Economia

Chi, come e perché ha sfasciato davvero il governo Conte. Parola di Bagnai (Lega)

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Che cosa ha detto in Senato il presidente della commissione Finanze, l’economista della Lega, Alberto Bagnai, dopo il discorso del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

 

CONTE STAI SEREN-SPREAD

“Presidente, lei si preoccupa dello spread, ma lo spread non si preoccupa di lei: il governo oggi è caduto e lo spread è sceso. Questo vuol dire che nella sua metrica lei ha fatto la cosa giusta”. Ironico e diretto comme d’habitude il senatore leghista Alberto Bagnai. Nel rivolgersi ieri a Giuseppe Conte a Palazzo Madama, l’economista della Lega ha messo in fila un discorso molto commentato sui social. Social che il senatore utilizza con larghezza; contestando al premier dimissionario di avere invece nei loro confronti “un atteggiamento di distanza”. Apprezzatissimo l’intervento di Bagnai dai numerosi follower e fan come plastica rappresentazione delle reali ragioni della sincope governativa; quanto deriso dai detrattori.

CHI SONO I GIUDA? 

Elenca, il presidente della Commissione Finanze della “camera alta”, le ragioni economiche del no al governo cadente. Ma, avverte, rivolgendosi a Conte: “Non siamo stati noi ad aprirla (questa crisi, ndr) che è stata aperta invece da chi le ha voltato le spalle quando ha iniziato a parlare in Aula e da chi sostanzialmente le ha votato contro una mozione che riguardava un’opera infrastrutturale cui aveva dato il suo sostegno”. Non servono sottotitoli: è chiaro riferimento a M5s e Tav.

E SE CONTE DÀ DELL’IRRESPONSABILE A SALVINI…

Bagnai quindi replica all’accusa di Conte rivolta a Matteo Salvini di mancanza di cultura istituzionale. Aveva appena dettato il premier: “Aprire la crisi in pieno agosto (… ) è un gesto di grave impudenza istituzionale, anzitutto irriguardoso nei confronti del Parlamento e in ogni caso suscettibile di precipitare il Paese in una vorticosa spirale di incertezza politica e instabilità finanziaria”. Parole che suonano come presunta difficoltà del prossimo governo a contrastare aumento dell’Iva e necessità di affrontare un eventuale esercizio provvisorio, “con un sistema economico esposto a speculazioni finanziarie e agli sbalzi dello spread”.

… BAGNAI RAMMENTA I 33 ESERCIZI PROVVISORI PASSATI

“L’Italia è andata in esercizio provvisorio 33 volte nel dopoguerra; la durata media delle precedenti legislature è stata di 4,3 anni; se non sbaglio, in otto anni ci sono state elezioni anticipate. Non siamo dunque nella patologia, ma nella fisiologia”, analizza Bagnai. Corretto. A fare i puntigliosi, si può però notare che in XVIII legislature, solo quattro volte la durata è stata inferiore ai mille giorni. Compresa la Costituente, che di giorni ne durò 586. Le altre, in ordine decrescente: 755 giorni (la XII), 732 (la XV), 722 (la XI).

L’EVENTUALE INEDITO: MAI SI È VOTATO IN OTTOBRE

Per la Lega è essenziale ridare subito la parola agli elettori. Urne a ottobre sarebbero un inedito per la storia repubblicana. In diciotto convocazioni la più tardiva rispetto a scrutini primaverili è stata quella del 26-27 giugno 1983. Si è votato una sola volta in pieno inverno, nel 2013 (24-25 febbraio). Due volte in marzo: 1994 e 2018. Quanto ai governi, pochi si sono insediati dopo ottobre. Sette per la precisione. Batte record il D’Alema II, ormai alla vigilia di Natale, che giurò il 22 dicembre 1999.

ESERCIZI PROVVISORI: L’ULTIMO NEL 1988

Quanto all’esercizio provvisorio, è stata prassi comune dal 1948 al 1968. Nel 1969 il governo Rumor riuscì a far approvare per tempo il bilancio. Così Moro nel 1976 e Andreotti nel 1977. Quindi si torna al vecchio costume, fino al 1984, quando il governo Craxi vota il bilancio nei tempi. Da allora gli esercizi provvisori sono stati utilizzati solo nel 1986 (Craxi) e nel 1988 (Goria).

E SE L’ESERCIZIO PROVVISORIO FACESSE BENE AI CONTI?

L’esercizio provvisorio è davvero una iattura? Nel 2006 il senatore a vita Giulio Andreotti (era il governo Prodi), disse: “L’esercizio provvisorio mica è lo stato d’assedio. Può essere vantaggioso perché si può risparmiare un po’”. L’anno dopo, Silvio Berlusconi utilizzò lo stesso argomento: “È bellissimo, si risparmiano un sacco di soldi”. Certo è passata un’epoca. Scrive il Sole 24 Ore, “negli ultimi anni, con i vincoli europei e l’elevato debito pubblico la misura avrebbe un impatto maggiore sui mercati”.

