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Credit Agricole si papperà anche Anima con Amundi?

Anima

Amundi (asset management del gruppo francese Credit Agricole) ha il 5,16% di Anima, gruppo italiano del risparmio gestito. Fatti, numeri, analisi e scenari

 

Banco Bpm è stata riammessa agli cambi in Piazza Affari dopo un congelamento al rialzo e guadagna il 4,2% a 3,24 euro. Nella vigilia è emerso dagli aggiornamenti Consob che Amundi, la società di asset management controllata dal Credit Agricole, è salita al 5,16% di Anima, il gestore del risparmio controllato al 20,6% da Banco Bpm. 

Il numero uno in Italia di Credit Agricole Giampiero Moioli, ha escluso che la Banque Verte possa essere interessato al risparmio gestito, sottolineando che il gruppo francese è “in questo momento” esclusivamente concentrato sulla bancassurance”, ma analisti e osservatori non stanno credendo tanto alle parole del vertice italiano della controllata italiana del gruppo bancario transalpino.

Credit Agricole è già primo azionista di Banco Bpm con il 9,2% del capitale e controlla il 69,5% di Amundi , che ha sottolineato che la quota annunciata ieri è il risultato di partecipazioni di diversi fondi che capo al Gruppo e quindi si tratta di acquisizioni che non possono essere catalogate come strategiche.

Amundi Asset Management ha una partecipazione pari al 5,161% nell’azionariato di Anima Holding, gruppo del risparmio gestito quotato su Euronext Milan. Lo si apprende dalle comunicazioni della Consob relative alle partecipazioni rilevanti, dove viene indicato che l’operazione è del 17 maggio scorso. La quota è divisa tra le società Cpr Asset Management Sa, Amundi Società Di Gestione Del Risparmio Spa, Nh Amundi Asset Management Co Ltd, Amundi Hong Kong Ltd, Amundi Japan Ltd, Societe Generale Gestion (S2g), Lyxor International Asset Management, Amundi Asset Management.

Amundi Asset Management risulta quindi ora il terzo azionista della società, dietro a Banco BPM (20,622%), Poste Italiane (10,324%) e Francesco Gaetano Caltagirone (3,192%), sempre secondo quanto risulta dai dati Consob.

Come detto, Banco Bpm è l’azionista di riferimento di Anima con una partecipazione del 20,6% ed è il principale partner strategico, con un contratto di distribuzione lungo, in previsione fino al 2037 che prevede “protezioni significative per Anima”, ricorda oggi Equita Sim, e assist in gestione per 45 miliardi di euro, oltre ad una una penetrazione sul totale dei fondi della clientela della banca del 69%, rimarca Mf/Milano Finanza.

Dall’altro lato Credit Agricole è l’azionista di controllo di Amundi, che vale sul mercato 10,5 miliardi (il titolo scambia con un rapporto prezzo/utile atteso al 2022 di 9 volte, 10 volte senza contare le commissioni di performance) con una partecipazione del 69,8%. In passato erano emersi rumors di un possibile interesse di Amundi per Anima.

L’operazione del Credit Agricole attraverso Amundi su Anima potrebbe avere un valore difensivo – rileva Milano Finanza – se si pensa che il nuovo amministratore delegato di CheBanca!, l’istituto commerciale controllato da Mediobanca, è Marco Carreri, ex ad di Anima. E che Piazzetta Cuccia è interessata da tempo ad un’operazione importante nel mercato del risparmio gestito che assicuri flussi costanti di liquidità privi di rischio al contrario dei prestiti bancari. In questo gioco è entrato di recente anche Francesco Gaetano Caltagirone, mentre sta muovendo le sue pedine fra Piazzetta Cuccia e le Generali, infatti a inizio maggio è salito al 3,192% di Anima.

Già in aprile, comunque, il Corriere della sera in aprile scriveva che un’eventuale integrazione tra Agricole e Bpm poteva aprire la strada all’acquisizione di Anima da parte di Amundi, società del risparmio gestito, controllata dall’Agricole, che nel 2016 aveva già rilevato Pioneer da Unicredit, siglando un accordo di distribuzione che scadrà nel 2026.

La banca guidata da Maioli ha pur sempre connotato la sua attività mediatica all’insegna dell’understatement, ma in Italia è da tempo presente e in espansione. Il salto di qualità (e di quantità) rispetto alla fase embrionale della presenza sulla Penisola, quella legata alla Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza e alla Popolare Friuladria di Pordenone (era il 2007), a cui successivamente si è aggiunta CariSpezia, è avvenuto alla fine del 2016, con l’acquisizione per contanti di Pioneer, il settore del risparmio gestito di Unicredit, per mano della controllata Amundi in cambio di 3,5 miliardi di euro.

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