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Perché Credit Suisse è sull’orlo del crac

Credit Suisse

Le grosse perdite subite con il caso Archegos fanno precipitare le azioni di Credit Suisse e intaccano la fiducia del mercato sul piano di risanamento. Tutti i dettagli

Lunedì le azioni della società svizzera di servizi finanziari Credit Suisse Group sono calate dell’11,5 per cento e le sue obbligazioni hanno toccato valori minimi da record. Sono entrambi segnali del fatto che i mercati hanno qualche perplessità sulle capacità della banca di realizzare il suo piano di ristrutturazione senza chiedere altri capitali.

Una fonte anonima ha detto a Reuters che la situazione di Credit Suisse ha spinto l’autorità svizzera di vigilanza sui mercati finanziari, la FINMA, e la Banca centrale del Regno Unito (la banca ha una grossa sede a Londra) a collaborare per monitorare la situazione.

AZIONI, PERDITE E CREDIT DEFAULT SWAPS

Dall’inizio dell’anno le azioni del gruppo hanno perso oltre il 55 per cento. Le perdite, invece, hanno quasi toccato i 4 miliardi di dollari negli ultimi tre trimestri. I credit default swaps – gli strumenti utilizzati per assicurare l’esposizione al debito del prestatore – sono passati dai 57 punti base di inizio 2022 ai 250 punti base di lunedì 3 ottobre.

L’ANTEFATTO

Credit Suisse è una delle banche più grandi e importanti d’Europa e del mondo. Dopo aver subìto una perdita di oltre 5 miliardi di dollari per via del collasso del fondo speculativo Archegos nel marzo 2021 – quando risultò inadempiente alle richieste di rientro di Credit Suisse e di altri istituti -, ha dovuto raccogliere capitali, bloccare il riacquisto di azioni, tagliare i dividendi e rinnovare il proprio management.

Sempre nel marzo 2021, Credit Suisse ha anche dovuto sospendere i fondi dei clienti di Greensill Capital, una società di servizi finanziari fallita con cui collaborava.

NUOVA REVISIONE STRATEGICA E NUOVO CEO

Lo scorso luglio la banca ha annunciato una nuova revisione strategica – la seconda nel giro di un anno – e ha sostituito l’amministratore delegato: quello attuale, Ulrich Koerner, si sta occupando di ridurre l’attività di investment banking e di tagliare più di 1 miliardo di dollari di costi.

Leggi anche: Tutti i nuovi casini in Credit Suisse

LA STRATEGIA DI TURNAROUND

Il 27 ottobre Credit Suisse presenterà la sua strategia di turnaround, cioè di risanamento e di recupero della redditività. Non tutti gli esperti sono convinti che il gruppo disponga di capitali sufficienti per gestire la crisi, considerato anche il momento di fragilità dei mercati finanziari dovuto all’aumento dei tassi di interesse e ai timori di recessione economica.

Pare che Credit Suisse punti a snellire la sua unità di investment banking per ampliare invece quella di gestione patrimoniale, che assorbe meno capitale. Tra le opzioni che la banca ha dichiarato di stare valutando c’è quella di trovare un acquirente per la sua attività di prodotti cartolarizzati.

IL PARERE DI CITI

Secondo gli analisti di Citi, l’ampliamento degli spread creditizi potrebbe aggravare le preoccupazioni dei mercati e a far aumentare i costi di finanziamento per Credit Suisse. Il mese scorso Reuters aveva scritto che la banca stava sondando la disponibilità degli investitori a prestarle denaro per la sua revisione.

LE RASSICURAZIONI DI KOERNER

Una settimana fa lo staff dell’amministratore delegato Koerner ha espresso rassicurazioni sulla liquidità di Credit Suisse e sul possesso di capitali. Ieri, però, la capitalizzazione di mercato del gruppo è scesa a 9,85 miliardi di dollari, il minimo mai registrato.

IL GIUDIZIO POSITIVO DI JPMORGAN

Gli analisti di JPMorgan considerano comunque che il capitale e la liquidità di Credit Suisse siano “sani”.

CREDIT SUISSE DOVRÀ CEDERE DEGLI ASSET?

Alla fine del secondo trimestre del 2022, Credit Suisse disponeva di asset totali per 735,68 miliardi di dollari (727 miliardi di franchi svizzeri); di questi, 159 miliardi di franchi consistevano in liquidità e in crediti verso altri banche, mentre 101 miliardi di franchi erano attività di trading.

Secondo Jefferies, Credit Suisse è ora potenzialmente una venditrice forzata di asset. Ad agosto Deutsche Bank aveva stimato per Credit Suisse un deficit di capitale di almeno 4 miliardi di franchi.

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