Economia

Ecco come i dazi di Trump fanno calare gli investimenti cinesi in Usa (il caso della Silicon Valley)

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Che cosa sta succedendo all’interscambio commerciale fra Stati Uniti e Cina

La crescente sfiducia tra Stati Uniti e Cina ha rallentato il flusso, una volta costante, di liquidità cinese verso gli Usa, con gli investimenti di Pechino crollati di quasi il 90 per cento da quando è entrato in carica il presidente Donald Trump. Secondo il New York Times la ragione di questa deriva, “che si fa sentire in generale su tutta l’economia”, è dovuta a “un controllo normativo più severo negli Stati Uniti” e a un “clima meno ospitale nei confronti degli investimenti cinesi, nonché ai limiti più severi imposti da Pechino alla spesa estera”.

CHI CI PERDE NEL BRACCIO DI FERRO

A interessare il giro di vite, sempre secondo il Nyt, sono una serie di settori industriali, tra cui “le start-up della Silicon Valley, il mercato immobiliare di Manhattan e i governi statali che per anni hanno corteggiato gli investimenti cinesi, sottolineando come le due maggiori economie mondiali stiano iniziando a disaccoppiarsi dopo anni di crescente integrazione”. “Il fatto che gli investimenti diretti esteri siano diminuiti così drasticamente è il simbolo di quanto siano peggiorate le relazioni economiche tra Stati Uniti e Cina”, ha infatti commentato al quotidiano americano Eswar Prasad, ex capo della divisione Cina del Fondo Monetario Internazionale: “Gli Stati Uniti non si fidano dei cinesi, e la Cina non si fida degli Stati Uniti”.

INVESTIMENTI CINESI NEGLI STATI UNITI A PICCO

Se per anni, gli investimenti cinesi negli Stati Uniti sono accelerati riversandosi in settori come quelli di auto, tecnologia, energia e agricoltura, alimentando nuovi posti di lavoro in Michigan, South Carolina, Missouri, Texas e altri Stati, “la Guerra Fredda economica di Trump ha contribuito a invertire questa tendenza”, sottolinea il Nyt, evidenziando che gli investimenti diretti esteri cinesi negli Stati Uniti “sono scesi a 5,4 miliardi di dollari nel 2018 da un picco di 46,5 miliardi di dollari nel 2016, un calo dell’88%, secondo i dati del Rhodium Group, una società di ricerca economica. I dati preliminari fino ad aprile di quest’anno, che rappresentano gli investimenti delle aziende cinesi continentali, suggeriscono solo un modesto aumento rispetto all’anno scorso, con transazioni per un valore di 2,8 miliardi di dollari”.

LE FORZE IN GIOCO

A originare questa situazione sembra essere in gioco una “confluenza di forze” come la chiama il Nyt. Da un lato un “rallentamento dell’economia e controlli più severi sui capitali in Cina hanno reso più difficile per gli investitori cinesi acquistare americano, secondo i consulenti in materia di scambi e fusioni e acquisizioni”. Dall’altro, la propensione di Trump ai dazi punitivi sui beni cinesi e regolamentazioni sempre più stringenti “sta ponendo pesantemente sotto la lente gli investimenti stranieri” specialmente cinesi “spaventando le imprese in entrambi i paesi”. Senza dimenticare che la Pechino potrebbe reagire contro la politica Usa “chiudendo completamente i rubinetti degli investimenti”, chiarisce ancora il quotidiano.

LA PESANTE SCURE DELLA COMMISSIONE PER GLI INVESTIMENTI ESTERI USA

“Le preoccupazioni circa la ricettività dell’America agli investimenti cinesi sono state aggravate da una raffica di transazioni crollate sotto il pesante esame della commissione per gli investimenti esteri negli Stati Uniti. Il gruppo, che è guidato dal Dipartimento del Tesoro, ha ottenuto nel 2018 poteri più ampi che gli consentono di bloccare una vasta gamma di transazioni, comprese le partecipazioni di minoranza e gli investimenti in tecnologie sensibili come le telecomunicazioni e l’informatica”, ha concluso il Nyt.

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