Economia

Bcc Conversano, ecco la lettera-denuncia dei soci a Bankitalia

di

Visco recovery

Cosa sta accadendo nella Bcc di Conversano (Bari)? Tutti i dettagli di una lettera-denuncia ricevuta dai vertici della Banca d’Italia

Una banca dalla gestione controversa.

E’ il quadro che emerge da un documento ricevuto dalla Banca d’Italia sulla Bcc di Conversano (Bari), con alcuni nomi protagonisti della vicenda della Popolare di Bari.

La lettera-documento – secondo la ricostruzione di Start – è stata inviata da alcuni soci della Bcc di Conversano.

Nel frattempo si attende l’esito dell’accertamento ispettivo di Via Nazionale, concluso lo scorso anno, che ha messo sotto la lente d’ingrandimento i requisiti operativi e reputazionali della Bcc con riguardo al comparto antiriciclaggio così come l’esito di alcune iniziative giudiziarie in corso che riguardano i vertici dell’istituto di credito cooperativo.

Un quadro della situazione che porta a prefigurare lo scenario di un commissariamento? Si vedrà.

IL BANCO DI CREDITO COOPERATIVO DI CONVERSANO

Fondato nel 1958 da 64 artigiani e agricoltori, il Banco di Credito Cooperativo di Conversano ha sedi in sei città e il 1° gennaio 2019 è entrato nel gruppo Cassa centrale Banca. L’utile nel 2018 è stato di 3,520 milioni, almeno secondo i dati ufficiali forniti dall’istituto di credito.

LE ACCUSE DEI SOCI

Nella lettera inviata al governatore Ignazio Visco e al direttore generale Fabio Panetta, il gruppo di soci segnala di aver chiesto più volte al collegio sindacale chiarimenti in merito a finanziamenti concessi dalla banca al gruppo Fusillo, dichiarato fallito a settembre 2019, e precisamente alla società Soiget srl, di cui è amministratore unico Giacomo Fusillo, indagato per bancarotta fraudolenta e riciclaggio dalla Procura di Bari.

In particolare i soci evidenziano che la Banca di Credito Cooperativo di Conversano ha erogato a febbraio 2017 un mutuo di 2,8 milioni di euro e ad agosto dello stesso anno altri due mutui, uno pari a 2 milioni e un altro a 700mila euro. Senza dimenticare altri finanziamenti sempre per la Soiget srl o per società collegate al gruppo Fusillo.

La missiva è dedicata in buona parte a un ritratto dell’operato del direttore generale dell’istituto di credito, Donato Venerito, dipinto come una sorta di “deus ex machina”. Il dg, in pensione dallo scorso anno, ha un contratto di assunzione a tempo determinato con stipendio da 600mila euro annui più benefit, viene fortemente criticato.

Venerito – si rileva – da oltre 25 anni determina l’elezione di un consiglio d’amministrazione “avanti con gli anni e ‘non scolarizzato’”. Viene evidenziato il caso del presidente Giuseppe D’Orazio, che ha la licenza elementare e che è quasi ottantenne e del suo vice che ne ha 84. Peraltro D’Orazio è in carica dal 1997 e prima ancora è stato vicepresidente. Inoltre c’è un collegio sindacale “da anni inamovibile”.

Infine nella lettera si evidenzia che – dopo l’ultima ispezione della Vigilanza della Banca d’Italia, chiusa a febbraio 2019 – non è stata resa nota alcuna notizia all’assemblea dei soci del 5 maggio scorso, indetta per approvare il bilancio del 2018 che “apparentemente sembra in attivo” ma “di certo nasconde grandi perdite già da anni grazie agli escamotage”.

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di precisazione dell’avv. Gianfranco Grande

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