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Donnarumma da Terna a Cdp Venture Capital, cosa sta succedendo?

La nomina di Donnarumma, ex numero uno di Terna, al vertice di Cdp Venture Capital (sgr controllata dalla Cassa depositi e prestiti), nonostante il preannuncio poco istituzionale fatto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Fazzolari, in un'intervista al Corriere della sera, non è stata ancora ufficializzata. Fatti e rumors

 

Oggi Cdp darà il via libera alla nomina di Stefano Donnarumma alla guida di Cdp Venture Capital, sgr controllata da Cassa depositi e prestiti e partecipata da Invitalia (ministero dell’Economia). Così il 18 aprile hanno scritto i giornali.

Donnarumma è l’ad uscente di Terna, un manager molto stimato dall’attuale presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e che era anche tra i candidati preferiti da Palazzo Chigi per la guida di Enel. Ma poi il ministero dell’Economia (col plauso in particolare di Lega e Forza Italia) ha indicato Paolo Scaroni alla presidenza e Flavio Cattaneo nel ruolo di amministratore delegato; scelte peraltro criticate dai fondi britannici azionisti del gruppo energetico finora guidato da Francesco Starace.

La nomina di Donnarumma alla guida di Cdp Venture Capital al posto dell’amministratore e direttore generale, Antonio Resmini, era già stata preannunciata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Giovanbattista Fazzolari, in una intervista al Corriere della sera: “Guiderà Cdp Capital Venture. Incarico di grande prestigio e responsabilità”, aveva detto il sottosegretario vicinissimo a Meloni, parlando il giorno dopo le nomine, a proposito del futuro dell’ex amministratore delegato di Terna.

Eppure il comitato nomine di Cdp e il successivo cda della Cassa per la sostituzione di Resmini con Donnarumma nel consiglio di Cdp Venture Capital, non si sono più tenuti.

Che cosa è successo?

Due le ipotesi che filtrano da fonti del dicastero dell’Economia: non c’è ancora accordo sugli emolumenti per Donnarumma e si sta vagliando il passaggio di Donnarumma fra una società (Terna) partecipata al 29,85% da Cdp Reti, a una società (Cdp Venture Capital) controllata al 70% da Cdp. Un passaggio di fatto infragruppo – secondo alcune tesi che circolano fra i tecnici del Tesoro – e che deve essere ben vagliato e approvato anche per evitare potenziali rilievi della Corte dei Conti.

Chi sta per incassare una liquidazione da Terna (6 milioni di euro?) può andare un attimo dopo al vertice di un’altra società del gruppo Cassa depositi e prestiti come Cdp Venture Capital?, ci si chiede nei corridoi del Mef.

C’è infine una terza ipotesi, che ambienti del governo ritengono più probabile: la questione è stata prorogata dagli organismi della Cassa perché tuttora i vertici di Cdp sono impegnati sull’intricato dossier Tim.

Ci sono in queste ore, peraltro, voci di mossa al sapore di Opa da parte di Vivendi con fondi e banche su Tim. E il governo Meloni darà il via libera ai francesi di Bolloré consegnando loro tutta l’ex Telecom Italia?

Si vedrà.

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