Alcuni dei più accreditati media internazionali, Bloomberg e il Financial Times, oltre alla società di ricerche SemiAnalysis, nelle ultime settimane hanno pubblicato reportage e analisi sull’ennesima azienda tecnologica cinese giunta al centro della discussione, nella faglia tra Pechino e Washington. Si tratta del produttore di memorie della provincia di Anhui, ChangXinMemory Technologies (CXMT). Le due scintille per quest’interesse sono i rapporti di CXMT con Apple, di cui si parla da molti anni all’interno dell’enorme filiera tuttora sinocentrica del gigante di Cupertino, e la quotazione dell’azienda.
A ben vedere, la storia cinese con le memorie ci porta molto più lontano. Basti pensare a un episodio che vede protagonista l’ingegnere per eccellenza della leadership del Partito, Jiang Zemin, e che ho raccontato nel mio libro Geopolitica dell’intelligenza artificiale. Nel 1983, Jiang Zemin, dopo essere stato nominato ministro dell’industria elettronica, invita a pranzo William Perry, matematico, professore di Stanford, imprenditore nei semiconduttori, amico di Bob Noyce di Intel: una leggenda del settore e un fondamentale consulente del Pentagono, che sarà nominato segretario alla Difesa con Clinton. All’interno degli ampi rapporti tra Pechino e Washington, in quel tempo, di cooperazione scientifica e tecnologica, il futuro segretario generale del Partito gli chiede consigli sugli investimenti nel mercato nelle memorie, al tempo dominato dal Giappone, e in cui stanno entrando i coreani (i quali riusciranno a spodestare i giapponesi). Perry gli spiega che l’investimento non è convenientee quel mercato ciclico è troppo difficile. Jiang Zemin segue il consiglio. Durante il pranzo, inoltre, onora l’esperto americano con una poesia dedicata alle sue competenze tecnologiche, che ha composto personalmente.
La Cina, nell’ambito dei programmi di sostegno all’industria dei semiconduttori, ha continuato a cercare spazio nelle memorie, attraverso aziende come YMTC (memorie NAND) e appunto CXMT. Made in China 2025, negli ultimi dieci anni, ha rappresentato un’accelerazione significativa.
CXMT è nata nel 2016 a Hefei su iniziativa di Zhu Yiming, un imprenditore rientrato dalla Silicon Valley che voleva perseguire da tempo quest’obiettivo e che ha avuto il sostegno finanziario e strategico del governo locale per ridurre la dipendenza della Cina dalle importazioni di semiconduttori. Le capacità tecnologichedell’azienda si sono consolidate nel 2019 con l’acquisizione dei brevetti della fallita società tedesca Qimonda e con una classica modalità di operare delle aziende di semiconduttori cinesi, l’acquisizione di tecnici esperti da Taiwan e dalla Corea del Sud.In breve tempo, CXMT è diventata il quarto produttore mondiale di DRAM, raggiungendo l’11% della capacità globale di wafer l’anno scorso, con una quota che dovrebbe salire al 15% entro il 2028. Poiché gli attori significativi del mercato delle memorie al mondo sono pochi, si tratta di risultati più che rispettabili.
Anche se gli stessi esperti cinesi riconoscono che CXMT non si trova ancora alla frontiera tecnologica, il divario con i leader di mercato si sta riducendo più velocemente del previsto. In questo percorso, le relazioni con attori occidentali giocano un ruolo fondamentale: Apple ha avviato test sui chip DRAM di CXMT per i dispositivi venduti in Cina, guidando anche attività di lobbying negli Stati Uniti per ottenerne un uso più ampio, mentre ASML, come notato dal Financial Times, mantiene uno stretto legame con l’azienda cinese, fornendo macchinari di litografia DUV che rimangono essenziali per la produzione. Con la quotazione, queste relazioni vengono e verranno scrutinate maggiormente, ma è difficile pensare che vengano recise. CXMT è quindi un caso interessante da seguire per valutare non solo quanto resterà lontana dalla frontiera, ma anche come saprà utilizzare la sua finestra di opportunità per costituire un ecosistema più forte e integrato, secondo una tattica che le aziende tecnologiche cinesi hanno ripetuto in vari settori e segmenti, e che oggi tocca anche il “sogno” di Jiang Zemin all’inizio degli anni ’80.




