Economia

Astaldi, Cementir, Unicredit. Tutte le italiane che soffrono per le cose turche

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I trambusti economici e finanziari della crisi turca si riflettono indirettamente in Borsa per le società italiane più attive in Turchia. Ecco le aziende che più stanno risentendo a Piazza Affari per le difficoltà della Turchia di Erdogan e perché. I dati si riferiscono alle quotazioni di ieri a Piazza Affari

Tra chi soffre di più c’è Unicredit, il principale azionista di Yapi Kredi, quarta banca privata turca, che chiude in calo del 2,58% a 13,42 euro.

CHE COSA SI DICE DI UNICREDIT IN TURCHIA

Analisti e banchieri d’affari si esercitano sui riflessi per Unicredit dei trambusti economici e finanziari in Turchia. Gli analisti di Credit Suisse, che mantengono una raccomandazione “neutral” con target di prezzo a 16,5 euro su Unicredit, sottolineano in un report che l’esposizione del gruppo al Paese euro-asiatico è non così rilevante dal momento che Yapi Kredi Bank, la controllata di cui Unicredit ha il 40%, rappresenta meno del 2% dei ricavi del gruppo e il 9% degli utili mentre la quota del 40% nel capitale di Yedi (a libro a 2,5 miliardi di euro) rappresentava il 7,7% della capitalizzazione di Unicredit alla data di giovedì scorso. Ulteriori svalutazioni della lira turca, che peraltro stanno avvenendo, avrebbero secondo il broker elvetico un impatto da considerare limitato sui ratios patrimoniali di Unicredit (a un -10% della valuta, secondo quanto calcolato dal management, corrisponde un effetto negativo di 6 punti base a livello di patrimonio e uno positivo di 4 punti base a livello di asset ponderati per il rischio): «L’impatto complessivo è sotto controllo» sostiene Credit Suisse, che tuttavia non segnala il possibile effetto del rischio di deterioramento degli asset turchi e quindi con effetto sull’andamento delle attività corporate e a caduta sulla banca mentre d’altro canto non è da escludere la richiesta di Bce nei prossimi Srep di maggiori coperture relative al rischio Turchia. Un report di JpMorgan ha ridotto la stima dell’Eps circa del 2% nel 2019-20.

IL CASO ASTALDI

JpMorgan poi ricorda poi che tra le maggior banche turche per asset oltre ad Unicredit al sesto posto, c’è Intesa Sanpaolo (-1,65% a 2,26 euro) al ventiquattresimo. Soffre in particolare Astaldi (-6,17% a 1,68 euro) che ha concessioni in Turchia, come l’autostrada e il ponte del Bosforo, che devono essere vendute secondo il piano aziendale. Cessioni strategiche per far arrivare in porto l’aumento di capitale da 300 milioni. «Oggi la Turchia è un paese dove nessuno vuole investire – commenta un hedge fund che ha in mano debito di Astaldi – Qualsiasi compratore non può far altro che aspettare; mi stupirei se l’operazione venisse chiusa ora». Fonti vicine all’azienda, però, rassicurano che la trattativa va avanti, ha scritto il Sole 24 Ore. Come contromossa per sterilizzare l’impatto della Lira Turca, oggi una valuta troppo volatile, l’operazione, che vale fino 200 milioni di euro, potrebbe essere perfezionata in dollari.

CEMENTIR E LE ALTRE

Ma in Turchia ha investito anche Cementir (-0,93% a 6,42 euro), per il quale il paese rappresenta circa l’8% dell’Ebitda. Recordati invece (invariata a 31,72 euro) ha un impianto di produzione nel paese e il mercato turco rappresenta circa il 7% delle vendite. Pirelli, che a Izmit ha un impianto produttivo, non soffre troppo e chiude poco mossa (-0,05% a 7,6 euro). Fca, che ha lo stabilimento di Bursa-Tofas, è debole e si ferma a 14,06 euro (-0,96%). Salini Impregilo, impegnata nel paese in una serie di progetti infrastrutturali, inverte tendenza sul finale e chiude in rialzo dello 0,26% a 2,28 euro.

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