Economia

Ecco che cosa si dice in Leonardo (ex Finmeccanica)

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Ordini, smart working, interlocuzione col governo sulle risorse per il Recovery Fund, nomine interne e non solo. Tutti i dossier di Leonardo con le parole di Profumo

Ordini, smart working, interlocuzione col governo sulle risorse per il Recovery Fund, dossier Boeing-Grottaglie e nomine interne.

Sono alcuni dei tempi in ballo in casa di Leonardo, il gruppo ex Finmeccanica attivo nell’aerospazio e nella difesa. Ecco tutti i dettagli, partendo dalle parole di Profumo sull’andamento degli ordini.

LEONARDO TRA ORDINI E CORONAVIRUS

Durante l’emergenza legata alla diffusione del Coronavirus, “in Leonardo nessuno ha perso il posto di lavoro. Abbiamo tutelato tutti i nostri lavoratori. Non abbiamo più lavoratori a tempo determinato: li ho tutti regolarizzati a tempo indeterminato quando sono arrivato io. Esportando l’86% del nostro prodotto e non potendo viaggiare abbiamo ovviamente dei problemi, ma per il momento siamo stati in grado di gestire nel migliore dei modi questa situazione e devo dire che il portafoglio ordini continua a essere molto buono”, ha detto nei giorni scorsi il capo azienda di Leonardo, Alessandro Profumo, intervenendo in video-collegamento ad un incontro del Meeting di Rimini.

LO SMART WORKING SECONDO PROFUMO

Alla riapertura delle attività produttive e degli uffici il nodo smart working arriverà al pettine e le aziende dovranno stabilire quanto di emergenziale e quanto di strutturale l’esperienza di questi mesi lascia in eredità, ha scritto il Corriere della Sera dando conto dell’intervento di Profumo. «Penso che si libererà un 30% degli spazi ora occupati dagli uffici e ovviamente ci saranno forti conseguenze sul mercato immobiliare», ha aggiunto Profumo.

IL LAVORO DA REMOTO IN LEONARDO

Il lavoro da remoto in Leonardo (ex Finmeccanica) on dovrà interessare solo le donne, potrà essere modulato per cui si resta a casa magari solo due giorni la settimana, l’azienda dovrà provvedere a dotare il personale di tutti gli strumenti necessari, bisognerà fare attenzione agli enormi problemi di cybersecurity che la novità comporta. «La cosa certa è che tutto ciò cambia radicalmente l’assetto organizzativo degli uffici», sempre con una costante interlocuzione con i sindacati.

LE MANSIONI SECONDO PROFUMO

Ma al di là degli spazi le aziende dovranno fare i conti con quello che il ceo di Leonardo ha definito «cambiamento dei processi», perché è tutt’altro che scontato che il lavoro a distanza sia intelligente (smart). Secondo Profumo le mansioni più strettamente amministrative si possono decentrare più facilmente, più complicato è far lavorare da remoto 10 mila ingegneri che sono giustamente abituati al contatto quotidiano, alla verifica dello stato di avanzamento dei lavoro, a uno scambio interpersonale e creativo. Detto questo «in Leonardo nessuno ha perso il posto di lavoro» e sono stati stabilizzati i contratti a tempo determinato.

DOSSIER RECOVERY

Leonardo è in prima fila anche nel dialogo con il governo per delineare i settori in cui investire le risorse del Recovery Fund. Infatti il vertice dell’ex Finmeccanica sta partecipando a riunioni e interlocuzioni istituzionali sul tema. “I progetti delle partecipate pubbliche immediatamente cantierabili per il Recovery Plan italiano dovranno saranno sottoposti, per il tramite dei ministeri di competenza incaricati di raccogliere i singoli contributi, al vaglio dello “comitato direttivo” (steering committee) costituito dalla presidenza del Consiglio dei ministri e dai dicasteri dell’Economia e degli Affari Europei che avrà il compito di esaminare le proposte”, ha scritto nei giorni scorsi il Sole 24 Ore. Nei giorni scorsi si è tenuto del confronto, convocato dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e presieduto dal viceministro Stefano Buffagni (M5S) con il neo consigliere per la politica industriale, Elio Catania, nominato dal titolare del dicastero, Stefano Patuanelli (M5S), per delineare l’apporto delle aziende di Stato al piano di ripresa per accedere ai 209 miliardi del Recovery Fund.

LA RIUNIONE AL MISE ANCHE CON LEONARDO

Alla riunione – secondo la ricostruzione del Sole – c’erano oltre a Profumo di Leonardo Carlo Tamburi (Enel), Lucia Calvosa (Eni), Giampiero Massolo (Fincantieri), Andrea Viero e Domenico Arcuri (Invitalia), Marco Alverà e Nicola Bedin (Snam) e Stefano Donnarumma (Terna).

I DOSSIER IN CANTIERE

Il Mise, oltre ai già noti dossier sul piano Transizione 4.0, su nuovi incentivi fiscali per la produttività ed il rientro delle produzioni delocalizzate all’estero, sul Piano banda ultralarga ed sul prolungamento del superbonus per l’edilizia, “studia per il Recovery Plan progetti specifici per l’auto e la mobilità elettrica (qui Enel potrebbe giocare un ruolo), per la chimica “verde” (spazio per Eni ad esempio), per l’aerospazio e la difesa (Leonardo), per l’economia circolare, tema trasversale all’area di attività praticamente di tutte le partecipate”, ha aggiunto il Sole 24 Ore.

NODO BOEING A GROTTAGLIE

A tenere alta l’attenzione dei sindacati del comparto è la situazione nello stabilimento di Leonardo a Grottaglie, che sta registrando gli effetti del caso Boeing. Dal 6 agosto e sino a fine mese, nello stabilimento di Grottaglie di Leonardo è stata decisa una fermata collettiva per oltre 1.300 dipendenti diretti. Gli operai saranno collocati in ferie e per chi non le possiede saranno trovate altre soluzioni. Previste altre future fermate collettive: lo stabilimento di Grottaglie fermerà la produzione nel prossimo mese di dicembre e nella giornata di venerdì (non tutti) da settembre a novembre. Per ora, comunque, non è stata presa in considerazione la cassa integrazione (qui l’approfondimento di Start Magazine).

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