Economia

Carige, ecco perché Malacalza vuole processare la Bce

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Tutte le accuse di Malacalza verso la Bce sul dossier Banca Carige. L’articolo di Giuseppe Liturri

 

Prima o poi doveva accadere. I 4 anni terribili per il nostro sistema bancario, cominciati a novembre 2015 con la risoluzione di quattro piccole banche e terminati con il passaggio di Banca Carige sotto il controllo del Fondo Interbancario per la tutela dei depositi (Fitd), non potevano non lasciare strascichi giudiziari nei rapporti con gli organi di vigilanza europei ed italiani.

Alla sostanziale liquidazione con sacrificio di azionisti ed obbligazionisti subordinati di quelle quattro banche, seguirono i dissesti di Veneto Banca, Popolare di Vicenza, la ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena e l’ingresso del Mediocredito Centrale in Popolare Bari, anche in questo caso con l’azzeramento degli azionisti.

Ora ci pensa la famiglia Malacalza, già azionista di riferimento di Banca Carige, a presentare il conto alla Bce, richiedendo un risarcimento danni di 875 milioni di euro (870 per Malacalza Investimenti srl e 5 per Vittorio Malacalza).

Il 3 marzo 2021 (pubblicato il 16 aprile) è stato infatti depositato presso la Corte di Giustizia della Ue un ricorso che inchioda la Vigilanza di Francoforte davanti a pesantissime accuse. In pratica si imputa alla Bce di aver rappresentato le prospettive della banca in modo tale da aver creato un legittimo affidamento nei Malacalza che li ha portati ad investire ingenti risorse finanziarie in aumenti di capitale. Salvo poi concorrere a distruggerli con “comportamenti e con l’emanazione di provvedimenti contraddittori, impositivi di misure ingiustificate, sproporzionate”.

Si tratta sia di “omissioni di interventi doverosi, sia in positive condotte pregiudizievoli”.

In particolare:

  1. si lamenta inoltre che la BCE abbia effettuato impropri condizionamenti e ingerenze nei processi di governance della Banca”.
  2. Si contesta altresì alla BCE di aver concorso a creare i presupposti che la stessa Autorità ha posto a fondamento della propria illegittima decisione di assoggettamento della Banca ad Amministrazione straordinaria
  3. Si contesta la “illegittimità dei provvedimenti della BCE che avrebbero imposto la dismissione di crediti deteriorati, in modo e in misura ingiustificati, sproporzionati e contrastanti con il principio di parità di trattamento e di altri princìpi
  4. Infine, si denuncia il “contrasto, sotto vari profili, dei comportamenti e dei provvedimenti della BCE con i doveri inerenti alle sue funzioni di vigilanza, anche in relazione alla salvaguardia della sana e prudente gestione delle banche”.

Un durissimo J’accuse basato sugli articoli 268 e 340 del TFUE, che prevedono la responsabilità extracontrattuale delle istituzioni europee ed il conseguente diritto al risarcimento dei danni per loro comportamenti illeciti. Qualcosa di paragonabile alla responsabilità aquiliana ex articolo 2043 del Codice Civile.

Quando la banca genovese venne commissariata da Francoforte ad inizio 2019, i Malacalza avevano già investito centinaia di milioni in ripetuti aumenti di capitale ed avevano sempre visto frustrati i piani di risanamento dalla Vigilanza che richiedeva ogni volta nuove e crescenti svalutazioni dei crediti deteriorati.

Fino a giungere all’epilogo che ha determinato il sostanziale azzeramento della partecipazione dei Malacalza.

La banca genovese è stata solo l’ultima vittima di un’azione di vigilanza pro ciclica che essa stessa ha creato i presupposti per il dissesto della banca. Richiedere massicce e rapide dismissioni di crediti deteriorati ha generato l’immediato risultato di creare perdite certe e fabbisogni di capitale aggiuntivi, oltre a creare una fatale crisi di fiducia in depositanti e clienti della banca. Con ciò favorendo la più classica delle profezie autoavveranti.

Ovviamente è impossibile formulare ipotesi sull’esito del ricorso, ma è bene che si faccia luce sul comportamento di chi avrebbe dovuto vigilare quando era il momento di farlo ed invece si è poi accanito sul malato, somministrandogli solo un fatale salasso.

Anche perché si prospetta una nuova stagione di difficoltà per i bilanci delle banche in conseguenza dell’ondata di sofferenze provocate dalla crisi economica post Covid, ed è bene che si evitino gli errori della crisi precedente.

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