Economia

Che cosa faranno i sindacati della Popolare Bari con De Gennaro?

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popolare di bari

Banca Popolare di Bari: gli iscritti alle organizzazioni dei lavoratori scappano, e nel capoluogo pugliese e a Potenza piangono. Fatti, nomi e indiscrezioni sull’istituto ora presieduto da De Gennaro

 

Ci sono due modi di interpretare il “mestiere” di sindacalista. Si può scegliere di svolgere l’attività sindacale nell’esclusivo interesse dei lavoratori oppure indossare la giacca di una sigla per poi approfittare del ruolo e trovare, laddove possibile, un tornaconto squisitamente personale. Nella seconda opzione, il sindacalista con la faccia tosta, per completare l’opera, deve condire il tutto anche con un pizzico di ipocrisia. Prendete il caso della Banca Popolare di Bari, commissariata a dicembre 2019 dopo decenni di malagestio legata alla famiglia Jacobini e poi salvata dal Mediocredito centrale col supporto del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Nelle scorse settimane, alcune organizzazioni sindacali dell’istituto si sono costituite parte civile nel processo che riguarda la vecchia gestione. Si tratta di First Cisl e Fisac Cgil.

Queste due organizzazioni per decenni hanno goduto di una sostanziale “esclusiva” sulle tessere degli iscritti. Le cronache degli ultimi giorni riferiscono infatti di una sorta di «stratagemma» aziendale: ai neoassunti veniva presentato, assieme al contratto di lavoro, il modulo di adesione a quelle due sigle. Non sfugge a nessuno che le tessere offerte sul piatto d’argento dall’azienda possono essere servite a massaggiare la controparte. Un sistema, quello delle iscrizioni ai sindacati contestuali alle assunzioni, che ha funzionato come un orologio svizzero dall’inizio degli anni 80 per alcuni decenni ovvero il periodo in cui la banca è stata portata al dissesto con un meccanismo di crescita anomala e conti sballati, ora al centro di inchieste giudiziarie e processi. Fatto sta che nessuno dei rappresentanti sindacali si è mai accorto di nulla oppure – altra ipotesi – si è girato dall’altra parte e non ha denunciato alcunché. Crescita esponenziale dei soci, valore delle azioni autodeterminato in assemblea, operazioni baciate, prestiti facili, sofferenze prima nascoste e poi deflagrate sui bilanci: nessuno ha visto nulla.

Dicevamo dell’ipocrisia: First Cisl e Fisac Cgil – da sigle dure e pure – si sono costituite parte civile nei processi contro la famiglia Jacobini. Per la verità, al momento, la Fisac non risulta aver dato seguito all’annuncio del 20 luglio. C’è da chiedersi, però, come mai quelle organizzazioni che oggi puntano il dito contro gli Jacobini non abbiano mai alzato nemmeno un dito prima, quando probabilmente ai tavoli sindacali facevano la guerra con le pistole d’acqua, lasciando le mani libere all’azienda nella gestione del personale.

Che il vertice dell’istituto avesse gioco facile coi sindacati è ormai noto e le soluzioni sul tavolo variegate. Per dire: nell’ottobre 2007, l’allora segretario generale della Fisac Cgil in Puglia, dipendente del Banco di Napoli, lasciò la Fisac Cgil e diventò capo del personale di PopBari. Il rapporto tra l’istituto e la Fisac era strettissimo: Franco Errico è stato per anni segretario generale aggiunto Fisac della regione Puglia e il figlio Gaetano è contemporaneamente il capo della Fisac della PopBari e dipendente dello stesso istituto con il grado di quadro direttivo. Errico, secondo indiscrezioni, ha chiesto aiuto ad alcuni personaggi di Foggia per fermare l’emorragia di iscritti. Ma il “sistema”, come rivelato in questi giorni dal quotidiano La Verità, era fatto anche di promozioni agli stessi sindacalisti, pochissime per automatismi contrattuali, quasi tutte per un teorico merito ovvero per risultati raggiunti sul campo da chi, però, in virtù dei permessi sindacali lavorava a scartamento ridotto.

Fin qui la storia. Il nuovo corso, adesso, è iniziato e più di qualcuno si interroga sulla capacità, di questi rappresentanti dei lavoratori, di sapersi confrontare con l’attuale vertice ed essere all’altezza di personaggi con il pelo sullo stomaco. Alla presidenza è stato chiamato Gianni De Gennaro. Uno che in passato ha contribuito a convincere il superboss mafioso Tommaso Buscetta a tornare dagli Stati Uniti in Italia per squadernare i dettagli di Cosa Nostra (dando il là al maxiprocesso a Palermo del 1985); uno che è stato, tra altro, Capo della Polizia, sottosegretario al governo con delega ai servizi, presidente di Leonardo, ex Finmeccanica (gruppo partecipato dal Tesoro e attivo nel campo della difesa e dell’aerospazio). Da alcuni giorni si mormora di un aggiornamento imminente del piano industriale, con nuovi tagli e nuovi esuberi. Si vedrà al primo incontro sindacale se il solito “noto personaggio” avrà il coraggio di registrare la riunione, facendola divulgare sul territorio in quanto non sa darsi pace perché non conta più nulla e ha perso una valanga di iscritti. E molti dipendenti e sindacalisti sono curiosi, poi, di aspettare gli interrogatori della famiglia Jacobini che durante il processo potrebbe far luce su decenni di rapporti tra l’azienda e i sindacati interni della Popolare di Bari.

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