Mentre in Italia le nuove disposizioni a tutela dei fanciulli sono state finora ignorate dalle grandi piattaforme del porno, con l’Agcom che s’accontenta al momento di bloccare l’accesso ai soli siti gestiti da aziende con sede nel territorio nazionale (i primi, interdetti proprio nella giornata di ieri agli internauti che si collegano dal nostro Paese, sono stati www[.]giochipremium[.]com e www[.]hentai-ita[.]net gestiti dalla società Onlab S.R.L.S), un aiuto insperato alle nostrana Autorità per le garanzie nelle comunicazioni potrebbe giungere da Bruxelles.
BRUXELLES BACCHETTA I SITI PORNO
La Commissione europea ha infatti stabilito, in via preliminare, che alcune tra le più grandi piattaforme per adulti non rispettano gli obblighi previsti dalla Digital Services Act in materia di tutela dei minori. Nel dettaglio, i portali che si spartiscono la maggior parte del traffico – Pornhub, Stripchat, XNXX e XVideos – non avrebbero identificato e valutato in modo adeguato i rischi legati all’accesso dei minori a contenuti pornografici.
SUL PORNO ONLINE LA UE SI E’ SVEGLIATA UN PO’ TARDI?
In altri termini, i siti porno maggiormente trafficati avrebbero bellamente ignorato non solo le disposizioni nazionali dei singoli Stati, come l’Italia, ma pure quelle europee, collegate al Dsa. E ora la situazione per i giganti della Rete potrebbe farsi scivolosa perché a muoversi potrebbe presto essere l’Unione europea.
“Nessun bambino dovrebbe essere a un solo clic da contenuti dannosi” ha dichiarato la vicepresidente Henna Virkkunen, sottolineando che la tutela dei minori nello spazio digitale rappresenta un diritto fondamentale, benché scoperto tardivamente dalla Ue, visto che su Internet il porno è sempre stato facilmente raggiungibile anche gratis (un fatto che ha messo in crisi anni fa un’intera industria che prima invece basava il proprio business sulla commercializzazione delle riviste e delle VHS a luci rosse).
COSA CHIEDE LA UE
Entro la fine dell’anno i siti porno dovranno dunque abbandonare i pop-up con le autodichiarazioni sulla maggiore età – aggirabili da chiunque con un clic – per trovare soluzioni che permettano l’accesso solo ai maggiorenni (col rischio, paventato proprio dai gestori del materiale pornografico, che i minorenni continuino comunque ad accedere alle piattaforme, conoscendo più degli adulti gli strumenti che falsificano la provenienza geografica).
Naturalmente sarà anche da tenere in debita considerazione la privacy degli internauti maggiorenni interessati a godersi immagini e filmini a luci rosse: i loro dati non potranno essere raccolti e dovranno essere usati secondo le norme della Gdpr. Ma i siti porno temono comunque una massiccia fuga dell’utenza, che potrebbe avvertire il rischio di sentirsi schedata.
COSA RISCHIANO I SITI PORNO
La Ue comunque è battagliera: “Faremo in modo che queste piattaforme rispettino i loro obblighi o ne subiscano le conseguenze”. Se le violazioni preliminari dovessero essere confermate al termine del procedimento, le piattaforme potrebbero incorrere in sanzioni significative, fino al 6% del fatturato annuo globale. Una minaccia che quasi certamente spingerà la quasi totalità dei siti porno a scudare l’accesso secondo quanto previsto dalle normi a tutela degli internauti minorenni.




