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L’economia italiana ai tempi di Renzi

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Economia, non di soli annunci vive l’uomo. I dati macro economici danno torto all’ex sindaco di Firenza, eppure ci sono le condizioni esterne per crescere. Oggi come non mai!

Economia ai tempi del Governo Renzi. Facciamo ordine e un pò di chiarezza. A più di un anno di insediamento del Governo guidato dall’ex sindaco di Firenze, i dati macroeconomici non sembrano affatto dare segnali di ripresa e di crescita economica. Il linguaggio, lo stile, le novità di grande comunicatore di Matteo Renzi hanno poco riscontro nei numeri della nostra economia.

Vediamo gli ultimi dati Istat sul quarto trimestre 2014 che attestano una crescita della pressione fiscale dello 0,1% portandola al 50,3% nell’ultimo scorcio del 2014. Il rapporto deficit/pil nel 2014 è passato al 3%, nel 2013 si attestava al 2,9%.

crescita economica

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Il dato di febbraio 2015 sulla disoccupazione fa registrare un aumento della stessa che così si attesta al 12,7%, evidenziando un aumento anche qui dello 0,1%; solo a qualche giorno dal dato a due cifre, positivo, dei primi due mesi che facevano registrare un aumento del 32,5% dei contratti a tempo indeterminato (+ 79 mila contratti a tempo indeterminato).

La stima che l’Istat ha fatto solo qualche settimana fa sulla crescita nel primo trimestre del 2015 è dello 0,1%, la Confindustria è stata più “generosa” parlando di +0,2%. Ha inciso su queste previsioni non esaltanti la gelata della produzione industriale nel mese di gennaio, -0,7%.

E pensare che il momento attuale favorisce la crescita economica e rappresenta una congiuntura del tutto particolare, come abbiamo avuto modo di sottolineare più volte: il prezzo del petrolio basso, il cambio euro dollaro più equilibrato che favorisce il nostro export, il quantitative easing della BCE con un’iniezione di liquidità senza precedenti, lo spread sotto controllo, che qualche settimana fa ha raggiunto i minimi dal 2010 e che ora si attesta sui 110 punti circa.

L’unica vera novità che non ha avuto ancora impatti positivi sui consumi è stata quella degli 80 euro in più in busta paga per i lavoratori dipendenti, un’operazione fatta aumentando il debito.

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