Economia

Cdp, Mcc, Mps, Popolare di Bari. Torna lo Stato padrone? Botta e Risposta con Cingolani

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Il caso Banca Popolare di Bari (e non solo) visto dall’editorialista Stefano Cingolani nel “Botta e risposta” con il direttore di Start, Michele Arnese

Iniziamo con una provocazione. Che ne sarebbe dell’Italia senza la Cdp controllata dal Tesoro, senza Mcc del Mef, senza Invitalia del Tesoro, senza Poste, senza Leonardo, senza Eni ecc? Tutti gruppi controllati o partecipati dallo Stato. Senza la mano pubblica che ne sarebbe di Ilva, Alitalia, Mps, Popolare di Bari ecc ecc? Ti confesso che da tempo il mio giovanile credo liberistico barcolla anche vedendo il ruolo propulsivo – diretto o indiretto – che ha lo Stato in molti grandi Stati…

E adesso ti provoco io: quando Margaret Thatcher prese il potere nel 1979, Deng Xiaoping con la sua parabola dei gatti rossi o neri purché acchiappino i topi, apriva la strada a un’epoca priva di ideologie totalizzanti e di re taumaturghi. Ma non molti lo hanno capito. Lo Stato ha sempre avuto un ruolo anche nell’economia capitalistica, talvolta propulsivo altre volte regressivo.

E quindi?

La questione riguarda la proprietà, cioè se un’azienda posseduta dallo Stato e guidata con una logica politica funziona meglio di un’azienda privata guidata da una logica di mercato. Io credo che anche un’azienda pubblica debba chiudere i conti portando a casa un utile altrimenti distrugge ricchezza e nel caso di una impresa pubblica ciò ricade su tutti noi. In questo caso il gatto in rosso ha perso il suo topo.

Torniamo alla cronaca. Vedo molti giustamente critici sulla nazionalizzazione de facto della Popolare di Bari tramite Mcc controllato da Invitalia del Mef. secondo il piano governo. Però l’Osservatorio di Cottarelli ha calcolato che lo Stato ha stanziato fìno a 18,5 miliardi di euro per salvare le banche. E vogliamo ricordare che il Tesoro ha già il controllo di una banca – e che banca – come Mps? Dove peraltro il Tesoro sta perdendo già oltre 5 miliardi di euro secondo i calcoli del Sole 24 Ore. Perché Siena sì e Bari no?

Ogni regola ha una eccezione. Lo Stato possiede il Mps. E’ stata una scelta d’emergenza e deve restare temporanea (anche se purtroppo i tempi si allungano). Si può fare una eccezione per una delle prime banche italiane che ha un impatto sistemico ben diverso dalla Popolare di Bari la cui quota di mercato è molto piccola. Lo Stato deve comprare ogni banchetta mal gestita? E chi paga, sempre Pantalone cioè i lavoratori dipendenti ai quali le tasse vengono tolte dal salario?

Bankitalia ha commissariato la Bari. Eppure aveva dato il via libera a Vincenzo De Bustis al vertice della Popolare dopo che già per 5 anni era stato direttore generale all’ombra di Jacobini ed era anche sotto sanzione. Forse non sbaglia Nicola Borzi ex Sole 24 Ore che ha scritto: Bankitalia e Consob hanno dormito (non solo sulla Bari).

Vuoi insinuare che De Bustis è stato favorito perché dalemiano o di sinistra? E allora Zonin? No, credo che sia prevalsa l’idea di tirare avanti senza provocare scosse. Invece le scosse ci vogliono altrimenti nulla cambia. E il sistema bancario italiano deve cambiare per amore o per forza. I salvataggi di aziende decotte rovinano solo l’economia.

La Vigilanza che doveva stangare da tempo il deus ex machina della Bari, Marco Jacobini, era la stessa Vigilanza che disse a Jacobini di comprare la Tercas – la Cassa di risparmio di Teramo – per evitare un disastro finanziario (a beneficio anche della Banca d’Italia, si è scoperto giorni fa). Jacobini disse di sì e il bubbone Tercas ha contribuito a incancrenire i conti della Popolare di Bari. Un bel quadretto…

La Popolare è entrata in crisi molto prima. E non credo che avrebbe potuto mascherare ancora a lungo le proprie debolezze. Tuttavia, la Vigilanza ha ceduto allo spirito del tempo, si è illusa che crescendo la Popolare di Bari avrebbe potuto avere un peso specifico maggiore e risolvere i suoi problemi per così dire dall’interno. Ricordo che la stessa idea era sorta anche con la Popolare di Vicenza. Per non parlare di Mps e Antonveneta. Bankitalia vuole stimolare la concentrazione in un sistema bancario frantumato in microaziende, ma deve accettare che molte di esse vanno chiuse. Anche in Italia debbono restare poche grandi banche generaliste e molte banche specializzate, focalizzate in servizi e business specifici.

Ieri Repubblica ha svelato: “Indagato l’ex presidente della Pop Bari per corruzione. Faro sui legami con Bankitalia”.

Ci sono state pressioni politiche o conflitti d’interesse? Non so, le questure sono in azione, speriamo che non facciano pasticci o errori grossolani come in altre situazioni. Ma secondo me lo sbaglio è a monte. Si dice: la banca non è un’azienda come le altre; tuttavia è un’azienda e deve gestire in modo efficiente e oculato una merce molto particolare come il denaro altrui. Se lo fa male va sanzionata. Tutte le crisi bancarie italiane hanno coinvolto banche popolari o casse di risparmio locali. Certo, ha pesato la recessione, ma questi banchieri di provincia non mi pare abbiano dato grandi prove, siano essi Jacobini, De Bustis, Berneschi o Consoli. 

Insisto: la Vigilanza ha davvero fatto tutto quello che doveva?

Io credo che via Nazionale in tutti questi casi sia stata attenta, ma abbia indossato il guanto di velluto rinunciando al pugno di ferro finché possibile; queste banche non sono troppo grandi per fallire, però sono troppo intrecciate con il mondo politico nazionale o locale per non scottarsi le dita. Lo stesso mondo politico (e mediatico) che ogni qualvolta scoppia un bubbone risponde con il salvataggio dei propri clientes chiamandoli “piccoli risparmiatori”. Ovviamente ignari di tutto.

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