Economia

Cattolica Assicurazioni, tutti i nuovi scazzi su Bedoni

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In Cattolica Assicurazioni si prepara l’assemblea del 7 marzo chiesta da alcuni soci dopo l’improvviso ritiro delle deleghe all’ad Minali. Traballa la presidenza di Paolo Bedoni?

Il fuoco cova sotto la cenere a Verona, in casa di Cattolica Assicurazioni, in attesa del confronto in assemblea, il 7 marzo, fra i soci di Cattolica Assicurazioni insofferenti verso la lunga gestione (13 anni) del presidente Paolo Bedoni, usciti allo scoperto dopo il ritiro delle deleghe all’amministratore delegato Alberto Minali, il 31 ottobre scorso. Nel frattempo esponenti della Consob, dell’Ivass e della Guardia di Finanza stanno svolgendo un’ispezione nel gruppo cooperativo – con sistema di voto capitario – per capire come sono andate le cose durante il board della defenestrazione e se siano state compiute delle irregolarità. Il presidente Paolo Bedoni sotto i riflettori.

LA RIMOZIONE DI MINALI E I MOTIVI DELLO SCONTRO

Intanto facciamo un passo indietro. Il 31 ottobre 2019 un consiglio di amministrazione straordinario di Cattolica Assicurazioni ha deciso di affidare al direttore generale Carlo Ferraresi le deleghe di Minali, alla guida del gruppo dal 1 giugno 2017. Da tenere presente che all’ordine del giorno del cda non era prevista la rimozione di Minali ma solo generiche comunicazioni su un confronto con l’ad. L’ex vicepresidente di Generali Italia è comunque rimasto in carica in qualità di consigliere.

Ma come e perché si è arrivati al ritiro delle deleghe? Sono trascorsi alcuni mesi ormai ma ancora non è stata fatta chiarezza al riguardo. Nel comunicato seguito alla riunione del board si è scritto che il gruppo aveva “preso atto che si è progressivamente verificata una divergenza di visione” con Minali su “organizzazione societaria, scenari strategici e rapporti con soci e mercato”. E qui torna l’annosa questione della trasformazione di Cattolica da cooperativa a società per azioni: rumors davano Minali favorevole a quest’operazione che non avrebbe trovato d’accordo tutta la governance. Fatto smentito dallo stesso ex ad.

Per quanto riguarda i problemi nei rapporti con i soci, di sicuro il riferimento non è al primo azionista Berkshire Hathaway di Warren Buffett (9,047%), che è arrivato a Verona proprio grazie a Minali. Probabile invece – rileva Repubblica su Affari&Finanza del 3 febbraio – che la questione riguardi Aldo Poli, capo della Fondazione Banca del Monte di Lombardia, molto vicino a Bedoni e tra quelli pronti a saltare in caso di modifica dello statuto.

Il terremoto che ha scosso Verona, dunque, dovrebbe risiedere nella divergenza di visione negli scenari strategici con Bedoni – in sella da 13 anni – più favorevole a una visione territoriale. Basti pensare all’intervento in strumenti partecipativi per 7 milioni nella società H-Farm su cui il consigliere Minali, lo scorso dicembre, durante un cda si è detto nuovamente contrario come quando era amministratore delegato.

Inoltre, fra i due potrebbe esserci stato anche uno scontro su un ipotetico scudo per tutelare Bedoni nel procedimento di responsabilità civile che lo vede coinvolto come ex membro del cda della Popolare di Vicenza. Fonti vicine alla compagnia hanno però smentito.

Di sicuro a Minali non si può rimproverare una mancanza di risultati visto che con il manager Cattolica ha registrato il miglior bilancio degli ultimi dieci anni e nei primi nove mesi del 2019 la raccolta complessiva è arrivata a quota 5 miliardi e l’utile netto a 84 milioni (+15,8%). Cifre che ovviamente hanno portato a ottimi dividendi per i soci e all’apprezzamento del titolo in Borsa.

L’ISPEZIONE DI CONSOB-IVASS-GDF

Intanto va avanti l’ispezione della Consob, dell’Ivass e della Guardia di Finanza, nata per capire se ci siano state irregolarità nella rimozione di Minali che ha riguardo ha detto: “Ho votato a favore dell’audit sul mio operato perché non ho nulla da nascondere o fatto atti di cui mi debba pentire. Noto soltanto che prima mi sono state tolte le deleghe e poi si vanno cercando le ragioni per giustificarlo”. Ad esempio si punta ad appurare se il board fosse stato avvisato prima della volontà di ritirare le deleghe all’ad e se le informazioni che in un secondo momento sono state fornite al mercato fossero corrette.

Da notare, come fa Repubblica Affari&Finanza, che è la prima volta che la Consob e l’Ivass portano avanti un’ispezione per questo motivo. Operazione evidentemente temuta dai vertici della Cattolica visto che il cda ha iniziato a porre le basi per lo scontro in Tribunale evidenziando – a poche ore dalla riunione della defenestrazione di Minali – che il ritiro delle deleghe era dovuto alla rottura del patto di fiducia.

L’ASSEMBLEA DEL 7 MARZO

Intanto il 7 marzo, in seconda convocazione, si terrà l’assemblea chiesta da Francesco Brioschi e Massimiliano Cagliero, ad di Banor Sim, da Luigi Frascino, imprenditore, e Giuseppe Lovati Cottini, avvocato, ce rappresentano in totale il 2,5% dell’azionariato, per chiedere un cambio al vertice. Come? Chiedendo di inserire nello statuto la riduzione del numero dei mandati a tre e il limite d’età a 75 anni. “La decisione del Consiglio è stata adottata responsabilmente al di là dei dubbi espressi da vari autorevoli pareri legali circa la legittimità di alcune clausole proposte dai soci richiedenti l’assemblea in un’ottica di piena trasparenza e nel rispetto della sovranità assembleare e del complesso della compagine societaria” ha commentato Bedoni al termine del cda che ha deciso la convocazione dell’assemblea – anche senza approvare la richiesta, come si evince dalla relazione predisposta in vista dell’assise – e che ha deciso il riassetto organizzativo del vertice dopo l’assegnazione delle deleghe di Minali a Ferraresi. Ma Bedoni è probabile che stia raccogliendo le deleghe per l’assemblea in modo da costituire un argine a tale possibilità.

Per modificare lo statuto servirà il 66% dei presenti: se passano le modifiche, nell’assemblea di bilancio – in programma ad aprile – i dissidenti potrebbero chiedere di rimuovere i consiglieri d’amministrazione. Molto attenti all’esito dell’assemblea di marzo – e dello scontro sotteso – sono Fondazione Cariverona e Berkshire Hathaway di Warren Buffett, primo azionista poco sopra il 9%, che hanno mal visto il ritiro delle deleghe a Minali cui va il merito di aver portato il finanziere americano a Verona. Va ricordato che investitori e istituzionali e persone giuridiche hanno in Cattolica il 65% della quota.

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