Economia

Tutte le soavi bordate di Paolo Savona a banchieri, istituzioni e magistratura

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Non mancano le stilettate a politici, giornalisti, banchieri, manager e vertici delle istituzioni nel libro “Come un incubo e come un sogno” scritto da Paolo Savona e appena uscito per le edizioni Rubbettino.

Nei giorni in cui il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha detto no a Savona come ministro dell’Economia del governo M5S-Lega, dalla lettura del libro dell’economista emergono dettagli, nomi, ricostruzioni e critiche che – forse – hanno avuto un peso nella decisione del Quirinale.

Ecco di seguito, cronologicamente, alcuni degli episodi salienti della biografia di Savona raccontata dallo stesso Savona (oltre a quelli relativi ai casi di Banca Etruria e Tercas accennati già in questo articolo con rilievi chiari verso Bankitalia e Abi).

ILVA

(Savona per un anno, dall’aprile 1993, è ministro dell’Industria nel governo Ciampi)

Sulla «Repubblica» di Scalfari vengo accusato di dirigismo nel riordino delle partecipazioni statali, facendo specifico riferimento alla mia difesa del IV forno di Taranto. Ho risposto per iscritto che «non sono il postino del Piano ILVA presso la Comunità, né il portaparola dell’IRI, curo gli interessi generali del Paese». Il 16 settembre Prodi mi comunica che l’ILVA perderà 5.500 mld di lire nel 1993, rispetto ai 2.000 mld degli anni passati. Già stavano «bivaccando» in previsione della cessione. Quando subentrò Riva, in sei mesi tornò all’utile disdicendo i lucrosi contratti di servizio che erano stati stipulati con i sodali di partito o amici personali dei dirigenti pubblici.

PAROLA DI MINISTRO

(Savona per un anno, dall’aprile 1993, è ministro dell’Industria nel governo Ciampi)

L’insieme dei provvedimenti conferma l’esistenza di una forte presenza pubblica generatrice di rendite, sulla quale il governo dei tecnici si sarebbe dovuto impegnare per ridurla, mentre in essa si è per buona parte adagiato, trovandomi in netta minoranza.

LE PRIVATIZZAZIONI

(Savona per un anno, dall’aprile 1993, è ministro dell’Industria nel governo Ciampi)

L’avvio delle procedure di privatizzazione fu faticoso e per la gran parte maturarono dopo la fine del governo Ciampi, finendo in prevalenza per finanziare spesa corrente e non per rimborsare il debito pubblico. Mancò una visione di insieme di livello superiore. Non fu neanche ottemperato l’indirizzo indicato nell’ordine del giorno approvato dal Parlamento.

I TELEFONINI

(Savona per un anno, dall’aprile 1993, è ministro dell’Industria nel governo Ciampi)

L’aggiudicazione della concessione per il secondo telefonino fu la definitiva chiusura delle mie attese di riequilibrare rendita e profitto e l’asse europeo franco-tedesco. Si mosse il mondo, in particolare «Repubblica» e «l’Espresso», ben rappresentato a Palazzo Chigi da Manzella.

IL DOPO FAZIO

Il mantenimento di queste procedure legali aperte mi costò molte umiliazioni e mi impedì di concorrere alla nomina di governatore della Banca d’Italia dopo le dimissioni di Fazio. La nomina di Fazio beneficiò nel 1993 della mia chiamata a ministro dell’Industria e quella di Draghi nel 2005 dell’inchiesta aperta dalla magistratura; egli, scherzando, mi disse «Ho preso il tuo posto». Tuttora mi domando se l’incarico di ministro e l’inchiesta della magistratura non abbiano avuto la stessa matrice di bloccare la mia ascesa nel posto dove potevo vantare una qualche competenza.

PRESIDENZA DI BANCA DI ROMA

(Nell’ottobre 2007 Savona diventa presidente della Banca di Roma)

L’atto di fusione fu firmato presso la Borsa di Milano il 25 ottobre 2007 e pensavo di tornare in cima al sistema bancario dopo le tristi vicende in BNL e con la magistratura, ma Unicredit mi privò dei poteri propri del presidente, pur patendone le grane che a distanza di un decennio non sono ancora finite e ancora subisco: la solita magistratura solerte mi indaga per usura per crediti concessi da direttori di filiale della Banca, sui quali non avevo alcun potere né di direttiva, né di controllo; invece di accettare questo mio status, rigettare subito le accuse rivolte da debitori insolventi che beneficiano della sospensione del loro debito nel corso della pluriennale procedura di indagine o di chiamare in causa chi era effettivamente responsabile delle decisioni e dei controlli, la magistratura ha dato avvio a costose procedure che finiscono nel nulla.

I veri responsabili sono stati chiamati a incarichi bancari prestigiosi nonostante abbiano lasciato Unicredit in condizioni precarie, perdendo il capitale, e i magistrati inquirenti continuano a fare le loro carriere indisturbati. Nel corso della mia esperienza al Banco di Roma ebbi chiara la sensazione che Unicredit fosse un gruppo fuori controllo, come di seguito emerse. I responsabili di questa cattiva gestione che ha portato a fantastiche perdite sono stati sostituiti, lasciando le posizioni con non meno fantastiche liquidazioni. Pur di sbarazzarsi di me, un grillo parlante, sciolsero il Banco e propiziarono il mio ritorno al Fondo tutela depositi; dopo pochi anni al primo rinnovo da questo incarico il rappresentante di Unicredit votò contro, alleandosi con una persona mediocre che rappresentava Banca Intesa Sanpaolo, anch’esso presto sostituito.

Nessuno dei dirigenti di allora è ancora in Unicredit, ma vivono benissimo con i lauti emolumenti ricevuti, mentre io, ancora una volta, andai via senza alcuna liquidazione.

PAOLO SAVONA: ECCO PERCHE’ HO SUBITO UN TORTO DA MATTARELLA

TUTTI GLI ULTIMI APPROFONDIMENTI DI START MAGAZINE SUL CASO SAVONA:

(SERGIO MATTARELLA, IL PIANO DI B DI PAOLO SAVONA E LE LEZIONI NO EURO DI GIORGETTI. L’ARTICOLO DI MICHELE ARNESE)

(TUTTI GLI ATTRITI CON VISCO, PATUELLI SU BANCA ETRURIA, TERCAS E NON SOLO. PARLA SAVONA)

(CHE COSA CONSIGLIO’ SAVONA A MATTARELLA, CHE NON ASCOLTO’. L’ARTICOLO DI MARCO VALERIO LO PRETE)

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