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Banca d’Italia non ha bocciato il governo

Opposizione

Tetto al contante e non solo. La polemica nata dopo le valutazioni di Bankitalia sulla manovra di bilancio del governo Meloni non è solo eccessiva, ma completamente sbagliata. Ecco perché. L’analisi di Gianfranco Polillo, già sottosegretario all’Economia

 

Incredibile! La polemica che si è innescata sulle valutazioni della manovra di bilancio, da parte di Banca d’Italia, non è solo eccessiva, ma è tale da nascondere la portata complessiva di un intervento, che tutto era, meno che pollice verso verso le scelte compiute. Naturalmente la valutazione critica di alcune scelte compiute dal Governo rimane. Ma si riferisce ad un punto marginale della manovra stessa. Riguarda, tra l’altro, un punto oggettivamente controverso – quello dell’uso del contante – la cui genesi è da attribuire soprattutto alle fregole elettoralistiche della Lega. Alla perenne ricerca di una centralità perduta, e non certo ritrovata, come mostrano tutti i sondaggi, nell’ inseguire il mito della sovraesposizione.

Ma anche in questo caso l’intervento di Fabrizio Balassone, a nome dell’Istituto di Via Nazionale, è stato tutt’altro che tranchant. “Come già ricordato in passato, – è stato detto – i limiti all’uso del contante, pur non fornendo un impedimento assoluto alla realizzazione di condotte illecite, rappresentano un ostacolo per diverse forme di criminalità ed evasione.” Dove quel “passato” si riferisce alle critiche analoghe avanzate nei confronti della manovra di bilancio dell’inverno 2015. Quando il Presidente del consiglio era Matteo Renzi e Ministro dell’economia Pier Carlo Padoan. Motivo in più, forse, per eccitare gli animi del PD.

Ma per ritornare sull’argomento, gli stessi dati forniti da Banca d’Italia negano che esista un’anomalia italiana. “La percentuale di transazioni regolate in contanti” in Italia è “pari a circa l’80 per cento, in linea con Spagna, Portogallo e Grecia ma superiore a quella media dell’area dell’euro (73 per cento)”. Differenze non proprio abissali. Comunque il rischio che questa persistenza rallenti il processo di modernizzazione del Paese è reale. Del resto basta andare in qualsiasi Paese meno sviluppato. In genere il pagamento con carta di credito è accettato, quando è accettato, ma solo con il pagamento di un piccolo sovrapprezzo (intorno al 5 per cento) su quanto dovuto.

Tutto ciò dimostra che un costo di transazione, comunque, esiste. Sarà pure inferiore al costo della gestione del contante, come dice Banca d’Italia, ma a differenza del primo, esso ha natura sistemica. Di conseguenza rappresenta un incentivo potente che può essere utilizzato da coloro che vogliono continuare ad operare indisturbati. Ma al di là di questo, è bene non confondere il dito con la luna. Chi pensa che la moneta elettronica, per la sua tracciabilità, sia strumento decisivo per la lotta all’evasione deve essere consapevole dei limiti di questa ipotesi.

Il suo fondamento è il contrasto d’interesse. Garantisce al pagatore i vantaggi di non dover portare con sé il contante necessario. In compenso carica sul venditore o sul prestatore d’opera, una piccola commissione bancaria. La diversità di trattamento è evidente. Tanto più se si considera che quando lo stesso pagamento è effettuato con bonifico, o altri strumenti, a carico dell’emittente è comunque previsto un onere aggiuntivo. Sotto forma, anche qui, di commissione o di rimborso per gli oneri di gestione. Si pensi ad esempio ai soli bollettini postali.

Il limite di questa filosofia è dato dal fatto che il “contrasto d’interesse” è invocato nella fase terminale della transazione: vale a dire il pagamento. Quando, invece, potrebbe essere imposto, specie per i settori a più alta evasione, a monte dell’operazione. Come? Consentendo il discarico fiscale dell’acquisto effettuato, dietro presentazione di regolare fattura. Un po’ come avviene nei Paesi di tradizione anglo-sassone. Lo scarico, ovviamente, dovrebbe essere totale. Dovendosi trasferire l’onere della transazione sull’imponibile del venditore o del prestatore d’opera. Il soggetto più esposto alle lusinghe dell’evasione.

Troppo complicato: si è soliti dire. Costringerebbe il singolo a tenere una specifica contabilità. Un po’ come avviene per gli scontrini delle spese mediche. Ma in un mondo complesso, come quello di oggi, le cose semplici, quando esistono, hanno degli inconvenienti. Nel caso dei pagamenti, l’inconveniente della semplificazione è il rischio di una maggiore evasione. Basta averne contezza e non scandalizzarsi. Soprattutto non perdere di vista le cose più importanti. Come quelle presenti nella manovra di bilancio e riconosciute dalla stessa Banca d’Italia. Soprattutto quella continuità con la linea di Mario Draghi, che dovrebbe consentire – il condizionale è d’obbligo – ad un Paese ad alto debito, come l’Italia, di puntare su una politica leggermente più espansiva rispetto agli altri Paesi dell’Eurozona.

“Secondo le stime di novembre della Commissione europea nel 2022, al netto dei prelievi straordinari sulle imprese del settore energetico, le misure espansive in materia di energia (che rappresentano i 2/3 dell’intera manovra. Ndr) rappresentano l’1,3 per cento del PIL nell’area dell’euro (2,6 in Italia)”: dice sempre Balassone. Il rapporto è di 2 ad 1. E, francamente, non sembra poco. Comunque tale da non lasciarsi distrarre dalle semplici polemiche politicanti.

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