Economia

Progetto Italia, tutti i dettagli dell’accordo fra Salini Impregilo, Cdp, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm

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I termini degli accordi tra Salini Impregilo, Cdp e le banche (Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm). I numeri sugli scenari del campione nazionale Progetto Italia. E il ruolo dell’advisor finanziario di Salini svolto da Roberto Sambuco (Vitale&Co)

 

Ieri sono state poste le basi per Progetto Italia, il polo delle costruzioni che, parte dal salvataggio di Astaldi, e punta alla creazione di un gruppo italiano in grado aggregare molte realtà del settore e reggere l’agguerrita concorrenza internazionale.

Sono arrivati infatti il via libera di Salini Impregilo, che ha formulato la proposta stessa, e quello indispensabile di Cassa depositi e prestiti, che dà il proprio supporto attraverso Cdp Equity (Cdpe) insieme ai creditori.

La società ha firmato ieri due accordi di investimento: il primo con l’azionista di controllo Salini Costruttori e con Cdp Equity (Cdp) e il secondo con tre primarie banche finanziatrici, ossia UniCredit, Intesa Sanpaolo e Banco Bpm (con le prime due che hanno risolto il nodo del pegno di Natixis che nella capogruppo di Salini), mentre Mps e Bnl-Bnp per diverse ragioni si sono sfilate.

Lo schema prevede un aumento di capitale di Salini Impregilo da 600 milioni offerto in sottoscrizione a investitori istituzionali tra i quali Salini Costruttori, Cdp Equity e gli istituti di credito: gli accordi stabiliscono impegni di sottoscrizione rispettivamente per 50 milioni, 250 milioni e 150 milioni.

Sul resto, al massimo 150 milioni, è stato stipulato un pre-accordo di sottoscrizione – in caso di eventuale inoptato – con banche che cureranno l’aumento.

Inoltre, Salini Impregilo ha ricevuto un impegno da parte di alcune banche tale da incrementare la flessibilità finanziaria del nuovo polo. Sono infatti previste nuove linee di credito per cassa o per firma da complessivi 935 milioni a cui si sommano circa 170 milioni per l’estensione del debito di Salini Impregilo.

In questo quadro si inserisce l’aumento di capitale da 225 milioni di Astaldi, fondamentale perché l’azienda possa procedere con il piano di concordato in continuità che verrà presentato al Tribunale di Roma per l’omologa al più tardi oggi in mattinata.

Se il concordato di Astaldi andrà in porto, Salini Impregilo ne verificherà alcuni asset, per allargare poi il progetto ad altre società, da Condotte a Mantovani, Trevi e Unieco.

Il ruolo di Cdp è stato strategico, tanto che alla fine nella futura società potrà contare su 5 consiglieri, tra cui il presidente (mentre ad resta Pietro Salini e general manager resta Massimo Ferrari).

Alla guida del costituendo polo, ci sarà un cda in cui la rappresentanza di Cdp sarà più che proporzionale alla sua partecipazione (con cinque consiglieri su 15) e alla Cassa guidata dall’ad, Fabrizio Palermo, spetterà anche la nomina del presidente. Non solo: la società controllata dal Tesoro e partecipata dalle fondazioni disporrà della maggioranza nel comitato strategico (3 membri su cinque) che avrà funzioni di indirizzo e controllo sul corretto svolgimento del piano industriale del Progetto Italia.

Quanto alle prospettive, Salini punta a un progetto che “rappresenterà un’opportunità di rafforzamento per il settore costruzioni in Italia (strategico per il Paese, circa l’8% del Pil) e per la sua filiera, riavviando progetti bloccati (circa 36 miliardi)”.

Per il futuro prospetta un nuovo grande gruppo con Astaldi, Cossi, Glf e Seli Oversea, con risultati per il 2021 che portino le commesse da 40 a 62 miliardi, il fatturato da 9 a 14 miliardi, l’Ebit da 400 a 700 milioni.

Diversi gli advisor che hanno seguito l’operazione, tra i quali Vitale&Co (in primis l’architetto del deal, l’advisor finanziario Roberto Sambuco), BonelliErede e Bofa Merrill Lynch per Salini Impregilo, Houlihan Lokey per le banche finanziatrici e Rothschild per Astaldi.

Di fatto – sottolinea il Sole 24 Ore – nasce un gigante italiano ma che sullo scenario europeo dovrà fare parecchia strada per imporsi. Il primo gruppo Vinci ha un fatturato di 43 miliardi mentre il secondo Acs, considerato anche l’apporto della controllata tedesca Hochtief, ha ricavi per oltre 36 miliardi e la francese Bouygues per 27,9 miliardi: “La distanza da colmare con i tre big del Vecchio Continente è dunque ampia. Ma già una volta completato Progetto Italia la nuova realtà sarà comunque a un passo dal quarto protagonista della grandi opere in Europa, ossia la svedese Skanska che fattura oltre 16 miliardi, poco più di quanto sono i ricavi di Eiffage”.

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