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Chi anima (e agita) il futuro di Anima

Anima

Fatti, numeri, contese e scenari sul maggiore gruppo di risparmio gestito in Italia. L’articolo di Emanuela Rossi

Movimenti intorno ad Anima, il maggiore gruppo di risparmio gestito in Italia. Amundi, l’asset manager francese controllato dal francese Crédit Agricole, ha aumentato la sua partecipazione azionaria – portandola al 5,16% – ma ha tenuto a far sapere che non ha mire espansionistiche, rassicurando Banco Bpm – che ad aprile ha visto salire la partecipazione di Crédit Agricole al 9,18%, ora primo azionista di Piazza Meda – e Poste Italiane, i primi due soci di Anima.

SOCI VECCHI E NUOVI

Secondo gli ultimi dati comunicati dalla Consob primo azionista di Anima è Banco Bpm (20,622%), seguito da Poste Italiane (10,324%). Al terzo posto del podio c’è Amundi (5,16%) che precede Francesco Gaetano Caltagirone (3,192%). Dal sito di Anima emerge che al 30 aprile 2022 detiene azioni proprie per l’1,8% del capitale.

IL BUSINESS

Ma vediamo come si declina il gruppo Anima. La capogruppo, Anima Holding, è una public company quotata alla Borsa di Milano dal 2014. Anima Sgr è la società operativa controllata dalla holding che a sua volta controlla Anima Asset Management Ltd, società per azioni di diritto irlandese, fondata nel giugno del 1999, e Anima Alternative Sgr. Alessandro Melzi d’Eril è amministratore delegato e direttore generale di Anima Holding e di Anima sgr, e anche presidente di Anima alternative sgr.

Come si apprende dal sito, Anima ha oltre 1 milione di clienti, più di 300 dipendenti, 204 miliardi di euro di patrimonio in gestione nel 2021, in crescita dai 194,3 del 2020. Secondo La Verità “di certo Anima, che ha accordi di partnership a lungo termine con lo stesso Banco e anche con Mps oltre a un accordo commerciale con Poste (che è anche azionista con l’11%), si trova al centro di interessi incrociati che possono intrecciarsi ancora di più quando si concretizzeranno le prossime mosse del risiko non solo bancario”.

LA MOSSA DI AMUNDI

Amundi ha voluto comunque sgombrare il campo da possibili fraintendimenti. “Nell’ambito dei fondi aperti gestiti da Amundi per i suoi clienti – ha detto il portavoce alle agenzie di stampa – alcuni di questi fondi, presi in modo cumulato, hanno recentemente superato la quota del 5% del capitale di Anima. Questa situazione rientra nella normalità per un asset manager di grandi dimensioni. Questa partecipazione è detenuta attraverso fondi gestiti per conto di terzi e in nessun modo costituisce una posizione costruita da Amundi per proprio conto”. Dunque, non abbiamo alcuna mira espansionistica su Anima.

Del resto, il giorno precedente era stato Giampiero Maioli, che guida Crédit Agricole Italia, ad escludere un interesse per la società dopo che la controllata del gruppo francese aveva già rastrellato il 9,2% del capitale di Banco Bpm. “Siamo in questo momento esclusivamente concentrati sulla bancassurance” e non c’è “nessuna questione che ci riguardi su Anima” aveva detto Maioli gettando acqua sul fuoco. Guardando alle azioni di Amundi occorre ricordare che ha anche un accordo di distribuzione con Unicredit (in scadenza nel 2026) e con Anima sul Creval (in scadenza nel 2027).

Tornando invece specificamente ad Anima, per La Verità “gli analisti e il mercato ritengono che il titolo non manchi di interesse speculativo in ottica di fusione e acquisizioni” e ricordano che Anima ha ‘in pancia’ oltre 100 miliardi di euro di titoli di Stato, ovvero quasi il 5% del nostro debito pubblico. Dunque, “l’operazione del Crédit Agricole attraverso Amundi sulla società guidata da Alessandro Melzi d’Eril potrebbe avere un valore difensivo o comunque strategico perché attorno ad Anima si muovono anche altri giocatori”.

GLI INTERESSI DI CALTAGIRONE…

Tra questi c’è anche l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone, che è socio di Anima e che a fine aprile è salito al 3,192% della holding, in cui era entrato a marzo 2020 forse “ispirato” anche dalla politica generosa di dividendi. Come nota La Verità negli stessi giorni Caltagirone ha pure rafforzato la sua quota (al 5,5%) in Mediobanca che a sua volta mira a crescere nel risparmio gestito e ha assoldato Marco Carreri quale presidente nella controllata Che Banca!. Carreri è stato ad di Anima Holding e ad e dg di Anima Sgr.

…E QUELLI DI GENERALI

Senza dimenticare quel che accade a Trieste. “In caso di nozze tra Anima e Amundi – scrive La Verità – i due gruppi insieme arriverebbero intorno a 430 miliardi, oltre il 17,5% del mercato totale. E lancerebbero la sfida al secondo in classifica, che con i suoi 490 miliardi possiede il 20% del mercato, ovvero le Generali”. Occorre ricordare che proprio il gruppo guidato da Philippe Donnet si è dato da fare per diventare partner assicurativo esclusivo del Banco Bpm così come Crédit Agricole, Axa e Allianz tanto che – nelle slide di presentazione della prima trimestrale del 2022 – si legge che “avendo raccolto l’interesse di forti soggetti assicurativi” l’istituto intende verificare se ci sono “aspetti finanziari, strategici od operativi che possono battere l’internalizzazione del business plan” e che le differenti proposte saranno misurate secondo “tre prospettive” ossia “finanziaria (creazione di valore per gli azionisti), strategica (solidità del modello di business complessivo del gruppo) e di impatto operativo”.

Dunque, evidenzia il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, “nelle sale operative nelle ultime settimane non si è escluso uno scenario alternativo con il Leone di Trieste che potrebbe avere l’interesse ma anche l’opportunità di comprarsi Anima”.

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