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Effetto Boeing per Leonardo-Finmeccanica?

Leonardo

Boeing rivede la produzione e le commesse. Che cosa succede nello stabilimento di Leonardo (ex Finmeccanica) a Grottaglie (Taranto)

Effetto Boeing su Leonardo, ex Finmeccanica, in Italia.

Nello stabilimento di Grottaglie (Taranto), dove si costruiscono due sezioni della fusoliera in fibra di carbonio del Boeing 787, si è fermata dai primi di agosto la produzione. Sono 1.300 gli operai che sono a casa. Fanno eccezione gli addetti alla manutenzione, costantemente presenti. Andiamo per gradi.

COSA ACCADE IN LEONARDO

Partiamo dai fatti. Dal 6 agosto e sino a fine mese, nello stabilimento di Grottaglie di Leonardo è stata decisa una fermata collettiva per oltre 1.300 dipendenti diretti. Gli operai saranno collocati in ferie e per chi non le possiede saranno trovate altre soluzioni.

NESSUNA CASSA INTEGRAZIONE

Previste altre future fermate collettive: lo stabilimento di Grottaglie fermerà la produzione nel prossimo mese di dicembre e nella giornata di venerdì (non tutti) da settembre a novembre. Per ora, comunque, non è stata presa in considerazione la cassa integrazione.

RIPRESA NEL 2023

Il futuro resta ancora incerto e nessuna soluzione può, al momento, essere esclusa. Secondo quanto dichiarato da Maurizio Rosini, direttore Operations Aerostrutture di Leonardo, l’impatto Covid “ce lo trascineremo per il 2020, 2021 e parte del 2022”. Leonardo prevede “un riavvio nel quarto trimestre 2022 per tornare nel 2023 alla pre crisi”.

EFFETTO BOEING

Le forti difficoltà per lo stabilimento di Grottaglie sono dovute all’effetto Boeing, alle prese con la crisi del trasporto aereo commerciale a causa del Coronavirus. L’azienda americana, infatti, ha annunciato nei giorni scorsi un taglio dal 2021 della produzione di grandi aerei commerciali, ovvero i jet 787 e 777.

La produzione del 787, secondo i piani di Boeing, verrà ridotta a 6 aerei al mese dal 2021: un colpo durissimo per lo stabilimento di Leonardo a Grottaglie dove vengono costruite due sezioni della fusoliera in fibra di carbonio.

IL COMMENTO DI GIURICIN

La fermata dello stabilimento pugliese, secondo Andrea Giuricin, economista ed esperto di trasporti, “dovrebbe fare preoccupare molto i nostri #politici” e “non nel senso che dovrebbero intervenire con qualche bonus aereo…”.

“Pochi sanno che in Puglia abbiamo un buon distretto legato all’aerospazio (non tanto per portare le burrate dalla #spazioporto) che ha un valore aggiunto molto elevato. Pochi sanno che il famoso 787 (uno degli aerei più efficienti per il lungo raggio) è in parte fatto in questo distretto”, ha scritto Giuricin in un post su Facebook.

“Invece di pensare al bonus spose, bonus divano, bonus più che ne ha, più ne metta, il #Governo dovrebbe pensare come riuscire a sviluppare e attrarre investimenti nell’aerospazio.
Nel settore stiamo vedendo una competizione globale per un settore che ha un’importanza rilevante per i benefici che può portare a tutta l’economia…”.

GAMBARDELLA: SERVE UN PIANO DI SOSTEGNO

Per Guglielmo Gambardella, coordinatore nazionale Uilm per l’aerospazio, “il perdurare della crisi del settore ed i tempi della ripresa del mercato metterà a dura prova la tenuta della filiera aeronautica italiana. È necessario che il Governo intervenga con un piano di sostegno e rilancio per tutte le aziende italiane fornitrici di componenti aeronautici ed i grandi player italiani sono chiamati ad assumersi la responsabilità di preservare la loro catena di fornitura”, ha scritto Gambardella.

FILIERA A RISCHIO

Il sindacalista è preoccupato per la filiera. La crisi si fa sentire, oltre che per Leonardo anche per Avio Aereo, con conseguenze importanti per l’intero settore. “Solo per citare qualche dato e per dare una dimensione al fenomeno – ha aggiunto Gambardella – riportiamo alcuni elementi utili: sono oltre 4000 i fornitori italiani, prevalentemente rappresentati da piccole e medie imprese, che supportano i 52 siti italiani di Leonardo e che caratterizzano, in alcuni casi, il tessuto produttivo di interi territori; sono oltre 1000 i fornitori che costituiscono la supply chain di Avio Aero per un volume complessivo di acquisti di circa 400 milioni di euro. Se consideriamo che il moltiplicatore occupazionale dichiarato per questo settore è pari a 3 (per ogni occupato nell’azienda primaria ci sono 3 posti di lavoro ad esso collegato) è chiaro che la questione potrebbe assumere una dimensione significativa con migliaia di posti di lavoro a rischio”.

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