L’ALTRO INCIAMPO GIALLO-CONTE: I RAPPORTI OPACHI CON L’EUROPA

E di Europa, difatti, parla Bagnai. Rimproverando, ancora una volta, il governo uscente di avere mancato di trasparenza “nel negoziato con l’Europa”. Come aveva detto a Radio Padania a Ferragosto (qui il resoconto di Startmag.it), “la Camera ancora aspetta il testo della riforma del Mes, negoziato con opacità e senza il necessario coinvolgimento parlamentare”. Un trattato che “è costato all’Italia già più di 50 miliardi e – incalza – per quelli che si attardano sui costi della democrazia dirò che, a spanne, è costato quanto far funzionare il Parlamento mezzo secolo, ove mai a qualcuno desse fastidio far funzionare il Parlamento o magari chiamare le elezioni quando è necessario”.

“PREMIER SCHIERATO”

Bagnai contesta al governo un “atteggiamento molto schierato a difesa di un certo approccio finanziario”. Dice a Conte: “Mi ricordo che quando il 22 febbraio di quest’anno lei venne in Aula, difese a spada tratta la tesi sostenuta dalla Banca d’Italia a fronte di una interrogazione di un collega di Fratelli d’Italia, secondo cui la Banca d’Italia era proprietaria dell’oro degli italiani. Questa cosa mi sorprese e ancor più ci deve sorprendere ora che la stessa Bce, il 24 giugno, ha chiarito che le banche centrali hanno solo la detenzione e non la proprietà dell’oro che utilizzano per svolgere la loro attività (…) in quell’occasione lei, che era partito come avvocato del popolo, si era comportato in realtà da avvocato della Banca d’Italia e quello lo avevo apprezzato un po’ di meno”.

ATTACCO A TRIA, TECNICI E COMPAGNIA

“Ascoltiamo appelli ad essere salvati dal PD e veniamo accusati di aver tradito per motivi tattici questo governo che funzionava benissimo e di consegnare l’Italia in mano ai partiti delle tasse e della stagnazione. Alle persone che ci accusano dico che la finanziaria che un eventuale governo di responsabili potrà fare – responsabili si chiamano oggi gli ascari di Bruxelles, come sappiamo – non sarà molto peggiore di quello che sotto la sua guida saremmo stati costretti ad intestarci”. È l’incipit di un attacco al ministro dell’Economia: “Il ministro Tria aveva parlato di deficit molto contenuti e quindi fondamentalmente bisognava scordarsi un significativo taglio delle tasse”. Indicazioni di linea politica, rimprovera Bagnai, non previamente condivise da un ministro tecnico con tutta la maggioranza che sosteneva il governo, ma che “aveva trovato un’ampia condivisione e copertura perfino, con mio stupore, nella persona del vice premier Di Maio”.

MAI VOTO A UNA FINANZIARIA LACRIME E SANGUE

Ecco lo iato: “Per una finanziaria di questo tipo, allora, sinceramente non ci si poteva aspettare che ci sarebbe stato un assenso della Lega. Proprio perché la congiuntura non è favorevole, occorre visione, occorre coraggio e lei (Conte, ndr) ha deciso di non averne e non può chiederci di seguirla su questa strada”.

“NON POSSIAMO SOSTENERE UN GOVERNO PIÙ CONSERVATORE DEL FINANCIAL TIMES”

Bagnai cita Martin Sandbu che sul Financial Times esorta l’Europa a sbloccare le politiche fiscali: Sbotta: “Noi non possiamo sostenere un governo più conservatore del Financial Times. Francia e Germania si apprestano a violare delle regole irrazionali. E noi siamo vittime di un approccio che ci vuole sempre, per un malinteso complesso di inferiorità, essere più realisti del re. Questo è inaccettabile”.

QUESI SEGNALI DI AVVERTIMENTO CHE PALAZZO CHIGI NON AVREBBE COLTO

Con puntiglio, tra l’altro il senatore leghista rende noto di avere recentemente condiviso con Conte un tweet di Claudio Borghi che qualche anno fa ironizzava sulla vacua iattanza con cui il 19 dicembre 2013 l’allora presidente del Consiglio si vantava di aver concluso l’unione bancaria. Borghi diceva: non avete capito quello che avete fatto, vi correranno dietro con i forconi e tiferò per gli inseguitori. “In effetti, due anni dopo il Pd cadde su quell’unione bancaria, con le vicende di Banca Etruria e del bail-in anticipato”, l’analisi dell’economista.

“Questa condivisione – rammenta Bagnai al premier uscente – aveva un significato: sottolineare che la Lega non sarebbe stata disposta a fare errori simili e ricordarle anche che avrebbe trovato, almeno in un pezzo di questa maggioranza, economisti capaci di capire due anni prima cosa sarebbe successo due anni dopo”.

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