Economia

Alitalia, Atlantia, Ilva. Si avvererà la decrescita (in)felice dei 5 Stelle? Il commento di Polillo

di

ex Ilva

Il commento di Gianfranco Polillo sulle mattane mediatiche e non solo del Movimento 5 Stelle sui dossier Alitalia, Atlantia e Ilva

 

Allora la storia della “decrescita felice” non era una voce dal sen fuggito. Né si trattava di un semplice ammiccamento a favore dei teorici dell’acqua pubblica, dei vari movimenti No qualcosa. Fino a giungere al vetero antimperialismo di Alessandro Di Battista. La stessa area dei governativi – “quei burocrati chiusi nei ministeri” (sempre Di Battista) – ha sentito, alle strette, il richiamo della foresta. E poco importa se Luigi Di Maio, nel tentativo di affondare in un sol colpo tre grandi realtà industrial, lo abbia fatto per contenere l’assedio dei suoi concorrenti. Non solo il Dibba, ma Roberto Fico e lo stesso Beppe Grillo, da tempo chiuso in un assordante silenzio.

Tre colpi per abbattere l’Ilva, Atlantia e Alitalia. Dovesse centrare il bersaglio, sarebbe ricordato come alcuni vecchi aristocratici romani. Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini. Naturalmente all’origine di quel tentativo vi sono anche ragioni specifiche. Nel caso dell’Ilva, ad esempio, la richiesta da parte dell’azienda di non ricadere nel penale, nell’eventualità di possibili incidenti. Una sorta di salvacondotto, che era stato concesso dai precedenti hoverni, consapevoli delle precarie condizioni in cui versava il secondo centro siderurgico d’Europa. Scudo abolito con un emendamento al decreto Crescita.

Acido il commento di Marco Travaglio, dalle colonne de Il Fatto quotidiano: “Nessuno si scandalizza, come del resto nessuno fece un plissè quando il Pd regalò al commissario di governo la licenza di delinquere, in quel caso di uccidere”. Mentre oggi che quella guarentigia viene finalmente revocata ci si scandalizza. Il grande supporter dei 5 stelle avrà senz’altro ragione. Ma il gruppo Arcelor Mittal (che di come produrre acciaio forse se ne intende un po’ di più) ritiene che, nelle condizioni attuali, il rischio non valga la candela. Quindi, se il governo dovesse sposare la linea di Di Maio, dispostissimo a fare armi e bagagli. E lasciare tutti in braghe di tela. Ed allora che si farebbe? Si chiude Taranto, trasformando quella grande area industriale nel sito ideale – come pure era stato proposto sempre in casa 5 stelle – per la produzione delle cozze?

Più rovente ancora la polemica su Atlantia, la cassaforte dei Benetton che controlla Autostrade. Qui il ministro dello Sviluppo economico ha superato sé stesso. Dopo i mesi trascorsi a ricercare (inutilmente) un fidanzato per Alitalia, Luigi Di Maio, a mercati aperti, giura che quella holding finanziaria è, ormai, “decotta” e quindi non potrà essere lo sposo agognato. È, infatti, quasi pronta la revoca per le concessioni autostradali. E quindi senza queste uova d’oro, la gallina vale niente. Immediato il risentimento del mercato, con forti perdite in Borsa sul titolo quotato, ma anche quello del noard della società che minaccia denunce e querele.

Che si possa arrivare alla revoca della concessione, annunciata dal ministro Toninelli, sull’onda emotiva del crollo del ponte di Genova, è tutt’altro che certo. In ballo ci sarebbero circa 25 miliardi: a tanto ammonterebbe – secondo i calcoli più accreditati – l’eventuale indennizzo da corrispondere alla società. Ci sono questi soldi? Considerando le difficoltà finanziarie dell’Italia, sembrerebbe di no. Quindi il negoziato, per cambiare le vecchie regole d’ingaggio, dovrebbe essere sviluppato avendo una chiara visione dei relativi rapporti di forza. Che non sembrano essere a favore del governo. Ma evidentemente per Di Maio, nel solco della grande tradizione partenopea, queste sono solo quisquilie, pinzillacchere, come diceva il sommo Totò.

Ancora più sorprendente è stato unire questa vicenda, dai contorni ancora angosciosi per le vittime innocenti che quella catastrofe ha determinato, con l’affair Alitalia. Sembrava che Atlantia potesse fornire quel che manca per far decollare la new company (Ferrovie dello Stato, Cassa depositi e prestiti e Delta). Dopo le parole di Di Maio, come minimo, questa prospettiva di allontana. I tempi della soluzione si allungano. La pazienza della Commissione europea, che aveva concesso il suo placet per un intervento ponte da parte del Tesoro, tende ad esaurirsi rapidamente. Che cosa abbia in testa il vice Presidente del consiglio é difficile sapere. Forse pensa a Toto o Lotito, come possibili partner: visto che si erano offerti. Oppure all’intervento di Lufthansa, pronta a papparsi tutto il boccone, ma alle sue poco attraenti condizioni. Ma forse ha, addirittura, in testa una sorta di nazionalizzazione integrale. Vallo a sapere. Intanto il danno è stato fatto. La decrescita non sarà felice, ma intanto si è potuto dimostrare quanto sia facile imboccare quel sentiero.

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