Economia

Chi contesta Draghi nel governo sull’ok all’Opa di Crédit Agricole su Creval

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Tutte le ultime novità istituzionali e politiche sull’Opa del Crédit Agricole sul Credito Valtellinese (Creval). L’articolo di Emanuela Rossi

Nessun golden power sul Credito Valtellinese e Crédit Agricole Italia, controllata dalla francese Crédit Agricole, può continuare la sua corsa per la conquista della banca lombarda.

La decisione è stata presa dal primo Consiglio dei ministri presieduto da Mario Draghi e qualche malumore lo ha portato, non solo tra le fila dell’opposizione.

Ora la parola al mercato. Prima però  deve arrivare il via libera della Consob al documento relativo all’offerta, atteso tra marzo e aprile.

Ecco tutti i dettagli.

L’OPA DEL CREDIT AGRICOLE SU CREVAL

L’offerta pubblica di acquisto volontaria con corrispettivo in denaro sul Creval è stata lanciata sul mercato il 23 novembre scorso da Crédit Agricole Italia, che proprio di recente è salita oltre il 15 % del Creval grazie all’acquisto del 5,4% dal fondo Algebris il quale si è impegnato a vendere la sua quota.

L’Opa è pari a 10,50 euro per azione, che equivale a un investimento totale di 737 milioni, per arrivare a detenere 66.375.397 azioni ordinarie Creval, rappresentative del 94,620% del capitale sociale. Il corrispettivo incorpora un premio del 53,9% rispetto al prezzo medio ponderato degli ultimi 6 mesi e un premio del 21,4% rispetto al più recente prezzo ufficiale della banca guidata dal ceo Luigi Lovaglio del 20 novembre scorso. L’offerta – definita dal board “inattesa e non concordata” – è però condizionata al raggiungimento da parte di Crédit Agricole Italia di una partecipazione pari almeno al 66,7% del capitale sociale con diritto di voto dell’istituto valtellinese, con la possibilità per Crédit Agricole Italia di rinunciare a questa condizione nel caso in cui riesca ad acquisire almeno il 50% + 1 azione del capitale sociale con diritto di voto di Creval.

CHI È CONTRARIO ALL’OPERAZIONE ALL’OPA DEL CREDIT AGRICOLE SU CREVAL

Durante la riunione del 13 gennaio scorso il cda ha fatto il punto sulle posizioni finora espresse da alcuni azionisti evidenziando come non venisse ritenuto “adeguato il corrispettivo offerto da Crédit Agricole Italia S.p.A. (10,50 Euro per azione)” e come “il titolo Creval, nel periodo successivo all’annuncio dell’Opa, ha negoziato sul mercato a premio rispetto al corrispettivo d’Offerta”. Nel comunicato si sottolineavano poi gli aspetti principali rilevati dagli azionisti critici con l’operazione: “La capacità della Banca di conseguire risultati in miglioramento ed in coerenza con le linee strategiche del piano industriale, nonché in anticipo rispetto alle tempistiche previste in alcune aree fondamentali quali il miglioramento del profilo di rischio, con una diminuzione di circa il 50% delle esposizioni deteriorate al 30 settembre 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente ed un NPE ratio lordo del 6,4% al 30 settembre 2020, diminuito di 490 punti base nel medesimo periodo; una posizione di capitale al vertice del settore bancario italiano, con un CET1 ratio fully loaded del 18% al 30 settembre 20202 rispetto ad una media del settore bancario italiano di circa il 14%3 e al requisito SREP della Banca dell’8,55%”.

Peraltro il board notava “il potenziale beneficio, che si è concretizzato successivamente all’annuncio dell’Opa, attualmente stimato in circa Euro 350 milioni, relativo alla possibile conversione in crediti fiscali delle imposte differite attive nel contesto di un’operazione di aggregazione con Crédit Agricole Italia S.p.A., secondo quanto contenuto nella Legge n. 178 del 30 dicembre 2020 (c.d. Legge di Bilancio 2021)”.

