Economia

Decreto Cura Italia, tutte le incertezze sui fondi per cig e contributi

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Che cosa ha messo in evidenza il Sole 24 Ore sulle risorse per la cig (cassa integrazione) e non solo dopo il decreto Cura Italia

L’emergenza coronavirus continua e le spese per affrontarla crescono. Non servono solo risorse per il settore sanitario (ospedali, personale, terapia intensiva, dispositivi di protezione e accessori): sono necessari soldi per sostenere tutte quelle categorie di lavoratori che di sicuro sconteranno – forse anche a lungo – gli effetti delle chiusure commerciali e delle restrizioni decise dal governo che si appresta a prorogarle oltre il 3 aprile. Lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato oggi in un’intervista al Corriere della Sera che il blocco totale e la chiusura delle scuole andranno avanti.

Nel decreto “Cura Italia” sono stati messi sul piatto 25 miliardi, quanto una manovra, ma sono solo spiccioli che non potranno bastare per molto. Anzi.

LE RISORSE INSUFFICIENTI

Il problema, avverte il Sole 24 Ore, è che le risorse di cui si parla nel provvedimento non bastano e che “il Tesoro deve cercare la liquidità prossima ventura in mezzo allo smottamento dei mercati”. Andando ad analizzare i numeri si nota ad esempio che per la cassa integrazione e gli altri ammortizzatori sociali vengono stanziati 4,3 miliardi che però – precisa la relazione tecnica che accompagna il dl – bastano ipotizzando una durata media dell’utilizzo di un mese. Una possibilità che però appare poco realistica.

Attenzione pure, scrive il quotidiano confindustriale, all’idea del click day per concorrere a ricevere i 600 euro una tantum destinati ai lavoratori autonomi: si otterrebbe “una corsa che si colora da guerra fra poveri” che magari sono chiamati ad assistere famigliari disabili.

Per raggranellare soldi nel decreto si enunciano anche i 213 milioni all’anno che si liberano per gli interessi legati alle quote non utilizzate del fondo salvabanche datato 2017 e pure “le risorse che si renderanno disponibili nell’ambito dei programmi comunitari 2014/2020” come recita il penultimo comma del dl.

E’ evidente che il governo dovrà trovare altre risorse per gestire l’attuale emergenza che peraltro non si sa ancora quando potrà dichiararsi finita.

I CORONAVIRUS BOND PROPOSTI DA CONTE (SULLA SCIA DELLA CINA)

Il problema è ben presente alle nostre istituzioni e infatti Conte, oltre a evidenziare la necessità di aiuti da parte di Bruxelles, durante la riunione in videoconferenza dei leader Ue ha proposto la creazione di una sorta di Coronavirus bond. In questo modo i governi degli Stati dell’Unione potrebbero finanziare le iniziative che prenderanno per affrontare l’emergenza come la costruzione di ospedali, l’assunzione di personale sanitario, l’aumento dei posti in terapia intensiva. In sostanza, si tratta di obbligazioni europee che verrebbero emesse dai singoli Paesi per un totale di 500 miliardi di euro, garantiti dalla Banca europea per gli investimenti o da altri enti creditizi e non dalla Bce.

La strada è peraltro quella già battuta da Pechino che ha emesso titoli simili per 34 miliardi di dollari (con rendimento in media tra l’1,6% e il 6%) e che sono serviti – secondo quanto riferisce il Wall Street Journal – anche alle aziende cinesi di diversi settori per finanziare i propri debiti.

PERCHE’ SERVONO SOLDI VERI

Una soluzione vista di buon occhio da Roberto Sambuco, ex capo dipartimento al ministero dello Sviluppo economico e attuale partner di Vitale & Co, che firma oggi sul Sole 24 Ore un editoriale dal titolo emblematico “Inutile abbassare i tassi, servono soldi veri”. Il ragionamento è presto spiegato: nei periodi straordinari non possono tenersi in ordine i bilanci pubblici, serve liquidità vera nelle tasche delle persone. In questi momenti, scrive, servono “misure eccezionali per salvare vite osti di lavoro, aziende, produttività, futuro, whatever it takes (Draghi docet, ndr)”. E invece dall’Europa arriva una risposta “drammaticamente inadeguata”: “La soluzione non può passare ancora per le pieghe del patto di stabilità – afferma Sambuco -. Non c’è più alcuna stabilità da salvaguardare. Siamo nel pieno della terza guerra mondiale con un livello di coinvolgimento planetario mai visto prima”.

E a nulla serve facilitare l’accesso al credito, come hanno proposto Bce e Fed, perché occorre una risposta “politica” che metta in circolo liquidità vera per chi ha perso il lavoro e per le aziende senza ricavi. “Insufficienti”, secondo Sambuco, i provvedimenti varati finora dal nostro governo “nonostante la buona volontà”. E comunque l’Italia non può muoversi da sola: “Bisogna agire nell’immediato con una politica di helicopter money e poi con decisione sulla leva fiscale, tagliando drasticamente le tasse nel 2020 e nel 2021”. Per far questo bisogna emettere eurobond per almeno 400 milioni di euro dirottando lì tutti i fondi strutturali europei e centralizzando sugli Stati la capacità di spesa. Se non si vuole “seppellire quel poco di Europa che era rimasto”.

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