Economia

Bcc, ecco perché Iccrea e Ccb si stanno scornando

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Tensioni sempre più consistenti nel mondo delle Banche di credito cooperativo tra i due colossi Iccrea e Cassa centrale banca (Ccb).

Oggetto del contendere? Le azioni di Iccrea detenute da Ccb e le modifiche statutarie in cantiere in Iccrea.

Vediamo che cosa è successo ieri e le ipotesi sui motivi delle fibrillazioni tra i due gruppi.

Ieri, termine ultimo come previsto, Iccrea non ha risposto alla proposta di Cassa Centrale Banca (Ccb) per la cessione del pacchetto di azioni della banca romana (poco più del 20% del capitale) detenute dalla concorrente trentina che da una settimana è diventata la prima capogruppo di un gruppo bancario cooperativo italiano.

La conseguenza è che giovedì prossimo nel corso dell’assemblea Iccrea – ha scritto l’agenzia Radiocor – Ccb e le bcc affiliate ancora azioniste Iccrea voteranno contro la proposta di modifiche statutarie dalla banca presieduta da Giulio Magagni.

PERCHE’ CCB VOTERA’ NO

Un voto contrario, quello delle Bcc di Cassa centrale, che punta all’esercizio del diritto di recesso che Ccb e le altre bcc del gruppo chiedono ad un prezzo di 52,8 euro per azione, prezzo pagato da Iccrea alle banche capeggiate dalla Bcc di Civitanova Marche e Montecosaro (ora Banco Marchigiano), tra cui la big Chianti Banca, in occasione della fusione inversa di Iccrea Holding in Iccrea Banca deliberata il 12 luglio 2016.

LE MODIFICHE STATUTARIE

Le modifiche statutarie proposte da Iccrea sono in gran parte dovute per adeguarsi alla legge di riforma delle banche di credito cooperativo e funzionali quindi e alla prossima trasformazione di Iccrea da banca di secondo livello a capogruppo di un gruppo bancario cooperativo, ha ricordato Radiocor. Trasformazione che si perfezionerà entro fine gennaio.

I NO DI CCB A ICCREA

Tra le proposte di modifiche statutarie ce ne sono alcune che “non risultano propedeutiche o necessarie” ad assumere il ruolo di capogruppo, secondo quanto scritto dal presidente Ccb Giorgio Fracalossi in una lettera inviata a Iccrea e alla Banca d’Italia lo scorso 31 dicembre.

IL NODO DEL TETTO

Tra queste proposte definite non necessarie c’è quella della sterilizzazione del diritto di voto sopra il 10% del capitale che danneggia proprio Cassa centrale banca. Per questo Ccb si attende di vendere la parte che va oltre il 10% a un prezzo congruo. Ma Iccrea – secondo le indiscrezioni raccolte da Start Magazine – punta ad acquisire le azioni di Ccb a un valore più basso di quello atteso da Cassa centrale.

I NUMERI IN BALLO

Il valore del pacchetto Iccrea in mano a Ccb e alle sue affiliate, al prezzo richiesto di 52,8 euro, è di circa 240 milioni, non lontano dall’importo della ricapitalizzazione (250 milioni) che Iccrea proporrà giovedì ai soci in un altro punto all’ordine del giorno dell’assemblea.

I RUMORS SU BCC DI ROMA E MILANO

Nel mondo cooperativo c’è anche chi sostiene che non c’è ancora il via libera assembleare affinché Iccrea possa acquisire azioni proprie. Mentre oggi il Corriere del Trentino ha avanzato un’altra ipotesi: alla base dello stallo in casa di Iccrea ci sarebbe lo scontro per la successione alla presidenza ora ricoperta di Giulio Magagni, che non sarà con tutta probabilità confermato ma che farà parte del prossimo cda. Come svelato giorni fa da Start, c’è una latente contrapposizione tra Bcc del centrosud capitanate dalla Bcc di Roma e quelle del nord (capeggiate dalla Bcc di Milano). E chi acquisterà le azioni ora di Ccb potrà avere più voce in capitolo sui futuri assetti di Iccrea.

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