Economia

Tutte le laiche novità in Cattolica Assicurazioni (aspettando General)i

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assemblea cattolica assicurazioni

Fatti, numeri e scenari su Cattolica Assicurazioni dopo il sì dell’assemblea alla trasformazione in spa

 

Giornata storica ieri per Cattolica assicurazioni che lascia la forma cooperativa per trasformarsi in spa. L’assemblea dei soci ha anche votato a favore di alcune modifiche statutarie e di un altro importante punto all’ordine del giorno, ossia la nomina a consigliere dell’attuale direttore generale, Carlo Ferraresi, che occuperà poi il posto di amministratore delegato, vacante dal 31 ottobre scorso quando è stato defenestrato Alberto Minali, ex numero due di Generali. Proprio il Leone di Trieste, grazie alla delibera di oggi, acquisirà il 24,4% del capitale di Cattolica.

Tra le alternative circolate nei giorni scorsi un’aggregazione con Vittoria con cui erano già stati definiti i termini chiave di un accordo alla pari prima che arrivasse l’offerta di Generali.

COS’HA DECISO L’ASSEMBLEA

All’assemblea hanno partecipato 2.722 soci in possesso del 14,96% del capitale della compagnia. Il via libera all’abbandono della forma cooperativa e alla nomina nel board di Ferraresi è stato approvato con il 71% dei voti a favore da parte della maggioranza dei presenti. Le modifiche statutarie proposte saranno efficaci solo dopo l’autorizzazione dell’Ivass e poi l’iscrizione nel Registro delle Imprese: da questa data, per quanto riguarda la delibera di trasformazione, partiranno i 15 giorni per l’eventuale esercizio del diritto di recesso da parte dei soci che hanno votato contro. 

L’INGRESSO DI GENERALI

La trasformazione in società per azioni era un passaggio fondamentale per l’intesa tra Cattolica e Generali che porterà a Trieste il 24,4% della compagnia veronese nell’ambito di un aumento di capitale riservato da 300 milioni (54 milioni di nuove azioni al prezzo di 5,55 euro l’una, il 54% in più della quotazione del 24 giugno). L’operazione azionaria e industriale con Generali, peraltro, spiana la strada all’aumento da 500 milioni richiesto dall’Ivass e già approvato dall’assemblea di Cattolica a fine giugno. Per il gruppo assicurativo guidato da Bedoni – che vanta 3,6 milioni di clienti e 6,9 miliardi di raccolta complessiva a fine 2019 – l’intesa con il Leone condurrà a una collaborazione in particolare su gestione dei patrimoni, salute e riassicurazione.

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE BEDONI

Soddisfatto il presidente Paolo Bedoni, che indiscrezioni di stampa nei mesi scorsi avevano dipinto come contrario al passaggio da cooperativa a spa, tanto da arrivare a far silurare Minali. “La votazione di oggi permetterà alla compagnia di essere sempre più forte sul mercato, solida e proiettata verso il futuro attraverso l’alleanza strategica con un player di grande rilievo quale è Generali. Tutto ciò senza rinunciare, anche attraverso la Fondazione Cattolica, ai propri valori, alla propria identità e al radicamento sul territorio”.

E ancora: “Cogliamo con soddisfazione l’esito della votazione dell’Assemblea dei Soci di oggi, che ha approvato a larga maggioranza la proposta del Consiglio di Amministrazione – ha detto Bedoni -. La deliberazione odierna conferma ancora una volta lo spirito di responsabilità, la propensione all’innovazione e la capacità di assumere decisioni rilevanti dei soci di Cattolica Assicurazioni. A loro va la nostra gratitudine per la fiducia che, ancora una volta, ci hanno confermato”.

I SOCI DISSIDENTI

Il risultato di ieri, peraltro, rappresenta anche la sconfitta di un fronte interno avverso. Nei giorni scorsi, 34 soci di Cattolica (pari allo 0,18% del totale dei soci), in possesso dello 0,03% delle azioni del gruppo, hanno presentato ricorso al Tribunale di Venezia contro la delibera dell’assemblea dello scorso 27 giugno, che ha attribuito al board la delega ad aumentare il capitale sociale fino a 500 milioni.

