L’Università Telematica Pegaso, secondo i dati forniti ieri dall’area studi di Mediobanca, si è affermata come una delle realtà più rilevanti nel panorama accademico italiano, raggiungendo nel 2024 la quota di 111.825 iscritti, cifra che la posiziona come il secondo ateneo nazionale per numero di studenti subito dopo La Sapienza di Roma. L’istituto digitale privato, che detiene una quota del 33,1% del mercato telematico, ha registrato proventi operativi per 333,1 milioni di euro e un’eccezionale redditività con un rapporto tra risultato operativo e proventi del 51%.
Tuttavia, a fronte di queste performance economiche, emergono numerose segnalazioni di insoddisfazione da parte degli studenti riguardanti la qualità della didattica, i costi accessori e l’efficienza dell’assistenza tecnica.
I NUMERI DEL GRUPPO MULTIVERSITY E DI PEGASO
Pegaso fa parte del polo universitario Multiversity, controllato dai fondi CVC Partners, che aggrega anche Universitas Mercatorum e l’Università San Raffaele di Roma, per un totale di oltre 197mila iscritti. L’intero gruppo Multiversity, riferisce il report “Il sistema universitario in Italia. Dati dal cruscotto Anvur” dell’Area Studi di Mediobanca pubblicato ieri, ha generato nel 2024 proventi operativi per 511,2 milioni di euro, segnando una crescita del 283,2% rispetto al 2019.
La sola Pegaso ha visto i propri proventi crescere del 165,5% nell’arco del quinquennio 2019-2024, mantenendo un risultato d’esercizio medio pari al 33,6% dei ricavi operativi.
Il modello di business delle telematiche si conferma estremamente scalabile: a fronte di un costo operativo per iscritto di 1.839 euro, sensibilmente inferiore agli 8.186 euro degli atenei statali, Pegaso e le altre università digitali riescono a generare un risultato operativo per studente di 927 euro.

DOCENTI PIÙ GIOVANI MA PRECARI E SOVRACCARICHI…
Il corpo docente delle università telematiche presenta alcune caratteristiche particolari. L’età media è di 46,1 anni rispetto ai 51,1 anni delle università statali e la composizione del personale di ruolo vede una limitata rappresentatività dei professori di prima fascia, pari al 16,6%, mentre i ricercatori a tempo determinato raggiungono il 35,8%. Il rapporto tra iscritti e docenti di ruolo è di 288,5 unità, un dato drasticamente superiore alle 26,8 unità registrate negli atenei pubblici.
…E LE SUE CONSEGUENZE
Tale struttura organizzativa provoca il malcontento tra gli studenti che in un gruppo su Facebook condividono le proprie esperienze non sempre positive. Alcuni di loro infatti criticano la modalità di erogazione delle lezioni, un utente per esempio scrive: “Che senso ha pagare una università che eroga videolezioni dove i professori leggono esattamente le slide? 2.500€+ per vedere i professori leggere è aberrante”.
Di contro, altre testimonianze sottolineano la soggettività dell’esperienza, rilevando che “Dipende molto dal professore, da materia a materia cambia… ho visto videolezioni egregiamente portate avanti da professori davvero bravi e competenti!”.
CRITICITÀ TECNICHE E GESTIONE DEGLI ESAMI
Anche le piattaforme digitali e l’assistenza agli studenti sono al centro di numerose contestazioni legate a malfunzionamenti ricorrenti. Una studentessa descrive così la propria esperienza iniziale: “Sono iscritta da un mese, ma mi sto trovando davvero malissimo. Ho avuto problemi tecnici con i corsi e con l’accesso a un esame, aperto ticket inutilmente”.
Le problematiche tecniche sembrano influenzare anche il regolare svolgimento delle prove di verifica, con segnalazioni di questo tenore: “Non è possibile che non riesco a concluderlo per problemi di rete per la terza volta!!! Così perderò tutte le prenotazioni a disposizione”. A questo fa eco un commento con scritto: “Se hai la possibilità cambia [università]… io sono all’ultimo anno e non vedo l’ora di finire… sono esausta!”.
Altri utenti lamentano invece i criteri di valutazione o le procedure di annullamento degli esami poco chiare, sostenendo che “stanno bocciando un sacco di persone annullando esami andati bene con le più svariate scuse…al momento vanno di moda i pop up fantasma non cliccati a dir loro”. Alcuni implorano il ritorno a esami in presenza con carta e penna.
Di contro c’è chi esalta la piattaforma affermando che “è di una intuitività e facilitas disarmante” e non risparmia offese: “Certo che… il livello intellettuale degli studenti medi attuali è davvero infimo, se si trova difficoltà nell’utilizzo della piattaforma della Pegaso”.
COSTI ACCESSORI E ASSISTENZA AMMINISTRATIVA
Oltre alle rette annuali, gli studenti pongono l’accento sull’onerosità dei servizi di segreteria e dei contributi per il conseguimento del titolo. Una testimonianza riporta la richiesta di “350€ di contributo finale per laurearsi, + 200€ per la pergamena. Totale 550€”, aggiungendo che “è tutto eccessivamente costoso e neanche lontanamente rapportato alla (pessima) qualità del servizio”.
Permane inoltre il timore di dover versare somme ingenti anche in caso di rinuncia agli studi, con utenti che si domandano se debbano “comunque buttare via altri 2.600 euro per saldare l’anno” nonostante i disservizi. La qualità del supporto amministrativo è ulteriormente messa in discussione da chi si dichiara esausto poiché “quando chiami la segreteria nemmeno loro ti sanno rispondere”.
I dati ufficiali, osserva l’Area Studi di Mediobanca, indicano d’altra parte che il 23,1% degli iscritti alle telematiche risulta inattivo, ovvero non ha acquisito alcun credito formativo nell’anno di riferimento, una quota doppia rispetto agli atenei statali.







