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Maiale

Chi si allarma e chi festeggia per l’indagine cinese sulla carne di maiale Ue

La Cina ha aperto un'indagine anti-dumping sulle importazioni di carne di maiale dall'Unione europea: si tratta di una risposta per l'aumento dei dazi sulle auto elettriche. Benché limitata, la risposta di Pechino potrebbe danneggiare soprattutto la Spagna, i Paesi Bassi e la Danimarca

In risposta all’aumento dei dazi sulle automobili elettriche, fino al 48,1 per cento, la Cina ha annunciato l’apertura di un’indagine anti-dumping sulle importazioni di carne di maiale dall’Unione europea. Si tratta di una ritorsione piuttosto limitata: il commercio di carne suina tra Bruxelles e Pechino è valso 1,8 miliardi di dollari nel 2023, mentre da aprile 2023 ad aprile 2024 l’Unione europea ha importato veicoli elettrici dalla Cina per 9,7 miliardi. L’anno scorso la Cina ha acquistato merci europee per 282 miliardi di dollari in tutto.

NON SOLO CARNE DI MAIALE: LE TENSIONI COMMERCIALI TRA UE E CINA

Quello cinese è il più grande mercato estero per la carne di maiale europea, anche se negli ultimi anni – come fa notare Bloomberg – si è assistito a un calo dei volumi di esportazione per via del forte aumento della produzione in Cina, che ha portato al crollo dei prezzi. I paesi europei che più beneficiano di questo commercio alimentare, comunque, sono la Spagna, la Danimarca e i Paesi Bassi.

A gennaio la Cina aveva già aperto un’indagine anti-sovvenzioni su alcuni liquori europei, prendendo di mira in particolare il cognac francese. Non fu una scelta casuale, perché era stata innanzitutto la Francia a premere sulla Commissione affinché adottasse misure punitive contro i veicoli elettrici cinesi; misure che sono arrivate e che verranno applicate in via provvisoria da luglio.

Oltre che sulle automobili, l’Unione europea sta indagando anche sugli eventuali sussidi distorsivi forniti dalla Cina alle produzioni di acciaio stagnato, pannelli solari e turbine eoliche. In riferimento all’indagine sulla carne di maiale, la Commissione ha fatto sapere che “interverrà se necessario per garantire che […] sia pienamente conforme” alle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio: Bruxelles, in altre parole, vuole assicurarsi che l’inchiesta cinese non sia mossa da ragioni politiche.

Pechino, peraltro, potrebbe decidere di imporre delle tariffe non solo sulla carne suina ma anche sulle importazioni di automobili di grossa cilindrata, andando a danneggiare soprattutto la Germania (che si era opposta ai dazi sulle vetture a batteria) e più nello specifico aziende come Porsche e BMW.

I dazi europei sulle auto elettriche cinesi erano stati voluti dalla Francia e dalla Spagna, come scriveva il Financial Times, ma sono stati applauditi anche dall’Italia. Tra i paesi contrari, oltre alla Germania, ci sono la Svezia (il marchio svedese Volvo è di proprietà del gruppo cinese Geely) e l’Ungheria (che ha ricevuto grossi investimenti cinesi nell’industria dell’automotive). Anche la Spagna, in verità, ha degli accordi manifatturieri con le case cinesi BYD e Chery.

La Cina ha criticato la decisione dell’Unione europea di imporre nuovi dazi e ha accusato il blocco di protezionismo, ma non sembra avere intenzione di rispondere in maniera troppo dura per evitare di favorire un ulteriore allineamento commerciale-politico tra Bruxelles e Washington.

LE CONSEGUENZE DELL’INDAGINE CINESE: CHI PERDE E CHI CI GUADAGNA

Al momento, visti i pochi elementi a disposizione, non è possibile valutare le conseguenze economiche dell’indagine cinese sulla carne di maiale europea. Sappiamo però che Pechino, in presenza di contrasti commerciali, tende a colpire il comparto agroalimentare – è già successo con la soia per gli Stati Uniti e con l’orzo e il vino per l’Australia, ad esempio -, un settore molto sensibile dal punto di vista politico.

Sappiamo inoltre che la Cina potrebbe compensare un calo degli acquisti di carne suina dall’Europa con la produzione domestica: la domanda cinese di carne di maiale è peraltro in diminuzione a causa del rallentamento economico e dell’aumento del patrimonio suinicolo (cioè il numero di maiali allevati). Quanto ai fornitori esteri alternativi, gli Stati Uniti, il Brasile e la Russia sono quelli che potrebbero trarre maggiori benefici dalle eventuali restrizioni al commercio con l’Europa.

Nei primi due mesi del 2024 le esportazioni europee di carne suina in Cina sono calate del 16 per cento su base annua. L’azienda danese Danish Crown (la più grande produttrice di carne di maiale in Europa) ha fatto sapere di volersi concentrare su nuovi segmenti di business, come la preparazione di pasti pronti per il mercato europeo, per compensare la minore competitività delle esportazioni in Cina. Il paese europeo che vende più carne suina in Cina è la Spagna.

Fintantoché l’indagine non sarà conclusa – e non lo sarà prima del 17 giugno 2025 – le aziende europee dovrebbero poter continuare a esportare liberamente, senza il supplemento dei dazi, la carne di maiale in Cina, scrive Reuters.

I PRINCIPALI ESPORTATORI DI CARNE SUINA IN CINA

Il paese che esporta più carne di maiale in Cina è la Spagna, seguita a distanza dal Brasile e dagli Stati Uniti. Limitandoci agli stati membri dell’Unione europea, i maggiori esportatori – oltre alla Spagna – sono, nell’ordine, i Paesi Bassi, la Danimarca e la Francia.

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