Economia

Coronavirus, crisi economiche a confronto

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La crisi economica provocata dal Coronavirus avrà tempi di recupero più veloci rispetto alla crisi del 2008-2009. L’intervento di Giuseppe Capuano

Il nostro ragionamento si basa sullo studio delle serie storiche dell’andamento trimestrale del PIL italiano per un periodo compreso tra il 2000 e il 2019. L’analisi dei dati ci ha portato alla seguente conclusione o, per dirla alla Kaldor, “fatto stilizzato”: “Le crisi economiche prodotte da fattori interni (esogeni) al sistema economico sono di intensità maggiore, quindi più importanti, di medio-lungo periodo e con un recupero rispetto ai valori pre-crisi più lunghi. Inoltre intaccano la stessa struttura produttiva. Al contrario le crisi economiche provocate da fattori esterni (esogeni) al sistema economico hanno una durata più breve, sono concentrata nel tempo e hanno un recupero più rapido rispetto ai valori pre-crisi”.

La crisi economica provocata all’emergenza sanitaria conosciuta nel 2002-2003 con la Sars è una crisi del secondo tipo, come, molto probabilmente, sarà quella causata dal Coronavirus.

Questi ultimi due casi risultano/potrebbero risultare essere più intense ma di minore durata e non intaccano/potrebbero non intaccare la struttura produttiva di un paese, pur avendo causato o causando, come quella attuale, nel breve periodo disagi e caduta di domanda e/o offerta in tutto il mondo. Inoltre, il recupero di natura economica in termini di PIL, come fu per la Sars, anche per il Coronavirus sarà molto rapido, una volta debellata la causa extra-economica ossia la diffusione del virus.

Infatti, questa conclusione o “fatto stilizzato”, potrebbe valere non solo per l’Italia ma, facendo i dovuti distinguo, anche per molte delle più importanti economie capitalistiche, compresa la Cina.

Vediamo i dati. Durante la crisi dovuta alla epidemia Sars, il PIL italiano subì un rallentamento tra il terzo e quarto trimestre 2002 e il primo e il secondo trimestre 2003 per poi subito riprendersi a partire dal terzo trimestre 2003 e conoscere una forte e tendenziale ascesa che è durata fino alla fine del 2007 con la caduta verticale del 2008 e dei primi trimestri del 2009.

Quest’ultima fu la classica crisi finanziaria o dei mutui “sub prime” che portò, successivamente, anche alla crisi dei debiti sovrani, in particolare in Italia (economia notoriamente ad elevato debito pubblico) con un impatto non solo in termini economici ma anche politici. Una crisi di domanda che segnò l’economia mondiale ed in particolare quella italiana e dalla quale ancora oggi, se non segnatamente ad alcuni brevi periodi, non ci siamo del tutto ripresi.

Altro dato che differenzia le crisi economiche a carattere endogeno e di medio-lungo periodo con effetti strutturali dalle crisi economiche di natura esogena e di breve periodo con un impatto “neutrale” sulla struttura produttiva (come quella attuale) è che, le prime, generalmente sono innescate da un rallentamento della domanda interna e/o da concause finanziarie, le seconde
generalmente hanno un impatto di breve periodo con un rallentamento dell’offerta.

Di conseguenza, se la nostra analisi è corretta, la crisi economica attuale, che inevitabilmente si è innescata a partire dal primo trimestre 2020, dovrebbe presentare tutta la sua intensità limitatamente al primo semestre 2020 per poi riprendersi e recuperare in pieno, anche a tassi di crescita interessanti per l’economia italiana e internazionale, a partire dal secondo semestre dell’anno. In pratica i primi segnali di ripresa dovremmo conoscerli già a partire dai primi mesi estivi. Quanto detto si verificherà, però, ad una condizione, che il Coronavirus (fattore esogeno della crisi) sia debellato o comunque cessi la sua intensità virulenta già a partire dalla primavera inoltrata ossia abbia una durata di breve periodo.

In ogni caso, se la sua durata non sarà breve, indubbiamente la ripresa, quando partirà, sarà più rapida rispetto a quelle conosciute dopo la crisi economica del 2007 e il recupero più veloce rispetto ai valori pre-crisi.

I dati in nostro possesso e la nostra analisi questo ci dicono: conoscere il passato per comprendere il futuro. L’economia non è notoriamente una scienza esatta ma aiuta a leggere e analizzare i fenomeni.

Giuseppe Capuano, attualmente dirigente del Ministero dello Sviluppo Economico.
(Le opinioni espresse nell’articolo non coinvolgono assolutamente il MISE e sono strettamente personali)

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