Tra di essi spicca Michele Giangrande, ex socio e presidente dell’associazione “Cattolica al centro” che per due volte ha sfidato Bedoni per la presidenza e che si è candidato a prendere il posto lasciato libero da Minali contro Ferraresi. Nel novero pure il presidente dei piccoli azionisti di Cattolica, Maurizio Zumerle, Enzo Zambelli e monsignor Giorgio Benedetti, presidente dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero di Verona, appoggiati da imprenditori e politici locali.

Secondo i ricorrenti non sarebbe stata adeguata informativa ai soci in sede assembleare e sul voto avrebbe pesato la tardiva e scarsa comunicazione resa. Inoltre il diritto di opzione sarebbe stato limitato senza spiegarne le ragioni, In sostanza – come è scritto nella impugnazione della delibera – “informazioni di estremo rilievo (cioè il progetto di partnership con Generali) sono pervenute solo dopo il termine per il voto in assemblea, fissato al 24 giugno”. Il Tribunale si esprimerà il 17 agosto.

L’ACCORDO CON I SINDACATI

In vista della trasformazione in spa i vertici del gruppo assicurativo martedì scorso hanno incontrato i sindacati e firmato un accordo in cui sono stati confermati i livelli occupazionali, la divisione organizzativa su tre poli (Verona, Milano Roma) e le attuali sedi di lavoro. Inoltre, come si legge in una nota diffusa al termine dell’incontro, “l’intesa prevede iniziative volte alla valorizzazione delle professionalità esistenti in un’ottica di ulteriore sviluppo attraverso la formazione. L’accordo – si evidenzia – è stato firmato tra le parti in un clima di ottime relazioni sindacali e in previsione della partnership tra Cattolica e il Gruppo Generali con lo scopo di fornire alle persone e alle famiglie la necessaria serenità in vista dei cambiamenti che il Gruppo affronterà nei prossimi anni”.

L’ACQUISIZIONE DI BERICA VITA

Nella stessa giornata la compagnia veronese ha perfezionato l’acquisto del 40% di Berica Vita dalla Popolare di Vicenza in liquidazione coatta amministrativa. In tal modo è salita al 100% del capitale sociale della joint-venture bancassicurativa creata con l’ex popolare. “L’acquisizione di Berica Vita – spiega un comunicato – si inserisce nel più ampio contesto di razionalizzazione e semplificazione del Gruppo Cattolica e non comporta impatti materiali sulla posizione di solvibilità della compagnia”.

LA QUESTIONE MINALI

Da non dimenticare che Cattolica ha un fronte aperto con l’ex ad Minali, di cui Ferraresi prenderà il posto dopo l’ingresso in cda votato oggi, che si è dimesso dal board il 29 maggio. Contestualmente il manager ha inviato ai vertici del gruppo una richiesta di 9,6 milioni di euro di risarcimento, motivo per cui si andrà diretti allo scontro in Tribunale come ha già deciso il board della compagnia assicurativa.

LO SCENARIO SECONDO IL SOLE 24 ORE

Ora la strada per il cambiamento radicale della compagnia assicurativa che prima vedrà l’ingresso di Generali nel capitale e poi il definitivo abbandono della forma cooperativa entro la prossima primavera, appare tutta in discesa, ha scritto oggi il Sole 24 Ore: “Permane, sul piano concreto, un solo ostacolo al momento, ossia l’udienza al Tribunale di Venezia del prossimo 17 agosto. In quella sede i giudici dovranno valutare se la richiesta di impugnativa dell’assise del 27 giugno promossa dai soci dissidenti contro il sì all’aumento di capitale, passaggio propedeutico alla spa, abbia fondamento o meno. Di certo il Tribunale pare non aver colto motivi d’urgenza considerato la data in cui è stata fissata l’udienza, ossia a valle dello snodo cruciale della spa. Tuttavia si vedrà cosa stabilirà il giudice e in proposito, ieri i soci dissenzienti hanno fatto sapere che si riservano di impugnare anche questa seconda delibera”.

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