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Cdp, tutti i subbugli nella maggioranza draghiana sulle nomine in Nexi-Sia

Nexi Sia

Perché i partiti di governo – specie Italia Viva – borbottano per le scelte di Tesoro e Cdp nel cda della nuova Nexi nata dalla fusione per incorporazione di Sia? Fatti, nomi e rumors

Nexi-Sia, ai più, dice poco o niente. Anche in Parlamento. Eppure nei partiti, almeno in chi si occupa di economia, finanza e nomine, se ne parla intensamente e furiosamente.

Che cosa è successo?

Sia era attiva nelle piattaforme tecnologiche per mercati finanziarie e banche centrali (controllata dalla Cassa depositi e prestiti e da Poste Italiane) e in un’operazione di sistema caldeggiata fin dal governo Conte 1 è stata fusa nella società privata Nexi, leader nei pagamenti elettronici.

Dalla fusione è nata quella che dai comunicati ufficiali viene definita la “PayTech italiana leader in Europa”, ossia “un nuovo polo tecnologico e di innovazione digitale che garantirà un portafoglio di soluzioni, tecnologie e competenze best in class su tutte le aree dei pagamenti digitali, in Italia e in Europa”.

Il 16 dicembre scorso sono stati sottoscritti l’atto di fusione di Sia in Nexi e tutti gli ulteriori accordi previsti dalla fusione, ha comunicato il gruppo Nexi, a seguito dell’annuncio dell’11 febbraio scorso, con cui si dava atto della sottoscrizione dell’accordo definitivo relativo all’operazione di fusione per incorporazione di Sia in Nexi.

La fusione, che segue quella con Nets completata il 1 luglio scorso, consentirà a Nexi di consolidarsi come la paytech italiana leader a livello europeo, una realtà da circa 2,9 miliardi di ricavi e 1,5 miliardi di Ebitda su base aggregata pro-forma al 31 dicembre 2020 incluse le sinergie a regime, mette per iscritto il gruppo guidato dall’amministratore delegato Paolo Bertoluzzo, già a capo di Nexi ante fusione.

Un gruppo che avrà “un posizionamento unico per sviluppare nuove partnership con banche ed esercenti nei mercati di riferimento e in Europa”.

Cassa depositi e prestiti (controllata dal ministero dell’Economia e partecipata dalle fondazioni bancarie) sarà “anchor investor a supporto dello sviluppo strategico in Italia e in Europa, con una quota indiretta del 17% circa”, mentre i fondi stranieri avranno circa il 35% della nuova Nexi.

Secondo il patto parasociale sottoscritto, Cdp Equity e Fsi Investimenti hanno designato questi amministratori di Nexi: Fabio Massoli (Deputy Chief Financial Officer di Cdp), Francesco Pettenati (capo dello staff di Scannapieco), Michaela Castelli (presidente di Acea), Marinella Soldi (presidente della Rai), Marina Natale (ceo della sgr Amco del Tesoro) e Maurizio Cereda (senior advisor della Cdp guidata da Scannapieco).

“La scelta fatta da Cdp e dal ministro è stata quella di nominare tutti burocrati insieme a manager e consulenti di dell’ente di via Goito. E soprattutto nessuno esperto del settore bancario e di quello più specifico dei pagamenti”, ha notato Tag43 diretto da Paolo Madron: “Gli esclusi sono Massimo Sarmi, che era stato nominato in quota Lega, già amministratore delegato di Poste Italiane e di Bancoposta. Andrea Cardamone, ex ceo e fondatore della banca Widiba, in quota 5 Stelle. Andrea Pellegrini, ex banchiere d’affari e consulente di fiducia di Fabrizio Palermo (ex amministratore delegato di Cdp). Carmine Viola, docente di Economia all’università del Salento, su indicazione del Pd. Federico Lovadina, presidente di Sia, in quota renziana, socio di studio del fratello della deputata Maria Elena Boschi”.

Soprattutto l’esclusione di Lovadina ha provocato tumulti innescati dai renziani.

Ma chi è Lovadina?

Già in cda di peso come quello di Ferrovie dello Stato e attuale consigliere di amministrazione del gruppo Prelios presieduto da Fabrizio Palenzona e controllato da fondi americani con sede nel Delaware, Lovadina è un avvocato toscano che ha fondato uno studio legale con il senatore Francesco Bonifazi – tesoriere del Pd quando era guidato da Matteo Renzi e ora tesoriere di Italia Viva – dopo un’esperienza nello studio Tombari (dove ha mosso i primi passi professionali anche l’ex ministro Maria Elena Boschi, ora esponente di spicco del neonato movimento renziano Italia Viva).

In ambienti finanziari milanesi si fa notare come anche la società quotata Nexi abbia radici toscane: ha rilevato una parte della società Bassilichi, in passato della omonima famiglia, e in rapporti con il mondo renziano.

Per questo appare verosimile l’indiscrezione raccolta da Startmag – di cui si parla in ambienti governativi – di una telefonata renziana molto irata ai vertici del ministero dell’Economia per le scelte fatte con la Cdp di Scannapieco.

Rimostranze – giunte al Tesoro in maniera più felpata anche da altri partiti – che si basano su una considerazione: il precedente cda di Sia dopo l’uscita dell’ex numero uno di Sia, Nicola Cordone, ha di fatto traghettato la società verso la fusione in Nexi come da input e in accordo proprio con il Tesoro. Ma nonostante questo, nessun membro del vecchio board di Sia è stato inserito dal Mef nel consiglio di amministrazione del gruppo nato dall’incorporazione di Sia in Nexi.

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