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Perché Uber vende le sue attività nel sud-est asiatico?

di

Grag

Fatti, numeri ed indiscrezioni sull’accordo tra Uber e Grab per il mercato del sud-est asiatico. L’articolo di Giusy Caretto 

Uber Technologies Inc si allea per non morire. Meglio, vende le sue attività nel sud-est asiatico al più grande rivale locale Grab. Si tratta ancora di indiscrezioni, ma secondo alcune fonti di Reuters, a breve potrebbe essere annunciato l’accordo.

Questo rappresenterebbe la seconda resa della compagnia nel continente asiatico. Già in passato, dopo una lotta durata mesi, Uber issò bandiera bianca, annunciando un accordo per la fusione con la concorrente Didi Chuxing. Ma andiamo per gradi.

L’ACCORDO UBER-GRAB

Partiamo con il dire che in realtà, Uber non abbandona il Sud Est asiatico completamente, seppur la vendita delel sue attività a Grab non può passare inosservata. Secondo gli accordi, Uber otterrebbe una quota del 30% nel business combinato, secondo una fonte informata dei fatti. Altre indiscrezioni, invece, sostengono che Uber avrebbe direttamente acquisito una quota del 25% – 30% in Grab (che dovrebbe valere 6 miliardi di dollari).

Certo è che l’accordo mette pressione ai rivali come l’indonesiano Go-Jek, sostenuto da Google Alphabet Inc e Tencent Holdings, che puntano alla conquista di un mercato che conta 640 milioni di potenziali clienti.

UBER, CINA E DIDI CHUXING

Un precedente di questo tipo c’è già, in Asia. Uber Cina ha bruciato oltre un miliardo di dollari all’anno in una guerra dei prezzi con Didi,per poi annunciare ad agosto 2016 un business combinato. Uber Cina, insieme a Didi, dovrebbe dare vita ad un nuovo colosso del settore automotive, con lo stesso core business, mettendo nel nuovo marchio il 20% del capitale, valutato in circa 35 miliardi di dollari. Il gigante cinese, invece, dovrebbe investire 1 miliardo di dollari nella casa di San Francisco.

La fusione, però, è ora allo studio delle autorità competenti.. La nuova realtà, secondo l’Antitrust cinese, potrebbe controllare il 90% del mercato del ride sharing, danneggiando la concorrenza,

Uber Pitch Londra
UN MERCATO POCO PROFITTEVOLE

Fino ad oggi Uber in Asia ha guadagnato ben poco. L’amministratore delegato della società, Dara Khosrowshahi, ha dichiarato in una conferenza a New York, tenutasi a novembre scorso, che le operazioni in Asia della compagnia non sarebbero state “profittevoli in tempi brevi”. In una visita in India a febbraio, invece, si è impegnato a continuare a investire in modo aggressivo nel sud-est asiatico.

SoftBank, invece, che ha ottenuto due seggi nel consiglio di amministrazione di Uber, ha detto che vuole che la società si concentri sulla crescita negli Stati Uniti, Europa, America Latina e Australia, ma non in Asia, a causa della mancanza di redditività. Proprio la giapponese SoftBank Group Corp è anche uno dei principali investitori in molti dei rivali di Uber, tra cui Grab, la cinese Didi Chuxing e l’indiano Ola.

COSA FARA’ UBER IN INDIA?

Intanto, mentre Uber firma accordi sparsi per l’Asia, i riflettori sono puntati proprio sul mercato indiano, dove l’azienda americana registra più del 10% dei viaggi di Uber a livello globale, ma senza guadagnare.

UBER, NON DEVE FARE PASSI FALSI

Uber non può comunque permettersi di sbagliare ora. E non può più perdere denaro in guerre inutili. La società, che si sta preparando ad una possibile quotazione in Borsa nel 2019, ha perso $ 4,5 miliardi l’anno scorso e si trova ad affrontare una forte concorrenza in patria e in Asia, oltre a una repressione normativa in Europa.

Non solo. Uber è chiamata anche ad una ristrutturazione dell’azienda e della sua credibilità: la società si sta riprendendo da un anno di scandali che hanno visto il co-fondatore Travis Kalanick costretto a lasciare il posto da amministratore delegato a giugno 2017.

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