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Accendiamo la #nottedeimusei per un anno intero

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La notte dei musei un effetto positivo lo ha generato, perché capace di creare attenzione da parte del pubblico e dei mezzi di stampa sul tema della cultura e della fruizione del patrimonio.

Ma possiamo accontentarci di una notte? Di un evento che, per una notte, fa dimenticare i problemi legati alla scarsità di risorse, all’assenza di una strategia nazionale, alla necessità di saper curare e investire sul patrimonio culturale e ambientale?

Passata la notte restano gli stessi problemi e gli stessi allarmi che, nei mesi scorsi Federculture ha indicato nel proprio Rapporto 2014: 39 italiani su cento (con un aumento del 3,7% rispetto al 2012) che non hanno partecipato ad alcuna attività culturale nel corso del 2013; 57% degli italiani che non leggono nemmeno un libro all’anno.

“Con la cultura non si mangia” divenne il leit motive che ispirò politiche di tagli e di marginalizzazione dell’impegno dello Stato per tutelare la cultura, l’arte e il paesaggio, disattendendo gli obiettivi indicati dalla Costituzione, con l’articolo 9.

Ancora oggi si avverte l’insofferenza per vincoli e obblighi di salvaguardia che vengono imposi per tutelare e salvaguardare i beni comuni intesi, in questo senso, nella disponibilità di beni archeologici, storici, artistici e ambientali.

Per un Colosseo che riesce, con qualche incertezza, a garantire l’apertura straordinaria il 17 maggio quanti sono i musei, gli archivi, i siti archeologici che restano chiusi e in condizioni precarie tutti i giorni e tutte le notti dell’anno?

Si concentra l’attenzione sul caso isolato, che si tratti, una volta del crollo di un muro a Pompei o dell’abbandono della Reggia di Carditello, ma si dimenticano la miriade di beni culturali e artistici che vivono, quotidianamente, la situazione sofferente della carenza di mezzi e personale.

Anche in questo caso c’è un deficit di visione e di programmazione: sono una minima parte i musei che mettono a disposizione dei visitatori applicazioni per tablet e smartphone. L’innovazione richiede una capacità diversa, per promuovere e rendere fruibile il patrimonio: si cerca di inseguire l’evento, la mostra pubblicizzata e separata dal contesto piuttosto che valorizzare l’esperienza di visita di un luogo.

Investire in cultura sembra essere la cosa più difficile e, ogni volta che non si decidono tagli ulteriori, lo si fa con poca lungimiranza, con debolezza e non percependo le potenzialità di simili opportunità. D’altronde questo è lo stesso Paese dove si decide che sia inutile insegnare storia dell’arte nelle scuole, lasciando l’arte in un ambito di aleatorietà, marginale e approssimativo.

Ne abbiamo scritto nei giorni scorsi: se manca il contesto è complicato attendersi che le cose cambino e gli investimenti permettano di creare innovazione e sviluppo. Da tempo si parla di “giacimenti culturali” di turismo come volano per la crescita, di tutela del brand Italia: ma di tutto ciò, tradotto in politiche concrete, si trova ben poco.

Restano la precarietà e l’incertezza: dopo la notte dovrebbe sorgere il giorno, portando la capacità di programmare risorse e obiettivi, comprendendo la necessità di introdurre elementi di innovazione, adottando modelli di partnership pubblico/privato, restituendo dignità a chi lavora e si impegna per la tutela del patrimonio culturale.

 

 

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