Economia

Confindustria, ecco perché Salini Impregilo non rientrerà nell’Ance

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Fatti, numeri e indiscrezioni sul conflitto tra Ance (Confindustria) e Salini Impregilo su Progetto Italia

 

Tensioni a fior di pelle fra Salini Impregilo e Ance, l’associazione dei costruttori che aderisce a Confindustria.

L’ultima bordata del presidente dell’Ance, Gabriele Buia, contro Progetto Italia, ossia l’idea di un campione nazionale nel settore delle opere pubbliche partendo da Salini Impregilo e Astaldi con il sostegno di Cassa depositi e prestiti, ha scosso gli addetti ai lavori.

Buia ha confermato in un’intervista la “netta contrarietà alla creazione di un grande polo delle costruzioni a vantaggio di pochi e senza alcuna garanzia per chi sul mercato ci sta con le proprie forze e senza l’aiuto di nessuno”.

Parole che avrebbero provocato una reazione ai piani alti di Salini: nonostante nelle scorse settimane si era parlato di un ritorno nell’associazione, ora nel gruppo si sta ripensando a quella ipotesi.

“Salini Impregilo resterà in Confindustria ma non aderirà all’associazione Ance”, dice a Start una fonte della confederazione degli industriali presieduta da Vincenzo Boccia.

Ma perché Ance fa la guerra a Progetto Italia? Buia è convinto che il nuovo colosso delle costruzioni da 14 miliardi di euro possa togliere lavoro ai piccoli e medi imprenditori italiani.

Dice un addetto ai lavori che preferisce l’anonimato: “Da un lato Buia cerca di dare visibilità a un’associazione che ha perso il peso specifico di un tempo e che delle 509mila imprese attive nel settore ne rappresenta appena 20mila, meno del 5%; dall’altro la volontà di tirare per la giacchetta il governo, e in particolare la Cassa depositi e prestiti, e avere un sostegno finanziario ai più piccoli”.

Ma che cosa mostrano i numeri?

Da un recente Osservatorio Congiunturale dell’Ance emerge infatti che i bandi pubblici indetti nel 2018 e superiori ai 100 milioni di euro (quelli che entreranno nel mirino del nuovo colosso) sono stati appena 18, ossia lo 0,1% dei 23mila bandi di gara pubblicati lo scorso anno.

Il valore economico dei super bandi è stato pari a 3,4 miliardi di euro, contro i 25 miliardi totali dei bandi indetti (poco più del 10%). Non solo: rispetto all’anno precedente il loro numero si è contratto del 33% e il valore economico è crollato del 44%.

Dei 18 bandi con cifre elevate pubblicati lo scorso anno, solo 1 è stato assegnato a un consorzio composto da Salini Impregilo e Astaldi, mentre è stata Salini Impregilo, nelle vesti del consorzio Covic (quello che sta realizzando il Terzo Valico dei Giovi in Liguria) ad aver indetto una gara da 106 milioni di euro alimentando la filiera dei fornitori.

Nel 2018 rispetto a un valore totale del mercato delle costruzioni pari a 171 miliardi di euro, solo 11,8 sono stati spesi nel segmento delle opere infrastrutturali nuove. E su 4 milioni di cantieri aperti appena 53mila sono quelli riferibili a opere pubbliche superiori a 40mila.

Due le conclusioni che si possono trarre da questi numeri.

Prima conclusione: la fetta più grande del mercato rimane ad appannaggio dei piccoli, che rappresentano anche la maggioranza dei soggetti attivi nel settore.

Seconda conclusione: in Italia le grandi opere sono una rarità e quelle in corso sono poche e la maggior parte è ferma. E aziende storiche navigano in difficoltà finanziarie. Non solo Astaldi, ma anche Condotte, Trevi, Unieco, Mantovani e Toti.

Comunque, ricorda un ex dirigente confindustriale, risale ad anni fa l’ostilità dell’Ance verso i grandi costruttori. Un conflitto esploso nel 2015 con lo scioglimento dell’Agi (l’associazione grandi imprese) che riuniva i big del settore sotto il cappello dei costruttori.

“E se Salini non rientrerà in Ance, ci sono altri gruppi del settore che stanno pensando dire addio all’associazione confindustriale”, racconta una fonte del settore.

Sarà vero?

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