Skip to content

deliveroo

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Dopo Glovo la procura di Milano si mette in scia a Deliveroo: controllo giudiziario

Lo strumento di intervento prevede che l’amministratore giudiziario affianchi l’imprenditore nella gestione dell’azienda. Notificati anche ordini di consegna di documenti a sette società che si servono dei rider: Mc Donald’s, Burger king, Original Bucket - Kentucky Fried Chicken, Poke House, Carrefour, Esselunga e Crai

Come per la moda, dove i casi di caporalato portati avanti dalla Procura di Milano sono aumentati esponenzialmente dopo un timido avvio, anche nell’attività del food delivery si potrebbe assistere a un avanzamento simile: dopo Glovo, anche Deliveroo Italy finisce sotto il controllo giudiziario con l’accusa, da parte dei medesimi procuratori, di aver sfruttato 3mila rider a Milano e 20mila in tutta Italia “approfittando dello stato di bisogno”. La società e il suo amministratore unico sono indagati, si legge sull’ANSA.

SFRUTTATI ANCHE I RIDER DI DELIVEROO?

Il quadro delineato dagli accertamenti dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, secondo quanto aggiunge SkyTG24, descrive una politica aziendale che “rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità’. Lo sfruttamento, si legge nel provvedimento, sarebbe ‘perpetrato da anni’, configurando una situazione di illegalità che deve ‘cessare al più presto’. Per questo la Procura, guidata da Marcello Viola, ha disposto la nomina di un amministratore giudiziario, Massimiliano Poppi, con il compito di avviare la regolarizzazione dei lavoratori e vigilare sulle pratiche aziendali di Deliveroo Italy”.

La filiale Deliveroo Italy è controllata dalla scorsa estate dall’americana Doordash attraverso la Deliveroo Limited che ha sede in Gran Bretagna. Quest’ultima controlla direttamente con una quota più piccola Deliveroo Italy; il resto attraverso la società inglese Roofoods.

LA TUTELA DI RANGO COSTITUZIONALE

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti pubblicate sul Sole24Ore, la retribuzione dei ciclofattorini sarebbe inferiore fino al 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva. Una situazione da tutelare, come con Glovo, evocando persino l’articolo 36 della Costituzione (retribuzione proporzionata) e il diritto a un lavoro che rispetti la dignità della persona.

“Nell’inchiesta – dettaglia il quotidiano di Confindustria – sono state esaminate le dichiarazioni di oltre 50 rider, da cui è emerso un quadro omogeneo nel quale il lavoro non è chiaramente gestito in modo autonomo, ma del tutto incardinato nella piattaforma digitale Deliveroo. La contestazione è che si tratti di un lavoro dipendente in tutto e per tutto, ma senza le dovute tutele, oltre ad essere pagato pochissimo e senza coperture in caso di rischi per la salute”.

LE SETTE AZIENDE CHE SI SERVONO DEI RIDER

Lo strumento di intervento prevede che l’amministratore giudiziario affianchi l’imprenditore nella gestione dell’azienda. Notificati anche ordini di consegna di documenti a sette società che si servono dei rider: Mc Donald’s, Burger king, Original Bucket – Kentucky Fried Chicken, Poke House, Carrefour, Esselunga e Crai.

Torna su