Economia

Bcc, ecco i subbugli in Ccb su Bce, piccole banche e nocciolini duri

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Stupore in ambienti degli Istituti centrali, fra Roma e Francoforte. Sbigottimento in alcune Bcc. Irritazione ai piani alti di Cassa centrale banca.

Sono questi i sentimenti che pervadono Vigilanza e molti banchieri del mondo Bcc per le esternazioni a sorpresa di Carlo Antiga, vicepresidente vicario del gruppo Cassa centrale banca (Ccb).

Che cosa ha detto Antiga al Giornale di Vicenza tanto da far scatenare cotante reazioni al momento solo informali?

«Siamo partiti in 122 banche, ora siamo in 84 grazie ad una forte politica di aggregazione che ha anticipato la nascita del gruppo. E arriveremo a meno di 50 banche in tre anni», ha annunciato Antiga, presidente della Bcc trevigiana Prealpi e unico veneto a sedere nel Consiglio del neonato gruppo bancario Cassa centrale, alternativo ad Iccrea, di cui ricopre il ruolo di vicepresidente vicario.

“Il Veneto con 9 banche (tra cui Bcc Alto Vicentino e Centroveneto Bassano Banca) ha il suo peso nella logica di condividere le strategie con trentini e friulani. Diciamo che il Nordest, anche per masse operative ed attività, insieme con le banche lombarde ed emiliane ha un ruolo rilevante”, ha aggiunto.

Il vicepresidente vicario di Ccb ha indicato una sorta di controllo di fatto del gruppo cooperativo. In sostanza Antiga ha parlato come se la strategia del gruppo fosse decisa dal nordest che, insieme ad alcune banche della Lombardia e dell’Emilia Romagna, potrebbe avere un potere sul gruppo. È pacifico, invece, che le strategie di Ccb dovrebbe deciderle il consiglio di amministrazione della capogruppo.

Ma in base alla normativa bancaria qualsiasi accordo, associazioni o patto, in qualunque modo formato, che rappresenti più del 10% del capitale sociale di una banca, dovrebbe essere comunicato all’organo di vigilanza che dovrebbe autorizzarlo. Quindi se vi fosse un patto tra le Bcc del nordest dovrebbe essere noto ed autorizzato.

Inoltre, nel caso specifico dei gruppi bancari cooperativi, esiste una norma che vieta alle Bcc di controllare la capogruppo, significa che al massimo, qualsiasi accordo (anche verbale) tra Bcc può arrivare al 49,9% e deve essere comunicato e autorizzato da Bankitalia. E’ questo il caso?

Anche altre considerazioni del vicepresidente vicario di Ccb hanno sortito quanto meno stupore: “Nel nostro gruppo la gran parte delle banche ha il “semaforo verde”. Meno del 10% sono state classificate “gialle”, cioè corrono qualche rischio, ma il gruppo ha preso per mano tutte le realtà con interventi diretti o prevedendo aggregazioni”. Una sorta di pagella che ha destato irritazioni in alcune delle Bcc bollate come “gialle”.

Un atto di sincerità, con tutta probabilità. Ma che dire di un’altra esternazione? “Per noi è importante avere meno banche ma più strutturate. Però, a differenza del passato, la scelta non nasce dall’emergenza di soccorrere banche in difficoltà bensì da una politica dettata dall’efficienza voluta anche dalla Bce, da cui siamo vigilati, e che ci porterà in due/tre anni da 84 a meno di 50 banche”.

In sostanza il vicepresidente vicario di Cassa centrale banca svela qual è già l’obiettivo della Bce. Tra Roma e Milano, negli ambienti del credito cooperativo, si spera che nessuno a Francoforte, sede della Banca centrale europea, legga il Giornale di Vicenza.

Ma c’è chi dice che la Vigilanza abbia letto e sia rimasta basita.

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