso di venture capital sul mercato americano, mentre in Cina Alibaba e Tencent coprono tra il 40 e il 50% del totale, stima McKinsey; negli Usa, nota la società di analisi, la maggior parte delle operazioni fa capo al private equity o ad altri investitori tradizionali. Inoltre, Alibaba e Tencent conducono i loro investimenti in modalità molteplici: con soldi in bilancio, con sussidiarie che si occupano di operazioni finanziarie oppure con denaro personale. E’ il caso del fondatore di Tencent, Pony Ma, che a volte stacca un assegno dal suo libretto personale: secondo McKinsey, Pony Ma ha 60 miliardi di dollari di fondi propri gestiti, separati dal bilancio di Tencent.

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