Economia

Bcc, ecco come sarà il gruppo Iccrea

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L’articolo di Anna Messia, giornalista di Mf/Milano finanza, sulle prossime mosse del gruppo Iccrea per le Banche di credito cooperativo (Bcc)

Poteri nella scelta degli organi amministrativi e nella concessione del credito, oltre al diritto di un rappresentante della capogruppo di prendere la parola sia durante le assemblee sia nei consigli di amministrazione delle banche affiliate. Si alza il velo sulle caratteristiche del gruppo bancario Iccrea.

ECCO LE REGOLE PER LE BCC CHE VOGLIONO ADERIRE A ICCREA

In questi giorni il fascicolo sul contratto di coesione che fissa le regole del nuovo gruppo destinato a diventare la prima banca locale del Paese, è stato spedito ai consigli di amministrazione dalle 144 bcc che hanno scelto di aderire a Iccrea, tra cui la bcc di Roma, Emil banca, Chiantibanca o Bcc d’Alba.

TUTTE LE TAPPE PER L’ADESIONE A ICCREA

Un documento, consultato da MF-Milano Finanza, che dovrà ora essere approvato dai cda delle banche, presumibilmente entro novembre, per poi passare al voto delle assemblee straordinarie che dovranno dare il loro disco verde entro dicembre e modificare gli statuti.

LE LIMATURE NECESSARIE

Non si tratta ancora di una versione definitiva, perché il documento dovrà essere ulteriormente aggiornato alla luce del decreto Milleproroghe che ha allungato il termine della riforma di 180 giorni e ha innalzato per esempio al 60% la quota minima della capogruppo detenuta dalle banche di credito cooperativo aderenti. Ma le fondamenta del nuovo assetto sono ben definite, non senza creare qualche preoccupazioni tra gli aderenti sui poteri assegnati alla capogruppo che, almeno sulla carta, sembrano decisamente ampi.

IL POTERE DI VETO

Molto dipenderà, ovviamente, da come le nuove norme verranno applicate concretamente ma tra gli articoli previsti c’è per esempio quello che fissa un potere di veto riguardo agli organi di amministrazione e controllo delle bcc. Le nomine sono di competenza dell’assemblea dei soci della banche affiliate, si stabilisce all’articolo 5.1 ma si aggiunge che «qualora risulti che gli organi di amministrazione e controllo nominati non siano composti in maggioranza da soggetti su cui la capogruppo si sia espressa favorevolmente, la capogruppo può sollecitare la banca affiliata a sostituire uno o più componenti».

CHE COSA FARA’ LA CAPOGRUPPO

Non solo. È previsto anche un potere di intervento perché lo stesso articolo stabilisce che: «in caso di inadempienza, la capogruppo potrà procedere direttamente alla revoca e alla nomina di uno o più componenti dell’organo di amministrazione e controllo da integrare, fino a che il numero dei componenti valutati favorevolmente dalla capogruppo costituisca la maggioranza».

IL NODO DEL CONTROLLO

Un controllo che appare ovvio per un gruppo bancario tradizionale, in cui gli azionisti nominano il consiglio di amministrazione e a cascata il management ma per il mondo del credito cooperativo, che ha fatto dell’autonomia la sua forza (e in alcuni casi anche il suo punto debole) il cambiamento è radicale. Per Iccrea come per l’altro gruppo, Cassa Centrale, il cui contratto di coesione sembra essere molto simile. Ma d’altro canto si tratta di norme considerate essenziali affinché il nascente gruppo rispetti i principi internazionali.

LA CIRCOLARE

Tornando ad Iccrea nello stesso contratto della banca diretta da Leonardo Rubattu si aggiunge tra l’altro che «un rappresentante della capogruppo può partecipare e prendere la parola, senza diritto di voto, all’assemblea e al consiglio di amministrazione delle banca affiliata». Stretta che riguarda anche la gestione del credito.

IL CONTRATTO DI COESIONE

Il contratto di coesione va oltre le indicazioni che erano state date dal legislatore adottando l’impostazione più restrittiva che è stata richiesta dalla Banca d’Italia nelle istruzioni applicative. Tutti è tre i livelli di controllo del rischio sono stati infatti accentrati e conferiti alla capogruppo. «Il gruppo bancario cooperativo adotta un modello con governo e responsabilità delle funzioni aziendali di controllo accentrati presso la capogruppo. Tale modello è attuato organizzativamente attraverso l’esternalizzazione alla capogruppo delle funzioni aziendali di controllo di secondo e terzo livello delle banche affiliate», si legge ancora all’articolo 5.

IL BILANCIAMENTO DEI POTERI

Va però ricordato che i poteri di intervento della capogruppo sulle banche affiliate aumentano al diminuire della solidità di queste ultime. Quindi più la banca affiliata sarà virtuosa maggiore sarà la sua autonomia, mentre più critica sarà la sua situazione e più incisivo sarà il controllo dalla capogruppo. Differenze che secondo qualche bcc (ovviamente le più virtuose) sarebbero dovute essere ancora più marcate.

Articolo pubblicato su Mf/Milano finanza

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