Ma chi sono i soci avversi all’Opa di Crédit Agricole Italia? La prima a farsi sentire è stata Petrus, società di investimento con sede a Londra, che secondo quanto indicato dalla Consob solo pochi giorni fa ha portato la sua partecipazione al 3,015%. Poi è stata la volta della società di gestione del risparmio Kairos, azionista del Credito Valtellinese con il 3%, che pure aveva definito la proposta “non adeguata”. Aveva manifestato il proprio dissenso per la mossa di Crédit Agricole Italia pure il fondo inglese Hosking Partners, socio dal 2018 con il 4,72%, che in una lettera spedita a Lovaglio e al cda spingeva i vertici di Creval ad attuare una strategia di difesa rispetto all’Opa lanciata da Credit Agricole Italia.

LA RINUNCIA AL GOLDEN POWER

Dopo le indiscrezioni dell’agenzia Reuters, ieri sera l’annuncio da parte di Crédit Agricole Italia che il governo italiano ha comunicato all’istituto che non eserciterà il golden power sull’Opa. L’esecutivo Draghi, dunque, ha accolto “la proposta, formulata dal Ministero dell’Economia e delle finanze quale Amministrazione responsabile dell’istruttoria lo scorso 5 febbraio, di non esercitare i poteri speciali previsti dalla disciplina golden power con riferimento alla operazione di concentrazione fra i gruppi bancari dell’Offerente e del CreVal”.

Per questo, conclude la nota del Crédit Agricole Italia, “la condizione sospensiva all’offerta pubblica di acquisto sulle azioni CreVal indicata al paragrafo 3.5(iii) del comunicato pubblicato lo scorso 23 novembre 2020 ai sensi dell’art. 102, comma 1, del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (la c.d. ‘Condizione Golden Power’) si è avverata e procede, quindi, positivamente il percorso autorizzativo dell’operazione”.

REAZIONI E POSIZIONI DEI PARTITI

Poco prima dell’annuncio ufficiale è arrivata però una nota piuttosto critica firmata da uno dei partiti al governo. “Secondo un’indiscrezione della Reuters il nuovo governo italiano avrebbe rinunciato ad utilizzare il golden power sul dossier Credit Agricole-Creval. Se fosse vero non sarebbe certo una bella notizia, anche perché il vecchio governo era appena intervenuto per garantire incentivi alle aggregazioni societarie” hanno dichiarato i deputati pentastellati della commissione Finanze. E ancora: “In ballo ci sono dunque gli interessi di tutti i contribuenti. Inoltre, l’offerta attuale di Credit Agricole Italia, pari a 10,5 euro per azione, è con ogni probabilità inadeguata, viste le potenzialità del nostro Credito Valtellinese e la stima degli analisti di Kepler, che hanno dichiarato di aspettarsi un’offerta di almeno 11,5 euro ad azione. Presteremo la massima attenzione – hanno concluso i parlamentari M5S – affinché sia sempre tutelato l’interesse nazionale, che passa anche dalla protezione del sistema bancario e del credito alle imprese”.

Parole contrarie alla scelta di Palazzo Chigi, e in questo caso nessuno stupore, dall’unico partito ora all’opposizione, Fratelli d’Italia. “Agricole acquisirà Credito Valtellinese con i soldi degli italiani: è questo l’effetto paradossale della decisione del governo di non porre la golden power, a fronte della norma DTA contenuta nel Bilancio che in tal caso vale circa 400 milioni di euro” ha fatto sapere dopo l’annuncio della banca francese Adolfo Urso, senatore di FdI e vicepresidente del Copasir, che spesso ha chiesto di usare il golden power. “E ciò – ha aggiunto – malgrado vi sia già in Italia una eccessiva presenza della finanza francese come denunciato nella recente Relazione del Copasir al Parlamento approvata alla unanimità. Il denaro degli italiani servirà quindi a finanziare la scalata della finanza francese in Italia! Un paradosso che la dice lunga su quale sia lo stato di sudditanza in cui versa il nostro Paese”.

Da non dimenticare però, come fa oggi Il Fatto quotidiano, che l’operazione francese sul Creval non piaceva neppure alla Lega. Giulio Centemero, deputato e tesoriere del Carroccio, si è così espresso in passato: “Per Creval il percorso che il governo avrebbe dovuto facilitare sarebbe dovuto essere di carattere domestico, perché quella che da molti è considerata una banchetta, in realtà è la banca italiana coi coefficienti di capitale più alti e una buona qualità del credito”.

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