Economia

Che cosa rischia l’Italia col Mes (e che cosa non dice Conte). Il commento di Polillo

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Rischiamo, come già successe nel 2011 (salvataggio della Grecia e delle banche irlandesi, portoghesi, spagnole e cipriote), di essere semplici portatori d’acqua. Forse non ci sarà stato un voto da parte del Conte. Ma il via libera fu dato nell’Euro summit del 21 giugno 2019 in cui era presente il premier. Il commento di Polillo

 

E’ polemica dura, a tratti violenta, tra il Presidente del consiglio, Giuseppe Conte, ed i principali esponenti dell’opposizione. “Pare che Conte abbia firmato un accordo per cambiare il fondo salva-Stati, di notte, di nascosto, un fondo ‘ammazza-Stati’, i giornalisti chiedano a Conte e Tria, se, senza l’autorizzazione del Parlamento, hanno dato l’okay dell’Italia, perché in quel caso sarebbe alto tradimento”. Matteo Salvini, via Facebook, lancia l’allarme sul nuovo accordo che il governo Conte avrebbe firmato in Ue “senza chiedere il via libera del Parlamento”. “Conte ha dato ok a riformare il Fondo salva stati (Mes) senza coinvolgere il Parlamento – aggiunge Giorgia Meloni – che entro dicembre sarà chiamato a ratificare questa nuova euro – follia: una super Troika onnipotente. Fdi farà barricate contro un ennesimo tradimento verso il popolo”. Parole pesanti come pietre.

Si spiega allora la reazione di Palazzo Chigi: “la Presidenza del Consiglio – riferiscono le fonti interne – ha l’obbligo di chiarire le notizie infondate e false diffuse, anche oggi, dal senatore Matteo Salvini. Innanzitutto, la revisione del Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) non è stata ancora sottoscritta né dall’Italia né dagli altri Paesi e non c’è stato ancora nessun voto del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, o degli altri Capi di Stato e di governo europei sul pacchetto complessivo di questa riforma. In definitiva, nessuna firma né di giorno né di notte”. E non è finita: “la sottoscrizione è calendarizzata per il prossimo mese di dicembre e il ministro dell’Economia Gualtieri ha già chiarito, per iscritto – viene inoltre precisato – la sua disponibilità a riferire alle Camere l’avanzamento dei lavori e a illustrare nel dettaglio i contenuti della riforma, anche con riguardo all’intero pacchetto. Si ricorda che, in ogni caso, il Parlamento ha un potere di veto sull’approvazione definitiva della revisione Trattato Mes e avrà modo di pronunciarsi in sede di ratifica, quindi prima di ogni determinazione finale in merito alla sua entrata in vigore”.

Quindi l’affondo finale: “il fatto che il senatore Salvini scopra solo adesso l’esistenza” di un negoziato sul Mes “è molto grave. Denota una imperdonabile trascuratezza per gli affari pubblici. Chi pretende di guidare l’Italia senza premurarsi di studiare i dossier dovrebbe quantomeno evitare di diffondere palesi falsità. Con la propaganda intrisa di menzogne non si curano certo gli interessi dei cittadini italiani”. Visto che egli “all’epoca era vicepresidente del Consiglio dei ministri nonché ministro dell’Interno e avrebbe dovuto prestare più attenzione per l’andamento di questo negoziato, tanto più che l’argomento è stato discusso in varie riunioni di maggioranza, alla presenza di vari rappresentanti della Lega (viceministri all’Economia e presidenti delle Commissioni competenti)”.

Una volta tanto, verrebbe da dire, l’argomento merita tutto lo scontro politico in atto. In effetti le modifiche ipotizzate dall’Eurogruppo richiedono una discussione approfondita. Se da un lato il Mes mira a creare una rete di sicurezza, di fronte alle prospettive di crisi; dall’altro i vantaggi sono asimmetrici. Premia i Paesi più solidi dal punto di vista finanziario, contenendo il rischio di un possibile contagio. Dall’altro rischia di determinare conseguenze drammatiche per quelli più esposti. E quindi per l’Italia. “Questa – ha fatto osservare il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco (The Economic and Monetary Union: Time to Break the Deadlock) – è una questione da trattare con cura. I vantaggi piccoli e incerti di un meccanismo di ristrutturazione del debito devono essere valutati rispetto all’enorme rischio che il semplice annuncio della sua introduzione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default, che potrebbero dimostrarsi auto avveranti”.

Quali i punti più controversi? La riforma in itinere sposta decisamente l’asse del potere economico, nell’Eurozona, dalla Commissione Europea al MES. Da una struttura, comunque sottoposta, seppure in modo imperfetto, al controllo democratico, ad una tecnostruttura del tutto autoreferenziale. Che può decidere di intervenire a favore dei Paesi in difficoltà, ma solo dopo aver fortemente condizionato la loro politica economica. Il che significa: forte contenimento della spesa o, alternativamente, aumento del prelievo fiscale. Comunque sia: una svolta profondamente deflazionistica. Solo allora saranno erogati i prestiti necessari.

Se ciò non dovesse avvenire, in accordo con i creditori, si dovrà giungere ad una ristrutturazione del debito. Come, non è ancora chiaro. Questa parte dell’eventuale accordo deve essere ancora perfezionata. Si pensa tuttavia a modificare le attuali procedure, in vigore in tutta l’eurozona, dal 2013. Attualmente è richiesto, per ogni tipologia di titoli, il voto preventivo di una maggioranza qualificata dei creditori. Procedura defaticante. Si pensa, invece, all’introduzione del “single-limb”: una sola votazione che porti alla ristrutturazione dello intero stock di debito. Cambierebbe quindi la platea di coloro che hanno diritto al voto, con conseguenze imprevedibili.

Dov’è l’inghippo? Nel fatto che tutto ciò non è gratis. Il capitale del Mes è pari ad 80 miliardi di euro, che possono raggiungere, in caso di necessità, i 704. L’Italia vi contribuisce per 14 miliardi, che possono arrivare a 125. Rischiamo, pertanto, ancora una volta, come già successe nel 2011 (salvataggio della Grecia e delle banche irlandesi, portoghesi, spagnole e cipriote), di essere semplici portatori d’acqua, che sono esclusi da ogni decisione. Per questo motivo la polemica in corso è così importante. Forse non ci sarà stato un voto da parte del Presidente del consiglio. Tuttavia il via libera fu dato nell’Euro summit del 21 giugno 2019 in cui, come si legge nel comunicato finale, si discusse delle “modifiche al trattato che istituisce il meccanismo europeo di stabilità Mes”, dando mandato all’Eurogruppo a “proseguire” ulteriormente. E che l’Italia fosse rappresentata da Giuseppe Conte è un fatto incontrovertibile.

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