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Perché la Cina non fa brindare più Campari, Pernod Ricard e Rémy Cointreau

La Cina ha avviato un'indagine anti-dumping sulle importazioni di cognac: Pechino ha intenzione di punire la Francia per avere sostenuto l'inchiesta europea sulle auto elettriche cinesi. Ecco gli effetti per Campari, Pernod Ricard e Rémy Cointreau

 

Pessime notizie da Pechino per Campari, Pernod Ricard e Rémy Cointreau.

La Cina ha avviato un’indagine anti-sovvenzioni su alcuni liquori prodotti nell’Unione europea. Si tratta molto probabilmente di una forma di ritorsione per l’inchiesta anti-dumping sulle automobili elettriche cinesi che Bruxelles ha annunciato lo scorso settembre, sospettando che i prezzi di questi veicoli siano mantenuti bassi artificialmente grazie a corpose sovvenzioni statali.

PERCHÉ LA CINA SE LA PRENDE CON I LIQUORI EUROPEI?

L’inchiesta cinese prende di mira il cognac, un distillato di vino bianco francese, e non a caso: proprio la Francia è stato il paese membro che più ha spinto sulla Commissione europea affinché adottasse misure punitive contro i veicoli elettrici cinesi. Nello specifico, verranno esaminati i brandy in contenitori da meno di duecento litri.

Quello del cognac è un mercato di nicchia in Cina – il liquore nettamente più diffuso nel paese è il tradizionale baijiu -, ma comunque rilevante per i produttori francesi come Pernod Ricard e Rémy Cointreau. Il cognac di importazione si vende a prezzi molto più alti del baijiu distillato internamente, un fatto che sembra confermare il carattere ritorsivo dell’indagine cinese.

UNA RITORSIONE CONTENUTA

La ritorsione commerciale cinese pare comunque essere molto contenuta. Nei primi undici mesi del 2023, infatti, la Cina ha importato brandy (di cui il cognac, semplificando, rappresenta una varietà francese) per un valore di 1,5 miliardi di dollari; nello stesso periodo, però, ha esportato nell’Unione europea veicoli elettrici per 12,7 miliardi.

L’IMPATTO PER CAMPARI E NON SOLO

L’inchiesta cinese sarebbe stata avviata su richiesta di un’associazione nazionale dei distillatori e ha avuto un impatto notevole sui titoli delle aziende francesi: come riporta Bloomberg, venerdì mattina Rémy Cointreau ha perso fino al 12,5 per cento alla borsa di Parigi, mentre Pernod Ricard fino al 5,6 per cento. Anche l’italiana Campari, che commercializza cognac, ha perso il 2,2 per cento alla borsa di Milano.

Il mercato cinese vale all’incirca il 10 per cento delle vendite complessive di Pernod Ricard; di queste, il cognac rappresenta l’8 per cento.

I PRECEDENTI

Come fanno notare gli analisti di Jefferies, non è la prima volta che la Cina prende di mira l’industria dei liquori per ritorcersi sugli altri paesi. Nel 2013, similmente, aveva avviato delle verifiche anti-dumping sulle importazioni di vini europei dopo che Bruxelles aveva imposto dazi sui pannelli solari cinesi; l’indagine è stata accantonata nel giro di un anno. Più recentemente, Pechino aveva imposto dazi anti-sussidi sui vini provenienti dall’Australia come forma di “punizione commerciale” per le divergenze con il governo di Canberra.

NON SOLO AUTO ELETTRICHE NEL MIRINO DELL’UE

Quanto all’Unione europea, non sta indagando solo sui veicoli elettrici cinesi. Il mese scorso Bruxelles ha avviato un’inchiesta anti-sussidi anche sulle forniture cinesi di biodiesel e melamina (si utilizza nella produzione di resine); a novembre ha imposto in maniera provvisoria delle tariffe anti-dumping su alcuni prodotti in plastica provenienti dalla Cina.

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