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Nasce YouTube Channel? Così la piattaforma si trasforma in hub di canali on demand

Google Agcom Youtube

YouTube starebbe studiando un modello cross platform che la trasformi in intermediario tra streamer e abbonati. La piattaforma video metterebbe a disposizione la struttura e 2 miliardi di utenti, mentre i partner commerciali i contenuti da vedere a pagamento. Tutti i dettagli

 

Di acqua, sotto ai ponti, ne è passata parecchia da quando, ormai 17 anni fa, Jawed Karim più che fondare una compagnia destinata a fatturare oltre 20 miliardi di dollari l’anno, semplicemente metteva in pratica l’idea di creare un luogo in cui caricare video e slide di foto, pubblicando l’ormai noto filmatino casereccio “Me At The Zoo”, che vedeva appunto Karim, allora ventisettenne, in posa davanti alle gabbie degli animali.

LA NASCITA DI YOUTUBE

Potrà sembrare strano, ma nel 2005 il web era un posto ancora estremamente primitivo. Stavano nascendo i primi blog (i primissimi in realtà circolavano dal 1998, ma non avevano molti contenuti), che col loro successo trasformeranno proprio in quegli anni la Rete da luogo di semplice fruizione passiva di contenuti creati da altri (in genere grandi gruppi editoriali) a luogo di condivisione dei propri.

Da lì l’esigenza di iniziare a condividere foto e soprattutto filmati, sebbene in quel periodo non fosse affatto così agevole trasmetterli sul Web (occorreva riversarli su PC, usando vari sistemi esterni di archiviazione della memoria) e soprattutto i più avessero l’ostacolo di una connessione parecchio lenta. Non parliamo poi di come fosse, in quegli anni, la situazione della banda in Italia, con tanti, troppi utenti che sentivano ronzare ancora i propri modem 56k a ogni connessione.

MANCAVA UN POSTO DOVE CARICARE I PROPRI VIDEO…

Questo, insomma, lo spaccato della situazione del Web nel “lontano” 2005, un Web che non aveva ancora, tra i suoi nodi, Facebook e Youtube, appunto. Sulla natura della “mela caduta in testa” per accendere la proverbiale lampadina, i tre co-founder della piattaforma, Jawed Karim, Chad Hurley e Steve Chen hanno fornito versioni differenti: secondo una di queste YouTube sarebbe nato dopo una festa, per condividere i video girati con gli amici senza dover usare supporti fisici per passarseli tra loro; mentre un’altra vedrebbe la genesi dell’azienda affondare le radici nella volontà di condividere tutto il materiale video esistente su un evento che all’epoca sconvolse il mondo: lo tsunami del 26 dicembre del 2004. Comunque siano andate le cose, qualche mese di lavoro intenso – ma pur sempre part time – e i tre, il 23 aprile del 2005, riuscivano infine nell’intento di pubblicare il primo video, ovviamente in bassa risoluzione di una durata risibile: 18 secondi.

IL SUCCESSO DI YOUTUBE E L’ACQUISTO DI GOOGLE

In breve il fenomeno YouTube sarebbe praticamente deflagrato nelle mani dei suoi autori, che si ritrovarono a gestire una mole crescente di contenuti caricati dagli utenti che richiedeva non solo sempre più server, ma soprattutto un costante controllo sia per non incorrere in violazioni dei diritti d’autore (ancora fino a poco tempo fa, soprattutto in Italia, la piattaforma conteneva tantissimi film completi e numerose registrazioni integrali di trasmissioni televisive del passato che hanno fatto fioccare numerose cause: su tutte quella quasi decennale intentata da Mediaset, conclusa infine con un accordo extragiudiziale), sia per evitare la diffusione di contenuti di natura sessuale, diffamatoria o lesiva, come i famosi filmati di adolescenti suicidi che fecero parecchio clamore.

Leggi anche: Perché la Russia ha multato (ancora) Google

Per questo l’acquisto, nel 2006, per 1,65 miliardi di dollari da parte di Alphabet, società dietro Google, fu provvidenziale per dotare la piattaforma delle risorse necessarie per reggere l’estro creativo dei suoi utenti. Oggi, per esempio, tutti i controlli di cui sopra vengono effettuati da algoritmi piuttosto sofisticati, in grado di riconoscere quando un contenuto, video o musicale, viola il copyright (ecco perché alcuni film sono pubblicati con immagini capovolte e presentano un audio falsato da una forte eco) senza richiedere l’intervento di personale qualificato.

VERSO LA NUOVA YOUTUBE?

E ora c’è la possibilità, per Youtube, di trasformarsi ancora. Non che i cambi di pelle siano mai mancati: non dimentichiamo, difatti, l’apertura a servizi a pagamento, la totale (o quasi) eliminazione di contenuti coperti da copyright sostituiti dalla possibilità di acquistare o noleggiare film per via legale, ma secondo quanto riporta il Wall Street Journal, si tratterebbe di un passo definitivo, che la porterebbe a scontrarsi direttamente con Amazon, Apple, Roku, giusto per citare i player maggiori.

UNA SOLUZIONE WIN WIN PER PIATTAFORMA E PARTNER

Secondo quanto trapela, YouTube nella sua trasformazione ad hub di canali diverrebbe l’intermediario tra streamer e abbonati e, in quanto tale, richiederebbe una percentuale della quota di abbonamento. Una mossa teoricamente win – win sia per YouTube sia per i suoi partner commerciali: la piattaforma, difatti, non dovrebbe investire un solo centesimo per la realizzazione di contenuti esclusivi (il cui costo è ormai fuori controllo, se si pensa al fatto che Amazon solo per la ventura prima serie sul Signore degli Anelli – Gli Anelli del potere, ha speso qualcosa come 465 milioni di dollari del miliardo accantonato per realizzarla) che poi finiscono inevitabilmente per ricadere sul costo degli abbonamenti (ne sanno qualcosa gli utenti Netflix), mentre chi deciderà di servirsi di quella infrastruttura dovrà concentrarsi esclusivamente sugli show da mandare in onda, risparmiandosi le preoccupazioni afferenti alla parte tecnica.

C’è un esempio di questi giorni che può essere utile a comprendere l’intelligenza dell’operazione: i disservizi Dazn. I problemi che hanno afflitto la prima giornata di Campionato hanno nuovamente dimostrato che la startup innovativa è cresciuta troppo e troppo rapidamente senza riuscire a mettere assieme l’infrastruttura necessaria, che finora era sempre stato il motivo principale per il quale il mercato stagnava in situazioni di monopolio, con pochi competitor in grado di assicurare un simile servizio. Tuttavia, se Dazn si affidasse a YouTube, potrebbe contare su una infrastruttura già esistente e rodata, che ha alle spalle le risorse infinite di Google e che dunque non corre il rischio di crashare sul più bello. E comunque, in quel caso, Dazn si potrebbe rivalere su YouTube, scrollandosi di dosso il rischio di spendere un capitale per rimborsare i propri utenti.

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