Glovo, tra i principali attori nel mondo delle consegne a domicilio, comunica di aver intrapreso un percorso virtuoso per lasciarsi alle spalle le accuse di presunto caporalato che le erano state mosse dalla Procura di Milano.
IL COMMISSARIAMENTO A FEBBRAIO
Per questa accusa il Tribunale del capoluogo lombardo lo scorso febbraio aveva imposto il commissariamento. alla sua filiale italiana, Foodinho srl. La società spagnola, la cui controllata è in Germania, non farà insomma come Uber Eats, che – aggiunge maliziosamente Il Sole24Ore – aveva lasciato il nostro Paese a seguito della richiesta di regolarizzare i rider, impegnandosi a migliorare le condizioni di lavoro dei ciclofattorini.
LE ACCUSE A GLOVO
Ma torniamo alle accuse di presunto caporalato mosse contro Foodinho – Glovo. Al centro di tutto la contrattualistica di 40mila rider, i ciclofattorini emblema della gig economy, che secondo quanto si leggerebbe negli atti avrebbero avuto una retribuzione in alcuni casi “inferiore fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e inferiore fino all’81,62% rispetto alla contrattazione collettiva, somma che sicuramente non è proporzionata né alla qualità né alla quantità del lavoro prestato”.
GLI IMPEGNI DELLA AZIENDA
Per uscire dal commissariamento, l’azienda ha assunto nei confronti dei rider diversi impegni. Dal prossimo primo giugno 2026 ai ciclofattorini di Glovo – Foodinho verrà corrisposto un aumento del minimo orario lordo a 14 euro l’ora (e 3 euro a consegna) contro i 10 euro previsti oggi dal contratto collettivo nazionale di Assodelivery siglato con l’Ugl, contestato dal procuratore Paolo Storari perché non sarebbe rispettoso della dignità dei lavoratori.
VERSO UN NUOVO CONTRATTO COLLETTIVO?
Il contratto di Assodelivery e di Ugl verranno di fatto abbandonati. E l’azienda ha assunto pure l’impegno concreto a trattare subito con i sindacati (ieri si è svolto il primo incontro) la stipula di un nuovo contratto collettivo di lavoro che sia in regola anche con le norme di rango costituzionale sulla dignità del lavoro.
La misura tampone prevede insomma un totale di 200 euro in più al mese a fronte di un monte ore invariato, s’intende. Glovo si è poi impegnata a corrispondere ai rider, a partire dalla data del controllo giudiziario, un aumento retroattivo del corrispettivo minimo per proposta di ordine non inferiore ai 3 euro lordi, come forma di recupero del pregresso, per un totale di tre mensilità.
Inoltre, il “tempo effettivo di consegna calmierato” verrà calcolato secondo nuove regole, anche attraverso rapporti tra la distanza tra il punto di accettazione dell’ordine e il punto di ritiro, la mediana delle velocità dei corrieri differenziate per tipo di veicolo, e il tempo di attesa presso il ristorante o il punto vendita con un tetto massimo pari al tempo medio. Infine, l’azienda garantisce che da giugno verificherà la conformità della bicicletta agli standard di sicurezza previsti dal Codice della strada.
Misure che avrebbero incassato l’ok dai procuratori con la possibilità concreta, dunque, che s’arrivi alla fine del caporalato giudiziario quando verranno concretamente poste in essere.
L’ALTRO FASCICOLO SULLA SCRIVANIA DEI PM
Ma questo non era il solo dossier sulle scrivanie dei procuratori meneghini, mai così attivi sul fronte della tutela dei diritti dei lavoratori come nell’ultimo triennio. Un fascicolo analogo, si ricorderà, è stato aperto sempre a inizio anno nei confronti di Deliveroo Italy, accusata del presunto sfruttamento di 3mila rider solo nel Milanese e di 20mila in tutta Italia, con compensi “in alcuni casi inferiori fino a circa il 90%” rispetto sia alla soglia di povertà sia alla contrattazione collettiva. Anche in questo caso, da quanto si apprende, sarebbero in corso trattative carsiche tra l’azienda e i magistrati per addivenire a una soluzione analoga.







